Amleto

Un giorno c’era una lingua in questo teschio, e poteva cantare anch’essa.” Composta tra il 1600 e il 1602, Amleto è forse l’opera più nota di Shakespeare e della storia del teatro universale. La vicenda del principe di Danimarca, a cui lo spettro del padre chiede di vendicarlo uccidendo il fratello Claudio che lo ha assassinato, gli ha usurpato il trono e ne ha sposato la moglie, ha messo a dura prova per secoli l’ingegno dei critici e degli interpreti. Ciò che è certo è che la forza della “maschera Amleto?, dietro la quale si cela il volto di Shakespeare stesso, è proprio in questo suo essere così ricca di sfumature, sfuggente e complessa, saldamente ancorata nel suo tempo eppure capace di far risuonare le corde più profonde del lettore e dello spettatore di ogni epoca. Con uno scritto di Samuel Taylor Coleridge.

Autore: Shakespeare William

Editore: Mondadori

Autore della recensione: Ivana Bagnardi

 

Recensione

Che capolavoro è l’uomo! Nobile d’intelletto, dotato d’una illimitata varietà di talenti; esatto nella sua forma e in tutti i suoi atti; compiuta, ammirevole creazione: pari a un dio nella mente, e nell’azione a un angelo. Lui, la bellezza del mondo. Lui, la misura di ogni animata cosa!”. “Ebbene, per me non è che una quintessenza di polvere. L’uomo non m’incanta“.

Tanto si è detto e scritto in merito ad Amleto, personaggio ambiguo e profondamente introspettivo, capace, nel corso dell’intera tragedia, di evolvere e modificare i propri pensieri sul mondo e sull’uomo attraverso una visione sempre più pessimistica di se stesso e del proprio vivere umano.

Amleto, un tempo orgoglioso della propria natura di uomo, nel corso della tragedia è costretto a sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell’iniqua fortuna;  scopre che il padre è stato ucciso dallo zio, già amante della madre Gertrude quando il re era ancora in vita. E’ il fantasma stesso del padre che rivela ad Amleto tale scomoda verità e chiede vendetta.

Da qui nasce lo sconforto e il turbamento esistenziale di Amleto, che pare determinato a compiere la sua vendetta, ma nello stesso tempo il dubbio lo attanaglia e lo costringe a procrastinare il suo gesto fino alla fine.

Amleto scopre pian piano di vivere in un mondo fatto di apparenze, dove non esiste amicizia o amore, poiché si sente tradito sia dagli amici Rosencrantz e Guildenstern, sia da Ofelia, sua promessa sposa. Le continue delusioni che la vita gli infligge lo conducono alla tragedia finale, consegnando la Danimarca a Fortebraccio, principe di Norvegia, e uccidendo il re Claudio, durante il duello con Laerte, fratello di Ofelia. Il duello si conclude con la morte di Laerte, della madre Gertrude, del re Cluadio e di Amleto il quale, in fin di vita, prega l’amico Orazio di raccontare la verità su di lui e sulla sua causa.

Un discorso a parte merita la figura drammatica di Ofelia, figlia del consigliere di corte di Danimarca Polonio e sorella di Laerte, innamorata di Amleto, ma vittima inerte degli eventi.

Convinta di non essere realmente amata da Amleto, viene coinvolta suo malgrado nel tentativo di svelare la pazzia del giovane principe di Danimarca, ricevendo in cambio il suo rifiuto, rifiuto dettato dal desiderio del principe di non coinvolgere Ofelia nella trama di inganni in cui si trova già invischiata.

Amleto dichiara di non averla mai amata, la offende e l’abbandona sola in scena, dove Ofelia si lascia andare a un disperato monologo, primo sintomo del suo smarrimento che avrà come epilogo la morte per annegamento.

La morte di Ofelia non viene rappresentata, ma raccontata da Gertrurde in una celebre battuta:

Una disgrazia incalza alle calcagna

un’altra, tanto presto si succedono.
Laerte, tua sorella s’è annegata
.”

La giovane donna cade in un ruscello, mentre tenta di appendere ghirlande a un salice piangente. Tale immagine, profondamente romantica, ha ispirato numerose opere pittoriche.

Amleto è in scena al Teatro Leonardo da Vinci, dal 7 al 19 giugno, rappresentato dalla compagnia teatrale Quelli di Grock.

Recensione di Ivana Bagnardi