Né di Eva né di Adamo

Il libro ruota infatti intorno alla figura di Rinri, fidanzato di Amélie inquel periodo, un ragazzo di Tokio molto singolare, affascinato dallacultura occidentale quanto la giovanissima Amélie lo è da quellagiapponese. Con la sua innata abilità Amélie Nothomb rivolge il suo sguardochirurgico verso l’universo dei suoi sentimenti e ci regala l’ennesimopiccolo gioiello.

Autore: Nothomb Amélie

Editore: Voland

Autore della recensione: Lucilla Parisi

 

Recensione

[vc_row][vc_column][vc_column_text]“Capita mai che siamo attratti da persone che ci recano diletto? Impensabile. Ci si innamora di persone che non si sopportano, di persone che rappresentano un pericolo insostenibile. […] Nell’amore, io vedo un trucco del mio istinto per non assassinare qualcuno: quando sento il bisogno di uccidere una determinata persona, un meccanismo misterioso […] fa sì che io mi cristallizzi intorno a quella persona. Ed è per questo che a quanto ne so non ho ancora omicidi al mio attivo.”

Amélie Nothomb si racconta poco più che ventenne alla prese con un amore tutto nipponico. Il suo rientro in Giappone, dopo gli anni dell’infanzia, la porteranno dritta dentro una storia senza pretese con il bello e romantico universitario Rinri, che la coprirà per due anni di attenzioni fin troppo esclusive.

La scrittrice, non ancora famosa, ritrova nell’amato Giappone luoghi e situazioni familiari che si fanno spazio tra i ricordi ancora vivi di un passato recente. Un viaggio di sola andata per riprendere le fila di un discorso interrotto anni prima.

Proprio durante il suo soggiorno a Tokyo la Nothomb si imbatte nel ragazzo che le farà conoscere il significato della parola giapponese koi, diletto: un sentimento nuovo e del tutto inaspettato per la giovane donna ancora in cerca di una sua dimensione esistenziale.

Alle bizzarrie amorose di Rinri, si contrappone l’autocontrollo e il precoce cinismo di una giovane Amélie che non risparmia all’ingenuo fidanzato diplomatiche risposte senza speranza.

La scrittrice diverte il lettore con la sua visione spietata e decisamente autoironica dell’amore e delle sue complicazioni: dall’incontro con la famiglia e gli amici troppo giapponesi del ragazzo, alla scalata-fuga zoroastriana sul monte Fuji, agli interessanti intermezzi linguistici e culinari a base di okonomiyaki e sushi.

Più che del sentimento del tutto disinteressato per Rinri, l’autrice ci parla della sua passione per il paese del sol levante e l’adorazione tutta occidentale per la sua bellezza senza tempo.

La riscoperta di un Giappone antico e silenzioso mi fece venire le lacrime agli occhi. Sotto questo cielo così blu, i pesanti tetti di tegole una sull’altra e l’aria cristallizzata dal gelo mi confessavano che mi avevano aspettata tanto, che gli ero mancata, che il mio ritorno aveva ristabilito l’ordine del mondo e che il mio regno sarebbe durato diecimila anni”.

Il rientro in Giappone è per la Nothomb l’occasione per ristabilire, in qualche modo, delle priorità: la scrittura e la libertà di seguire, senza legami troppo stretti, la propria ispirazione poetica. Rinri non sarà che il pretesto per rivedersi e reinventarsi rispetto ad una vita arenata su schemi troppo rigidi e lontani dalla personale visione del mondo.

Questo romanzo rappresenta sicuramente una parentesi narrativa della scrittrice belga, in cui tuttavia non manca quell’analisi feroce, nella sua realisticità, della natura umana e delle sue esternazioni, a cui Amélie Nothomb ci ha ormai abituato.

Eva nel giardino non era riuscita a cogliere il frutto desiderato. Il novello Adamo aveva imparato la galanteria ed era andato a prendergliene un carico intero, poi l’aveva guardata mangiare con tenerezza. La novella Eva, nel suo peccato di egoismo, non gliene aveva offerto neanche un morso”.

Recensione di Lucilla Parisi

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