Libri che diventano film: il confronto aperto

Sempre discusse le trasposizioni cinematografiche… Soprattutto quando si tratta di grandi classici o di libri particolarmente amati.

Si dice che, dopo aver letto il libro, guardare il film può essere utile solo per ricordare la tram e visualizzare le scene corali, perché i personaggi deludono sempre.

Ovvio… Ciascuno li immagina con caratteristiche differenti, seppur corrispondenti alle descrizioni dello scrittore: il viso meno tondo, i capelli leggermente più lunghi, lo sguardo più intelligente e così via.

Per intenderci: Winona Ryder sarà anche stata bravissima in “Piccole Donne” e Virna Lisi molto convincente in “Và dove ti porta il cuore”, ma Jo ed Olga ognuno di noi le vive a modo proprio e le costruisce mettendoci un po’ di sé.

Probabilmente, il primo passo per apprezzare davvero un film tratto da un libro è capire che il cinema e la carta stampata dialogano con la mente in un modo completamente ed inevitabilmente diverso: un film impatta, un libro coltiva.

Ci sono persone più felici di creare una scena con la fantasia, ed altre che vogliono utilizzare immagini, per così dire, preconfezionate. Oltre a ciò, gli stessi appassionati lettori a volte preferiscono rilassarsi appieno stravaccati sul divano e guardare senza elaborare, piuttosto che leggere, interpretare, capire e infine realizzare.

Quando è la medesima storia ad essere raccontata da un libro e da un film, è umano e spontaneo chiedersi: “Cos’è stato meglio?”.

Tuttavia, mi sovviene una domanda: quanto siamo influenzati dal fatto che il libro preceda il film? E se fosse la letteratura, per una volta, ad ispirarsi al cinema, le nostre percezioni sul tema cambierebbero?

Non so se esistano casi del genere… Comunque, in un certo senso, questa esperienza l’ho provata quando mi è capitato di guardare prima il film e solo dopo leggere il libro.

Si trattava di “Pomodori Verdi Fritti alla Fermata del Treno”, film che amo molto. Il libro di Fannie Flag, invece, non mi ha entusiasmata..

Sarà perché la mia Idgie ormai era Mary Stuart Masterson?

di Marika Piscitelli