Bastaddi

E’ una squadra che agisce in Sicilia da mesi. Si fanno chiamare i ‘Bastaddi’. Il loro capo è Aldo Ranieri, soprannominato ‘Aldo l’indiano’ per la sua abitudine di fare lo scalpo a tutti i mafiosi che ammazza. A Siracusa c’è un piccolo cinema. Lo gestisce Giovanna, scampata per miracolo a una strage mafiosa. Il capo dei capi vuole celebrarci la sua gloria con un film di mafia. Ci saranno più di cento mafiosi, radunati lì. Ospite d’onore: Totò Riina. I Bastaddi l’hanno saputo e preparano l’attacco. Ma anche Giovanna prepara la sua vendetta personale. Con un film e tante pellicole in fiamme. Un grande omaggio a Quentin Tarantino, al suo Bastardi senza gloria: Amato riprende la sua storia, con I mafiosi al posto dei nazisti, ambientandola in terra di Sicilia. E sogna una Sicilia bonificata dalla mafia, dopo una resa dei conti spettacolare e definitiva. Dal film al romanzo, dalla cacciata dei nazisti dalla Francia alla cacciata dei mafiosi dalla Sicilia, e tutto grazie a un piccolo cinema di periferia: una cover letteraria avvincente e liberatoria.

Autore: Amato Stefano

Editore: Marcos y Marcos

Autore della recensione: Bruno Elpis

 

Recensione

Bastaddi di Stefano Amato è una storia costruita intorno a un sogno: localizzare il male, isolarlo in un punto circoscritto e lì aggredirlo, anche in modo violento, per sconfiggerlo in modo definitivo (“Pensavo di riempire questo cinema di mafiosi, e poi dargli fuoco”) e farlo sparire da questo mondo una volta per tutte.

Bastaddi sono eroi scalcinati e interpretano questa crociata contro il male, che nella realtà siciliana porta il nome di Cosa Nostra e si manifesta secondo le modalità ormai note: dominare con il terrore, colonizzare le istituzioni stabilendo agganci e assicurando connivenze, taglieggiare (“Se si riferisce al ritardo di alcuni pagamenti, adesso è tutto risolto, gliel’assicuro”), applicare ritorsioni crudeli, praticare l’omicidio come mezzo di persuasione, dissuasione e vendetta.
Bastaddi sono un drappello di reduci, ragazzotti che hanno motivi personali di astio contro la Mafia (“Otto soldati che hanno i loro buoni motivi per odiare Cosa nostra”). Capitanati da Aldo Ranieri (“Io sono il tenente Aldo Ranieri… sono stato incaricato di creare un gruppo speciale e per questo mi servivano otto soldati”), utilizzano metodi poco ortodossi e sono una spina nel fianco di Cosa Nostra.

Negli anni Novanta le cosche hanno subito duri contraccolpi (“Dopo tutti questi processi e gli ergastoli, le leggi speciali, le inchieste giornalistiche, le confische dei beni, i Bastaddi…”); i capoclan dai soprannomi tristemente evocativi (“L’Ammazzacristiani”) cercano di ribadire i loro sistemi, nonostante il contraccolpo atroce inflitto dai Bastaddi. La restaurazione del potere mafioso passa anche attraverso una serata che, guarda caso!, viene organizzata all’Odeon, la sala cinematografica gestita dall’unica sopravvissuta a una faida che ha sterminato un’intera famiglia (“Il superpentito protagonista del Maxiprocesso, a cui Cosa nostra stava ammazzando a uno a uno i parenti di primo, secondo e terzo grado”) e che pertanto desidera vendicare i propri cari.

I gerarchi e i picciotti convenuti per la serata mafiosa si trovano sotto il fuoco incrociato dei Bastaddi, infiltratisi tra gli invitati, e della terribile vendetta di Giovanna. Il finale esplosivo viene condotto dall’autore tra i bagliori di un rogo e l’utopia di vedere vincitori quei magistrati che, in realtà, sono stati vittime sacrificali in mostruosi attentati.

Un po’ “Bastardi senza gloria” di Tarantino e un po’ “Nuovo cinema Paradiso” di Tornatore, con durezza, questo romanzo distorce gli eventi dell’ultimo decennio del secolo scorso, immaginando un epilogo alternativo rispetto a quello scritto nelle pagine della storia contemporanea, con l’ambizioso fine di scuotere coscienze troppo abituate a soccombere.

Bruno Elpis