1943 – 1945. Diario

L’archivio Viterbo – dichiarato nel 1990 di “notevole interesse storico” dalla Soprintendenza Archivistica per la Puglia – è stato acquisito a titolo di donazione dall’Archivio di Stato di Bari. Si deve alla sensibile lungimiranza dei figli di Michele Viterbo, Silvia, Nicola e Donato, se le raccolte documentarie sono state donate all’Archivio barese che in tal modo, nell’adempimento dei suoi compiti istituzionali, arricchisce la collettività di Bari e dell’intera realtà regionale di un’importante testimonianza relativa a vicende significative della storia locale e nazionale.

Autore: Viterbo Michele

Editore: Lupo Editore

Autore della recensione: Francesca Barile

 

Recensione

Sono ormai trascorsi più di settant’anni da quel 25 luglio 1943,data della convocazione, a distanza di lungo tempo, del Gran Consiglio del Fascismo. Quel giorno segnò la fine di un regime ormai ventennale e l’inizio di una tempesta che vide, nel giro di poche settimane, l’Italia occupata da più forze armate straniere, il regno ridotto a quattro province nel Tacco d’Italia, le condizioni di vita depauperate.

Michele Viterbo, ex podestà di Bari, pugliese, tra i fondatori della Fiera del Levante e membro eminente della Camera di Commercio Italo-Orientale decide, a un mese da quegli eventi, di iniziare un diario che termina con la notizia della morte di Hitler, a fine aprile 1945.

Viterbo traccia riflessioni sui momenti terribili che vive come italiano e come politico che ha creduto nel fascismo ma che se ne è progressivamente distaccato, a causa della trappola in cui lentamente è caduto il Paese. Non mancano ricordi dei decenni passati, in cui Viterbo analizza le motivazioni della situazione attuale, nonché previsioni e qualche cenno autobiografico (a Viterbo vennero sequestrate la casa di città e quella al mare dagli occupanti anglo-americani e successivamente subì il blocco conservativo dei beni in quanto ex dirigente fascista).

Il documento scritto da Viterbo è arricchito da fotografie, che testimoniano l’amicizia che lega il politico pugliese a Badoglio, e da interessanti particolari sul regno del Sud, che vide Bari e Brindisi al centro della storia tra il settembre 1943 e la primavera del 44. Viterbo parla anche del primo congresso dei partiti antifascisti tenutosi a Bari il 28 gennaio 1944 e non manca di fare qualche riflessione sul pensiero politico di alcuni participanti, tra cui l’eminente filosofo Benedetto Croce.

E’ interessante notare come la Storia (con la esse maiuscola) sia molte volte fatta e testimoniata da personaggi minori quali appunto il Viterbo, che, grazie al suo prezioso diario, fornisce allo studioso di oggi (ma anche ai pochi sopravvissuti) un quadro preciso e abbastanza imparziale, malgrado la connotazione politica dell’autore, della situazione da lui vissuta.

Libro scorrevole che prova anche una buona cultura, da leggere per conoscenza personale ma anche come sussidio per chi si occupa degli eventi della metà degli anni Quaranta del secolo scorso per studio o per lavoro.

Recensione di Francesca Barile