Libri giapponesi

Libri giapponesi

Il fatto che il probabile movente per l’assassinio di Shinzo Abe sia di matrice politico-religiosa – forse legato alla condanna a morte del capo della setta Aum Shinrikyo, eseguita durante il governo Abe, appunto – mi ha resa sì meno paranoica (niente guerra globale) ma non meno dispiaciuta.

Ho cominciato a sentire parlare del Giappone quand’ero bambina, attraverso gli anime/cartoni animati, per continuare da adulta con le letture.

Il Giappone è un Paese fragile – terremoti, tsunami – e altrettanto meraviglioso, soprattutto unico: per la bellezza della natura, per la raffinatezza della cultura (senza negare che questa costringe spesso la donna nella figura della geisha, della nuora che si prende cura dei suoceri e dell’impiegata che al lavoro guadagna meno dei colleghi uomini).

Per celebrare il Giappone ho quindi chiamato a raccolta certi libri per qualche foto di gruppo. Alcuni sono assenti giustificati, o perché finiti in una pila di scatole, oppure perché venduti in tempi incerti; altri non ne hanno voluto sapere di scendere dagli alti scaffali della libreria, comunque mi hanno mandato saluti carichi di polvere.

Fra tutti ne ho scelti cinque:

Come lluna dietro lnuvole” racconta di un soggiorno dell’autrice, Carla Vasio, nel Paese del Sol Levante, intrecciandovi la storia della scrittrice ottocentesca Higuchi Ichiyo, narratrice della realtà dell’epoca;

Kitchen”, di Banana Yoshimoto, è un romanzo breve sulla solitudine e la famiglia, seguito dal racconto fantastico “Moonlight Shadow”, sull’attaccamento agli affetti perduti, tra atmosfere oniriche e febbricitanti;

La ragazza dello Sputnik”, di Haruki Murakami, è la storia di Sumire, aspirante scrittrice scomparsa chissà dove, narrata da un innamorato perso che segue le sue tracce, tra Grecia e Giappone, con l’aiuto della misteriosa Myū;

Il gatto venuto dal cielo”, di Hiraide Takashi, è in realtà una gatta, Chibi, che instaura buoni rapporti con una giovane coppia nuova del posto. Chibi è uno spirito libero, molto molto socievole;

Io sono ugatto” di Natsume Soseki: romanzo del 1905 di cui ho sospeso la lettura al primo intoppo (una scena troppo descrittiva) che riprenderò comunque. Non potrei abbandonarlo con un inizio tanto fantasioso:
“Io sono un gatto. Un nome ancora non ce l’ho”.

P.S.: Antonietta Pastore, traduttrice tra l’altro di “Io sono un gatto“, è autrice di “Nel Giappone delle donne” e di “Leggero il passo sui tatami“. Sarebbe bello se Einaudi Editore facesse una ristampa!

Testo
Roberta Emanuela