Attacchi d’amore

I racconti e le confidenze di due donne sui loro ‘attacchi amorosi’, quasi una sorta di malattia. Oltre a ciò, seguono i racconti degli assalti maschili, un piccolo esercito di vogliosi e innamorati.

Autore: Landolfi Idolina, Pes Ester

Editore: ES

Autore della recensione: Lucilla Parisi

 

Recensione

Racconti a quattro mani e due voci, quelle di Lucia ed Ester ritrovatesi, come accade spesso tra amiche, a passare una notte insonne a condividere storie. Una notte di pioggia, per giunta.
Oggetto, neppure troppo originale, di queste confessioni notturne sono gli uomini, o meglio quegli attacchi d’amore “senza possesso, accigliati, turbolenti” come temporali furiosi che travolgono, improvvisi, e che svaniscono poi altrettanto velocemente, senza lasciare traccia.

D’altronde è il loro destino: sono amori che per definizione non possono durare, ma che – inspiegabilmente – hanno la capacità di avvincere la preda e intrappolarla in una rete di gesti e parole, il più delle volte, senza senso. In questi casi è l’inizio che conta, non la fine. Dopo si passa oltre, a volte tocca rimettere insieme i pezzi, ma il più delle volte si passa all’attacco successivo senza troppi rimpianti.

L’amore può, deve essere a grappoli. Tante storie legate l’una all’altra forse fanno un amore intero. Se penso all’amore grande, quello che tu dici di volere, solo attraverso una molteplicità di eventi diversi riesco a intravederlo.

Così Ester, più avvezza e interessata a uomini dai capelli brizzolati e qualche chilo o pelo di troppo, e Lucia, più incline e predisposta a giovani glabri e senza grandi pretese, raccontano di baci da dimenticare, orgasmi molto se non troppo precoci e membri maschili con manie di protagonismo. Scene grottesche, incontri improbabili ma terribilmente reali, vengono riesumati e abilmente conditi dalla due improvvisate narratrici unite da un’amicizia storica e da un’intimità invidiabile. Cosa possono svelare due donne in un notte di pioggia? Un decameron senza velleità letterarie. Dialoghi fluidi e un finale pirotecnico. Ovviamente gli uomini, ma forse anche le donne, non ci fanno una bella figura, ma le avvenenti protagoniste non sembrano preoccuparsene, ben consce della fragilità e dei complessi e a volte perversi meccanismi dell’animo umano.

Ci si era visti varie volte, e c’era stata subito un’attrazione reciproca, di quelle che si percepiscono come un odore. [….] Mentre con la macchina salivo sulle colline intorno a Pavia, verso la sua casa di campagna, sentivo, senza ragione, che quell’incontro sarebbe stato diverso da tutti gli altri, che sarebbe accaduto qualcosa di decisivo. […] E immaginavo di essere una di quelle sante nelle cattedrali che hanno in mano la cattedrale in miniatura che le accoglie. Possedere ciò che ci possiede. Ma guarda tu a cosa di pensa pur di non pensare.”

di Lucilla Parisi