Bar sport

Descrizione

Il Bar Sport è quello dove non può mancare un flipper, un telefono a gettoni e soprattutto la ‘Luisona’, la brioche paleolitica condannata ad un’esposizione perenne. Il Bar Sport è quello in cui passa il carabiniere, lo sparaballe, il professore, il tecnnico (con due n), che declina la formazione della nazionale, il ragioniere innamorato della cassiera, il ragazzo tuttofare. Nel Bar Sport fioriscono le leggende, quelle del Piva (calciatore dal tiro portentoso), del Cenerutolo (il lavapiatti che sogna di fare il cameriere), e delle allucinazioni estive.

Autore: Benni Stefano

Editore: Feltrinelli

Autore della recensione: Vanloon12

 

Recensione

Se dico “La Luisona era la decana delle paste e si trovava nella bacheca dal 1959. Guardando il colore della sua crema i vecchi riuscivano a fare le previsioni del tempo. La sua scomparsa fu un colpo durissimo per tutti” si capisce subito di cosa si tratta, vero? La Luisona è come la Fata turchina di Pinocchio, la Maestrina dalla penna rossa di Cuore. Identifica immediatamente l’opera, da cui è uscita per entrare nel lessico comune, diventando un’espressione gergale, di uso quotidiano. Questo fa assurgere Bar Sport al livello di “classico moderno”.

Difficile parlare di un libro di cui si è già detto e scritto tutto, quindi. Difficile parlare di un libro riletto dopo tanti anni. Allora parliamo di sensazioni. Sensazioni malinconiche, non solo allegre, perché Bar Sport è uscito nel 1976. In quel momento i flipper, i telefoni a gettone, le pesche dei boero erano attualità. Vita vissuta, insomma. Oggi hanno il sapore buono delle cose andate.

Oggi, Bar Sport è una carrellata malinconica e sorridente di qualcosa che non c’è più. Questo almeno in apparenza. Perché personaggi come la cassiera procace, il nonno da bar, il tennico (non è un errore!), il playboy, il vero pescatore, il professore… e situazioni come la trasferta calcistica, la cotta da bar (appunto!), la baruffa sportiva sono senza tempo. Mettete il naso in qualsiasi bar di provincia (o anche di città, ma scegliete quelli defilati e evitate tutti quelli che hanno qualche prefisso o suffisso di matrice straniera, tipo “wine”) e ce li troverete. Li troverete perché ci sono davvero o perché pensate ci debbano essere visto che Benni li ha resi immortali. Credo sarebbe sbagliato chiedere qualcosa di più o di diverso a quest’opera, che, non dimentichiamolo, l’autore ha scritto prima dei suoi trent’anni. Non gli si può chiedere la profondità di Saltatempo, uscito trentatré anni dopo, per dirne una.

Ma quel che deve fare, Bar Sport lo fa perfettamente. Prende figure “normali” e solite e le trasforma in maschere senza tempo, realizzando un difficile passaggio dal reale al surreale, come accade con gli specchi deformanti del luna park. Pare che sia prossima l’uscita di un film tratto dall’opera, con Claudio Bisio e Fabio De Luigi. Avremo modo di riparlarne, quindi. A proposito, l’incauto rappresentante di Milano, che mangiò la Luisona, subì le conseguenze del suo atto insensato: “fu trovato appena un’ora dopo, nella toilette di un autogrill di Modena, in preda ad atroci dolori“.

Recensione di Vanloon12