La rivoluzione gentile

La rivoluzione gentile – Come Chiara Ferragni ha cambiato il nostro tempo di Gian Mario AnselmiPiemme 2024 – Disponibile dal 6 febbraio 2024

Cosa spinge un professore di letteratura italiana, studioso di Rinascimento, a occuparsi del fenomeno generazionale e social più dirompente e discusso degli ultimi anni? Chiara Ferragni, al di là di ogni giudizio o pregiudizio personale, è stata un accadimento “rivoluzionario”, figlio di un tempo nuovo, e ha segnato e continua a segnare un’epoca di nuove forme di narrazione, nuove tecnologie e nuovi linguaggi. In fondo, Chiara Ferragni, oltre a promuovere il suo business, rappresenta essa stessa una mutazione antropologica, parla di questioni attuali e dirimenti e riesce a sensibilizzare l’opinione pubblica − i suoi follower ma non solo −più di quanto facciano gli intellettuali, tradizionalmente intesi, o i politici. La rivoluzione gentile racconta il fenomeno attraverso analisi comparate serie, oltre il gossip, dal cinema alle serie tv, dalla letteratura all’arte figurativa, che tengono insieme l’alto e il basso, il simbolico, Umberto Eco, Italo Calvino, la leggerezza, la pubblicità, le storie di Instagram, la maternità, Fedez, la musica, la malattia, la politica, l’amore per gli animali, i rischi e i vantaggi dell’esposizione social.

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Leggi l’articolo “Gian Mario Anselmi, il professore che adora Chiara Ferragni: «Il pandoro? Lei è in buona fede. Resta un mito»” a questo link

DaJane Austen a Chiara Ferragni. Da Orgoglio e pregiudizio a Come diventare un’imprenditrice digitale. Ovvero la lunga via delle intelligenze femminili, sapendo che Fedez al digitale non vale 80 anni dopo il tempo e i tempi di Walter Benjamin e Bertolt Brecht alla radio: la tecnica è sempre una cosa seria. Gian Mario Anselmi, italianista dell’università di Bologna, discepolo di Ezio Raimondi, tenta una impresa di forte rischio: raccontare nel fascino e nelle astuzie la professionalità della Signora Influencer più famosa e, in questo momento, più inguaiata. «Chiara Ferragni credo sia in buona fede – dice – Della storia del pandoro ho letto sui giornali. Credo si risolverà. Io comunque avevo cominciato a scrivere ben prima e con la casa editrice siamo andati avanti». Il suo libro arriva però nel momento meno fortunato nella carriera dell’imprenditrice: La rivoluzione gentile. Come Chiara Ferragni ha cambiato il nostro tempo, lo pubblica Piemme, esce il 6 febbraio.

«È il mio idolo»

È un’opera pensata da uno studioso che per raccontare l’importanza della cultura del nostro Paese cita anche il regista postmoderno Tim Burton. «Come studioso delle forme narrative – dice il professore dell’Alma Mater – non sopporto gli snob, le puzze sotto al naso. Ferragni è stata abilissima a usare fin dall’inizio Instagram come strumento autobiografico e narrativo. I social non sono cattivi, dipende come li usi. Per il resto si vedrà». Di Ferragni non ha il numero di telefono, con lei ci sono solo alcune foto fatte questa estate in una profumeria bolognese che aveva distribuito buoni premi per assistere a una premiazione con Chiara e avere l’opportunità di incontrarla. «È il mio idolo. Mia figlia ha vinto, io ci sono andato al suo posto» dice il professore, spiegando poi cosa è «l’idolo».

 La «Ferragnologia»

Lo aveva già fatto nel libro precedente The White Mirror. Ferragni era già apparsa un paio di anni fa in un suo saggio: L’infinito narrare nel nuovo Millennio: il gioco della letteratura. «Il sistema narrativo è complesso e multiforme. Proprio per le stupefacenti innovazioni informatiche e tecnologiche è in grado di ampliare a dismisura il nostro desiderio infantile e al tempo stesso adulto di storie. Il libro, tradizionalmente inteso è solo uno dei tanti attori in campo. Il narrare, specie autobiografico, è alla base del successo di molti social a partire da Instagram che è stata in questo senso la piattaforma di lancio di tanti influencer dei nostri giorni, prima fra tutti Chiara Ferragni». L’influencer come La fenomenologia di Mike Buongiorno con cui nel 1961 Umberto Eco sdoganò le variegate ricchezze della tv. La ferragnologia di Anselmi parte da lontano, con l’idea di servire per i giovani ad andare lontano.

Da Jane Austen a Erin Doom

Il professore ordinario di letteratura italiana, già presidente dell’Istituto Gramsci e di molto altro ancora, snocciola una narrazione continua, che muta e si tramanda nei secoli. Con donne come idoli. «Da bimbo ero innamorato di Virna Lisi giovanissima in Ottocento, teleromanzo in bianco e nero di Anton Giulio Majano in Rai. Jane Austen è l’archetipo della letteratura sentimentale. Su Book Tok, il Tik Tok dei libri, è stato indicato Orgoglio e Pregiudizio come riferimento dai ragazzi di adesso».
A 77 anni l’accademico è instancabile viaggiatore di piattaforme. «Le scoprii nel 2012, quando morì mia moglie e non riuscivo più a tornare alle solite cose». Arriva a Ferragni dalle serie tv. Spazia da Carolina Invernizio («che Gramsci leggeva per capire la società italiana») alle attualissime Erin Doom, Edith Layton, Felicia Kinsley, A.J. Foster, «tutte italiane, di queste parti», regine del libro online che poi «scoprono gli editori e diventa di carta», come per Francesco Sole. «Hanno cominciato sulle piattaforme, si sono costruite il successo da sole». Da Omero, al digitale. Libri tradotti in inglese nelle piattaforme. «I ragazzi sono diversi da noi. La loro cultura si forma per molte strade. Bologna è stata la città di Beniamino Andreatta. Ora di sua figlia Tinny, la prima a capire la potenza delle fiction».