Libri regali

Libri regali

Charlotte Casiraghi, la figlia di Carolina di Monaco, è protagonista di un cortometraggio in cui racconta quali siano i suoi titoli preferiti e perché leggerli, durante l’estate, e i propri gusti in fatto di lettura.

I gusti espressi da Charlotte sono classici, utili suggerimenti a chi voglia immergersi nella buona letteratura durante l’estate. Eccoli qui, riassunti in dieci titoli che lei stessa ha recensito in un breve film:

  1. Rainer Maria RilkeLettere a un giovane poeta – Tra il 1903 e il 1908 Franz Xaver Kappus, un giovane allievo dell’accademia militare di Wiener Neustadt, inviò a Rainer Maria Rilke alcune sue prove poetiche. Ebbe così inizio un intenso carteggio: dal poeta maturo scaturisce una sorta di lezione fatta di consigli stilistici e, soprattutto, di insegnamenti spirituali. Rilke esorta Kappus a indagare se veramente lo scrivere sia per lui una necessità, gli indica il peso e la grandezza dell’essere artista, lo esorta alla solitudine come unico mezzo per giungere alla maturazione di sé. Ma soprattutto, prescindendo dal destinatario, si pone davanti a uno specchio straniante e rivelatore che lo aiuta ad analizzarsi e a definirsi.
  2. Baudelaire, I fiori del male – La prima edizione dei “Fiori del male” (giugno 1857) fu sottoposta a processo per oltraggio alla pubblica morale: sei poesie furono condannate ed espunte dal testo. Seguirono altre due edizioni, una nel 1861, l’altra, postuma, nel 1868. Il libro di Baudelaire, compendio ed emblema della poesia moderna, giunge, con intatta fragranza, nel cuore della nostra epoca. Dolce e atroce, nei suoi versi accoglie il profumo degli angeli e il suono della metropoli, la seduzione della bellezza e la miseria del declino, l’azzurro di lontananze inattingibili e il tedio della ripetizione. In un ventaglio straordinario di registri e di toni, dà forma al grido delle passioni e al gelo dell’esilio, alle ferite dell’amore e al sapere amaro del viaggio. La traduzione di Prete, con testo originale a fronte, è condotta all’ombra delle forme metriche baudelariane e del loro ritmo. In un lavoro ventennale, di testo in testo, il traduttore ha cercato ogni volta la forma che meglio potesse corrispondere con il testo originale e che fosse, allo stesso tempo, in sintonia con la tradizione poetica italiana, con la sua lingua. Una nuova traduzione di “Les Fleurs du mal”, condotta sulla più moderna edizione critica dell’opera di Charles Baudelaire, che tiene conto, per ricostruire la vicenda testuale, anche dei volumi della “Correspondance”.
  3. Marguerite Duras, L’Amante – Vincitore del premio Goncourt 1984. La storia d’amore di una francese quindicenne con un giovane miliardario cinese, sullo sfondo di un ritratto di famiglia, nell’Indocina degli anni trenta. Racconto di lucidità struggente, di terribile e dolce bellezza, “L’amante” trasfigura e risolve integralmente in una scrittura spoglia e intensa, il complice gioco che la memoria e l’oblio ricalcano sulla trama della vita.
  4. Anne Dufourmantelle, Elogio del rischio – Fare l’elogio del rischio in un’epoca che cerca prima di tutto la sicurezza, l’azzeramento dell’incertezza e ci inonda di previsioni, calcoli delle probabilità, scenari politici e finanziari, valutazioni psichiche, sondaggi…sembra un’impresa impossibile, controcorrente, destabilizzante. Ma proprio questo fa Anne Dufourmantelle: rimette, si può dire, le cose a posto, restituendo al rischio la sua valenza di occasione per riattivare la libertà di decidere, per aprire una linea d’orizzonte nuova e trovare una dimensione del tempo e della relazione non più schiava del controllo e della dipendenza. Perché il rischio di cui parla in questo libro non è certo la temerarietà, la scossa adrenalinica di chi gioca a dadi con la vita, ma, nelle sue stesse parole, una «piccola musica», un «meccanismo segreto» in grado di condurci davanti alla notte, all’ignoto, al desiderio, per riconquistare la vita vera. È il rischio di affrontare e riconoscere le nostre «passioni negative», le esperienze critiche che ritmano la nostra esistenza, di fronte alle quali di solito indietreggiamo, e un po’ moriamo. Perché spesso, per volerla proteggere troppo, finiamo per perderla, la vita. Quella vera, ricca di senso, di amore, di gioia. In brevi capitoli, con una scrittura che è la sua cifra personale, poetica e profonda, lancinante e delicata, Anne Dufourmantelle affronta «crisi» tra le più consuete e le più impegnative – la tristezza e la paura, la dipendenza, i traumi familiari e l’omologazione sociale, la solitudine e l’abbandono, i rimossi, le nevrosi – ben consapevole che superarle positivamente non è affatto facile. Ma, alla fine, prendersi il rischio della libertà interiore è prendersi il rischio di amare e di amarsi, di assaporare la vita come un dono quotidiano e aperto all’incognito, all’insperato.
