Alla ricerca dell'(in)felicità

Autore: Paolo Parachini

Editore: Edizioni Falsopiano

Autore della recensione: Camilla Maccaferri

 

Recensione

“Io non posso né celebrare né accusare l’umanità. Voglio solo esporre certe verità”.

Dichiarazione di intenti forte per Todd Solondz, cineasta del New Jersey all’attivo da oltre vent’anni con sette lungometraggi, riconosciuto come uno dei grandi autori del cinema americano indipendente, eppure poco noto nel nostro Paese. Le sue pellicole infatti difficilmente sono arrivate nelle sale italiane ed è un peccato, perché i ritratti al vetriolo della contemporaneità, delle sue ansie, dell’ossessiva ricerca di una non meglio determinata felicità che regalano sono davvero imperdibili. Soprattutto per questo un libro come quello scritto a sei mani da Nicolò Barretta, Andrea Chimento e Paolo Parachini diventa necessario: per fare arrivare al pubblico il messaggio brutalmente reale di Solondz e avvicinarlo, magari per vie traverse, alle sue opere.

Diviso in tre parti, ognuna incentrata su un diverso aspetto del regista (l’industria e il contesto indie, la vicenda biografica e umana, il cinema) il volume ripercorre in maniera ragionata tutte le tappe della vita e della carriera di Todd Solondz, autore, tra le altre cose, di dure riflessioni su tematiche come pedofilia, distorsione dei valori familiari (Happiness, Perdona e dimentica), mutamento dell’identità americana post-9/11 (Palindromi), scollamento tra realtà e narrazione mediatica o letteraria (Storytelling).

Uno dei principali meriti di quest’opera è quello di non limitarsi a ricostruire in modo pedissequo il percorso cinematografico di Solond, contestualizzandone invece la filmografia rispetto alla scena indipendente americana e analizzando i riferimenti trasversali a mondi paralleli, come il fumetto, e le mutue influenze con il panorama postmoderno.

Anziché scegliere il tradizionale ordine cronologico per condurre l’analisi dei film, inoltre, gli autori puntano sulla chiave concettuale, proponendo per ciascuno di essi una lettura originale, subordinata alla presenza di alcune tematiche fondamentali.

I meno esperti e addirittura i neofiti vengono comunque guidati in questo percorso grazie alla presenza di apparati puntualmente curati, come le sinossi delle trame e le schede tecniche dei film.

L’opera di Solondz viene scandagliata minuziosamente, non trascurando l’ultimo suo lavoro, Dark Horse, presentato al 68° Festival di Venezia poco prima della pubblicazione di questo volume e a oggi inedito in sala.

Il libro è infine arricchito da una bella conversazione tra gli autori e il regista avvenuta durante l’edizione 66 del festival lagunare, in occasione della presentazione di Perdona e dimentica, e da un consistente apparato fotografico.

La prefazione è del critico Alberto Pezzotta.

Recensione di Camilla Maccaferri