Le stazioni del vento di Nicoletta Vinciguerra

“Le stazioni del vento” è un romanzo che narra di una guarigione a vari livelli: fisico, mentale e morale.

Nello scorrere delle pagine esce fuori il forte bisogno d’amore e d’amare che Vittoria ha e il forte desiderio di comprendere i “perché” di un amore che l’ha così rapita, fino al giorno in cui comprende che la soluzione migliore per entrambi sia quella di voltare pagina. Per riuscire in tutto questo deve solo trovare il bandolo della matassa della sua vita fatta da: carriera, figli, divorzio, malattia.

Il romanzo, narrato in prima persona in una sorta di dialogo interiore, è scritto in un linguaggio sciolto, composto di frasi brevi, che mostrano la ricerca di sinonimi e termini ad effetto che svelano il campo culturale dell’autrice. Inoltre, possiamo considerarlo arricchito da poesie riprese da un vecchio quaderno della madre, e da appunti scritti con un’amica per divertirsi a giocare con le parole.

Forse, è proprio grazie a questo stile che riusciamo a seguire Vittoria senza annoiarci come se stessimo ascoltando un’amica raccontarci le sue vicissitudini. E grazie a questo ci avviciniamo alla protagonista, ci appassioniamo alle sue vicende e speriamo, tifiamo per lei, affinché riesca a raggiungere felicità.

di Erica Angelini