  5. Michel de Montaigne, Raccolta completa dei saggi – I “Saggi” di Montaigne non sono un breviario di saggezza ben temperata, un prontuario di morale salutifera, ma lo specchio delle paure e delle difese di un essere che si scopre frammentario e diversificato. È infatti Montaigne stesso il soggetto di questo libro: soggetto mutevole, di cui appunto non l’essere si può descrivere, ma solo il passaggio, e un passaggio “di giorno in giorno, di minuto in minuto”, adattando la descrizione al momento. Con alcuni secoli di anticipo sulle ricerche della psicologia, Montaigne sperimenta come la personalità sia un aggregato provvisorio, incomprensibile e affascinante, di soggetti istantanei, un mosaico di io che variano secondo le contingenze. Non per nulla i “Saggi” sono un’opera in divenire, in continua trasformazione. I due libri consegnati al tipografo per la prima volta nel 1580 (e ristampati con alcune aggiunte nel 1582), nella successiva edizione del 1588 si trovano accresciuti d’un terzo libro, non solo, ma intarsiati di più di seicento addizioni: via via che l’io muta – senza peraltro rinnegare la sua forma precedente – l’opera, sosia dell’io, dovrà mimarne le metamorfosi. In edizione tascabile la nuova traduzione di Fausta Garavini, condotta sul testo stabilito da André Tournon e con un ricco apparato di commento, che fanno di questo volume un contributoper apprezzare la modernità della scrittura dei “Saggi”.
  6. Emily Dickinson, Tutte le poesie di Emily Dickinson – Il Meridiano presenta – per la prima volta in Italia e con il testo in inglese a fronte – tutte le poesie della Dickinson, tradotte da più interpreti (Silvio Raffo, Massimo Bacigalupo, Nadia Campana, Margherita Giudacci) proprio per sottolineare i diversi modi in cui le tonalità e le sfumature della sua poesia possono essere interpretate e restituite in un’altra lingua. L’antologia “Versioni d’autore” raccoglie saggi di traduzione di grandi voci poetiche: Montale, Montale-Cima, Giudici, Luzi, Amelia Rosselli e Cristina Campo. Eccezionali, per sapienza e scrittura, il saggio introduttivo e la cronologia firmati dall’americanista Marisa Bulgheroni.
  7. Marcelle Sauvageot, Lasciami sola – Sulla strada per il sanatorio, una giovane donna malata di tubercolosi legge la lettera che ha ricevuto dal suo amante il quale le annuncia che ha deciso di interrompere la loro relazione e di sposare un’altra donna. Sfiancata dalla malattia, lacerata dal dolore di un amore bruscamente interrotto, la donna gli risponde con una lunga lettera che non spedirà mai. Un grido di dolore in nome della stessa vita che la sta abbandonando, ma che lei persiste a volere esente da qualsiasi compromesso. Un grido intenso che rivendica a gran voce un amore forte e totalizzante. Pubblicato per la prima volta nel 1933, è l’unico romanzo scritto dall’autrice.
  8. Sarah Chiche, Saturne – 1977 : Harry, trente-quatre ans, meurt dans des circonstances tragiques, laissant derrière lui sa fille de quinze mois. 2019 : Sarah part sur les traces de ce fantôme de père. Issu d’une dynastie de médecins ayant quitté l’Algérie après l’indépendance, Harry était un rêveur, un amoureux des étoiles, pas le fils que les siens espéraient voir s’impliquer dans les cliniques privées qu’ils ont fondées. Il s’échappera comme il pourra, vivra une passion avec une femme trop libre et trop belle pour son milieu bourgeois. A l’autre bout de cette légende noire, Sarah raconte avec férocité et drôlerie une enfance hantée par le deuil, et dévoile comment, à l’image de son père, elle a failli être engloutie à son tour.
  9. Colette, Luna di pioggia – Alla ricerca di una segretaria che possa battere a macchina i suoi manoscritti, Colette incontra Rosita Barberet, un’anziana signorina che, casualmente, vive in un appartamento dove Colette stessa aveva abitato molti anni prima. Proprio questa circostanza, e la presenza accanto a Rosita di una sorella più giovane, Délia, tutta chiusa in se stessa per una delusione amorosa – e nella quale Colette si rivede giovane e malata d’amore in quello stesso appartamento – spinge la scrittrice ad interessarsi della storia di queste due donne, fatta di intimità e insieme di guerre sotterranee che non escludono neppure l’uso di fatture segrete, con un pizzico d’occultismo che tinge di nero l’epilogo della vicenda.
  10. Arthur Rimbaud, Lettere da Harar – Rimbaud rompt avec la poésie en 1873. Pour le jeune homme, alors âgé de 19 ans, commence une autre vie. Après un bref passage à Chypre, il part pour la corne de l’Afrique en 1880. Ses séjours sur les hauts-plateaux du Harar, en Abyssinie, alternent avec des replis forcés à Aden. Il cherche à faire fortune par tous les moyens, la photographie, la chasse à l’éléphant, le commerce d’armes et de cotonnade, le trafic d’ivoire, le négoce du café, de l’encens… C’est par les lettres qu’il adresse à sa mère et à sa soeur – de 1880 à 1891, avant son retour précipité en France – que nous connaissons cet autre Rimbaud.