Baci all’inferno

Autore: Harwicz Ariana

Editore: Ponte alle Grazie

Autore della recensione:

 

Recensione

Baci all’inferno di Ariana Harwicz 

I Baci all’inferno di Ariana Harwicz li mandano madre e figlia/o nei due racconti che compongono l’opera edita da Ponte alle Grazie e che procedono nella concitazione a tratti onirica del flusso di coscienza. 

La debole di mente

Il rapporto sin troppo complice tra madre e figlia si articola tra scene di vita quotidiana (“Sparecchiamo con i grilli in sottofondo”), allucinazioni (“Per fortuna non c’è nessun figlio, un piatto in meno, niente avanzi appiccicosi, nessuna voce che interrompe la mia. Niente a prendere il mio posto quando mi strapperò via la testa”) e un’intesa viscerale (“Due belle volpine con il muso arancione. Due allergiche”) che si mantiene tale anche in situazioni estreme (“Due individui con un cappello a tesa larga: chiedono permesso e poi ci stuprano contro le sedie…”), forse a causa degli eccessi (“Si è tagliata le punte e la frangia, come ogni volta che si ubriaca”).

La figlia vive una sua relazione clandestina (“Sono l’idea dell’amore per un uomo che vive con un’altra, che ama un’altra, a centinaia di chilometri”), narrata sotto l’impulso dei ricordi (“A poco a poco tornano come pozioni i miasmi della mia infanzia, un sentiero di caccia con alberi grandi dal legno odoroso e la chioma conica o verticale”) e in simbiosi tossica con la madre (“Ansiosa di poter fumare come due ciminiere al tramonto, di andarcene a bere in un pub pieno di marinai tatuati…”).

La narrazione assume spesso il tono dell’incubo (“In casa abbiamo dei topi in barattolo sotto formalina”) sino a un finale shock che vagamente ricorda Thelma e Louise…

Precoce

Anche nel secondo racconto si susseguono immagini forti sin dall’incipit (“Mi sveglio con la bocca aperta, come un’anatra quando le cavano il fegato per il foie gras”),  per descrivere “l’educazione sentimentale” del figlio attraverso tappe devianti (“Per favore, vuotate le tasche. Le gillette e le batterie cadono. Quanti anni ha il ragazzino, è suo figlio?”), segnalazioni (“Segnalazione alla polizia locale, a breve visita dell’assistente sociale e un precedente sulla fedina penale”) e incidenti (“Può darsi che gli stia provocando un ritardo… Signora, ci sente, l’ha fatto cadere dall’alto, dal fasciatoio…”) che minacciano l’incolumità fisica (“In nessun momento mi sono ricordata che lui dormiva senza il freno a mano là dietro… le macchine hanno preso a scivolare giù per il pendio”).

Le conseguenze (“Fedina penale di madre e figlio aggiornata, con le date degli incidenti e le continue segnalazioni dell’assistente sociale”) e gli effetti (“lo scooter confiscato”) dell’impronta materna (“Lei non ha nessun problema neurologico rilevante, piuttosto dei danni causati da vari incidenti”) – una guida anche in gesti di teppismo (“Mio figlio prende un sasso e me lo passa”) – conducono a uno sbocco sociale (“Se ne vanno con i tubi di scappamento che svegliano le famiglie, ormai l’hanno reclutato”) sino a un finale concitato nel quale si profila la figura paterna.

Bruno Elpis

Una madre, un figlio, una figlia. Rapporti umani simbiotici ed estremi, col loro carico di abiezioni e di improvvise redenzioni.

«Un libro pericolosamente coinvolgente» – The Guardian

«Harwicz celebra l’erotismo e l’audacia con un’intensità degna di Clarice Lispector.» – The Times

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Martedì 13 dicembre 2022, alle ore 18 abbiamo partecipato all’incontro con l’autrice Ariana Harwicz, organizzato via Zoom da Ponte alle Grazie.

Il moderatore Matteo Columbo, con il contributo di una gentile traduttrice, accoglie la scrittrice argentina che oggi festeggia anche il suo compleanno, ricordando che Ponte alle Grazie ha già pubblicato  l’opera prima Ammazzati amore mio: con Baci dall’inferno prosegue la pubblicazione della “Trilogia de la pasion” (in Argentina e Brasile le opere sono state pubblicate sia in volume unico, sia separatamente), un’opera tradotta in molti paesi e in sequenza: nel 2012 Ammazzati amore mio, nel 2014 La debole di mente, nel 2015 Precoce.

L’autrice confessa di avere scritto queste opere, dopo l’età di 33 anni, quasi si trovasse in trance, senza essere ancor oggi uscita da questo stato di ispirazione. Si sofferma poi sull’ultima “fatica” letteraria, intitolata Degenerato (2019), che ha per protagonista un uomo, nella continuità di un’ossessione già tradotta in Inghilterra, Olanda, Romania, Portogallo…

Le domande dei blogger partecipanti all’incontro si susseguono.

A chi ha apprezzato l’uso aggressivo del sesso, che costituisce un’assoluta novità nella prospettiva femminile, Ariana confessa di prediligere l’erotismo illegale, sadico, sotto forma di incubo.

A chi chiede la ragione di una scelta tematica ricorrente (l’erotismo e il rapporto madre-figlio/a), Ariana oppone che non si tratta di un “tema”, ma di visioni: tutte le opere sono partite da una visione…

Quando le si chiede quanto di lei vi sia nelle sue opere, la scrittrice argentina nega la valenza autobiografica dei suoi scritti.

Riconosce invece di amare la tecnica narrativa del flusso di coscienza, risalente alla lettura di Virginia Woolf: una modalità espressiva che consente la negazione dell’eccesso di controllo e privilegia l’introspezione, consentendo l’emersione dell’interiorità dei personaggi.

Ariana Harwicz dà appuntamento ai suoi lettori italiani al Salone del Libro e all’Università di Milano, ove è stata  invitata…