Le poesie di Gianni Rodari

Riprendiamo per un attimo la nostra i-settimana dedicata alla letteratura per l’infanzia e per la gioventù: non potevano mancare le filastrocche di Gianni Rodari…
Vi proponiamo la nostra selezione.

La redazione di i-libri.com

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Mi ha fatto la mia mamma

Persone male informate
O più bugiarde del diavolo
Dicono che tu sei nato
Sotto a una foglia di cavolo!

Altri maligni invece
Sostengono senza vergogna
Che sei venuto al mondo
A bordo di una cicogna!

Se mamma ti ha comperato
Come taluni pretendono
Dimmi: dov’è il negozio
Dove i bambini si vendono?

Tali notizie sono
Prive di fondamento:
Ti ha fatto la tua mamma
E devi essere contento!

Girotondo di tutto il mondo

Filastrocca per tutti i bambini,
per gli italiani e gli abissini,
per i russi e per gli inglesi,
gli americani ed i francesi,
per quelli neri come il carbone,
per quelli rossi come il mattone,
per quelli gialli che stanno in Cina,
dove è sera se qui è mattina,
per quelli che stanno in mezzo ai ghiacci
e dormono dentro un sacco di stracci,
per quelli che stanno nella foresta
dove le scimmie fan sempre festa,
per quelli che stanno di qua o di là,
in campagna od in città,
per i bambini di tutto il mondo
che fanno un grande girotondo,
con le mani nelle mani,
sui paralleli e sui meridiani.

Bambini e bambole

La mia bambina ha una bambola,
e la sua bambola ha tutto:
il letto, la carrozzina,
i mobili di cucina,
e chicchere, e posate, e scodelle,
e un armadio con i vestiti
sulle stampelle, in folla,
e un’automobile a molla
con la quale
passeggia per il corridoio
quando le scarpe le fanno male.
La mia bambina ha una bambola,
e la sua bambola ha tutto,
perfino altre bamboline
più piccoline,
anche loro con le loro scodelline,
chiccherine, posatine eccetera.
E questa è una storiella divertente
ma solo un poco, perché
ci sono bambole che hanno tutto
e bambini che non hanno niente.

Giovannino perdigiorno

Giovannino Perdigiorno
ha perso il tram di mezzogiorno,
ha perso la voce,
l’appetito,
ha perso la voglia di alzare un dito,
ha perso il turno,
ha perso la quota,
ha perso la testa (ma era vuota),
ha perso le staffe,
ha perso l’ombrello,
ha perso la chiave del cancello,
ha perso la foglia,
ha perso la via:
tutto è perduto fuorchè l’allegria.

Un bambino al guinzaglio

Ho visto un bambino
al guinzaglio
come un piccolo cane.
Un gatto lo guardava
meravigliato
agitando la coda
come una bandiera
di libertà.

Tutti gli animali

Mi piacerebbe un giorno
poter parlare
con tutti gli animali.
Che ve ne pare?

Chissà che discorsi geniali
sanno fare i cavalli,
che storie divertenti
conoscono i pappagalli,
i coccodrilli, i serpenti.

Una semplice gallina
che fa l’uovo ogni mattina
chissà cosa ci vuol dire
con il suo coccodè.

E l’elefante, così grande e grosso,
la deve saper lunga
più della sua proboscide:
ma chi lo capisce
quando barrisce?

Nemmeno il gatto
può dirci niente.
Domandagli come sta
non ti risponde affatto.
O – al massimo – fa “miao”,
che forse vuol dire “ciao”.

Castello di carta

C’era una volta il Re di Denari,
il più avaro di tutti gli avari.

Il suo castello era d’argento
era d’oro il pavimento,

i coppi del tetto eran diamanti,
al posto dei vetri smeraldi e brillanti,

le scale avevano i gradini
tempestati di rubini.

La Regina, Madama di Picche,
era la più ricca di tutte le ricche

e si vestiva di perle e turchesi
tutti i giorni di tutti i mesi.

Quei vestiti, potete capire,
erano pesi da morire,

così, per portare la Regina
il Re fece fare una portantina.

La reggevano quattri Fanti,
due di dietro e due davanti.

La Figlia del Re, la Donna di cuori,
s’innamorò del Fante di Fiori,

e una volta dal finestrino
gli fece un saluto col ditino:

lui si confuse, si emozionò,
la portantina si rovesciò.

Il cielo è di tutti

Qualcuno che la sa lunga
mi spieghi questo mistero:
il cielo è di tutti gli occhi
di ogni occhio è il cielo intero.

È mio, quando lo guardo.
È del vecchio, del bambino,
del re, dell’ortolano,
del poeta, dello spazzino.

Non c’è povero tanto povero
che non ne sia il padrone.
Il coniglio spaurito
ne ha quanto il leone.

Il cielo è di tutti gli occhi,
ed ogni occhio, se vuole,
si prende la luna intera,
le stelle comete, il sole.

Ogni occhio si prende ogni cosa
e non manca mai niente:
chi guarda il cielo per ultimo
non lo trova meno splendente.

Spiegatemi voi dunque,
in prosa od in versetti,
perché il cielo è uno solo
e la terra è tutta a pezzetti.

Il giorno più bello della storia

S’io fossi un fornaio
Vorrei cuocere un pane
Così grande da sfamare
Tutta, tutta la gente
Che non ha da mangiare
Un pane più grande del sole
Dorato profumato
Come le viole
Un pane così
Verrebbero a mangiarlo
Dall’India e dal Chilì
I poveri, i bambini
i vecchietti e gli uccellini
Sarà una data da studiare a memoria:
un giorno senza fame!
Il più bel giorno di tutta la storia.

Alla formica

Chiedo scusa alla favola antica,
se non mi piace l’avara formica.
Io sto dalla parte della cicala
che il più bel canto non vende, regala.

Filastrocca corta e matta

Filastrocca corta e matta,
il porto vuole sposare la porta,
la viola studia il violino,
il mulo dice: – Mio figlio è il mulino -;
la mela dice: – Mio nonno è il melone -;
il matto vuole essere un mattone,
e il più matto della terra
sapete che vuole? Fare la guerra!