Alice in gabbia

Descrizione

La vita di Alice è apparentemente perfetta: 28 anni, un lavoro a tempo indeterminato e un fidanzato che ama, ricambiata. Non le resta che cercare casa e fare dei figli, guadagnandosi il paradiso terrestre di una vita normale. Eppure di perfetto non c’è nulla. Il surreale sarcasmo di Alice fa scoprire al lettore situazioni che suo malgrado conosce fin troppo bene, nascoste dietro la maschera della normalità di un’ordinaria giornata in ufficio. Il badge che scandisce malignamente il tempo. La routine del ritmo aziendale che diventa ossessione. Le manie degli impiegati a un passo dalla psicosi. La sindrome antisociale dell’open-space. Le figure clownesche dei capufficio, tronfi della loro incompetenza. I giorni che invece di allargarsi in un presente vivo si spengono con monotonia uno sull’altro. Le pause – pausa-mela, pausa aria, pausa-sclero – sono le uniche boccate di sollievo. Finché Alice non scopre la pausa-papera! Osservando da dietro la recinzione dell’azienda i pennuti che vivono liberi nel loro stagno, ad Alice si rivela una nuova filosofia di vita, una possibilità di salvezza, di liberazione…

Autore: Gasbarro Arianna

Editore: Miraggi Edizioni

Autore della recensione: Marika Piscitelli

 

Recensione

Il contratto a tempo indeterminato… Per molti rappresenta un sogno, anzi: una vera e propria utopia. Però Alice, che pure ha perseguito questo obiettivo con tenacia e perseveranza, ora si sente in gabbia.

Ho fatto come mi hanno detto. Ho un contratto ATI (A Tempo Indeterminato) e un fidanzato che amo. A questo punto dovrei solo procurarmi un nido e covare la prole, poi tutto filerebbe liscio fino alla pensione. Quarant’anni davanti a me tutti della stessa vita: ogni dannato giorno la stessa gente, gli stessi luoghi, gli stessi percorsi, mentre a una a una sfoglio le pagine che mi separano dal sepolcro“.

Insomma, la vita è tutta qui? É veramente così che funziona per tutti?

Alice se lo domanda ogni giorno, e non sa se dare ascolto al demonietto birichino che le intima di non arrendersi, di non accontentarsi e di seguire la passione piuttosto che le certezze, oppure al suo Ego perfettino che la riporta coi piedi per terra: “Ma taci, in tempo di crisi non otterrà mai un ATI se lascia questo“.

E intanto i giorni passano, tra le insidie del badge e l’attesa spasmodica delle ferie, ed Alice rimpiange i tempi in cui serviva ai tavoli in una frenetica Londra, o anche quelli in cui si guadagnava qualche spicciolo facendo la dog-sitter.

Allora sì che si sentiva in cima al mondo: era libera, entusiasta e piena di speranze.

Perché ci si indebita per organizzare un matrimonio sfarzoso se poi le coppie non possono permettersi un figlio per tre anni? Qual è il senso della nostra esistenza? Non vedere il sole per mesi per mantenere l’Audi?

Alice è stanca di lavorare senza prospettive per arricchire quei buffoni dei suoi capi, stanca di veder sprecati gli anni migliori della propria vita nel grigiore dell’apatia: deve trovare una via d’uscita. Subito.

E alla fine si accorge che, tutto sommato, non era poi così difficile…

Come ha fatto a non pensarci prima? Bastava osservare le papere!

Recensione di Marika Piscitelli