I bastardi di Pizzofalcone

Non hanno neanche il tempo di fare conoscenza, i nuovi investigatori del commissariato di Pizzofalcone. Mandati a sostituire altri poliziotti colpevoli di un grave reato, devono subito affrontare un delicato caso di omicidio nell’alta società. Le indagini vengono affidate all’uomo di punta della squadra, l’ispettore Giuseppe Lojacono, siciliano con un passato chiacchierato ma reduce dal successo nella caccia a un misterioso assassino, il Coccodrillo, che per giorni ha precipitato Napoli nel terrore. E mentre Lojacono, assistito dal bizzarro agente scelto Aragona, si sposta tra gli appartamenti sul lungomare e i circoli nautici della città, squassata da una burrasca fuori stagione, i suoi colleghi Romano e Di Nardo cercano di scoprire come mai una giovane, bellissima ragazza non esca mai di casa, e il vecchio Pisanelli insegue la propria ossessione per una serie di suicidi sospetti.

Autore: de Giovanni Maurizio

Editore: Einaudi

Autore della recensione: Donatella Perullo

 

Recensione

[vc_row][vc_column][vc_column_text]C’è un commissariato a Napoli che rischia di essere eliminato. È quello del distretto di Pizzofalcone, quartiere affollato che abbraccia una parte dei Quartieri Spagnoli e scende fino al lungomare. Quattro dei suoi investigatori sono stati accusati di reati infamanti e ora i cittadini non si sentono più tutelati dalle forze dell’ordine che lavorano al distretto. L’ultima possibilità al commissariato di Pizzofalcone è concessa grazie alla caparbietà del nuovo commissario, il dottor Palma. È a lui che è affidata la ricostruzione della squadra ed è lui che chiede espressamente che gli sia assegnato l’investigatore Lojacono che tanto aveva apprezzato durante le indagini per la cattura del Coccodrillo, il killer che l’anno precedente aveva terrorizzato Napoli. Palma sostituirà le quattro mele marce con agenti considerati reietti, ma che dimostreranno di meritare la sua fiducia e diventeranno una squadra affiatata pur nella disomogeneità degli elementi. Capitanati dal commissario Palma, il cupo Lojacono, il bizzarro Aragona, il triste Di Nardo e la cocciuta Di Nardo, riusciranno a fare gruppo e dipaneranno diversi casi, primo su tutti l’omicidio della moglie di un facoltoso notaio.

Dopo Il metodo del Coccodrillo (premio Scerbanenco) Maurizio de Giovanni si allontana di nuovo dal suo personaggio per eccellenza, il Commissario Ricciardi, e dal ventennio fascista, per calarsi nella Napoli odierna e costruire un poliziesco (per sua stessa ammissione) alla Ed McBain.

L’autore ci presenta i suoi bastardi, ne definisce ampiamente i caratteri e zuma sulle loro vite tutt’altro che rosee facendo risultare I Bastardi di Pizzofalcone la dettagliata premessa di un promettente futuro, anche se i casi da risolvere tendono a tratti a sfocarsi in funzione delle vite dei protagonisti.

Luci e ombre com’è nello stile di de Giovanni e tanto amore. È come sempre, infatti, l’amore che tira le fila della vita. È lui il fulcro, la ragione di ogni azione, nel bene e nel male. Continua ad amare l’amore Maurizio de Giovanni e il suo Ricciardi, tanto che si lascia andare anche a una sottile citazione, quando Lojacono durante l’investigazione si chiede cosa avesse pensato la vittima prima di morire. “Sarebbe stato comodo saperlo: l’ultimo, fugace pensiero prima del buio della notte.

Lojacono però non è Ricciardi, anche se come lui è conteso tra due donne, e dovrà affidarsi solo all’ intuito e alla sua testardaggine per risolvere l’enigma.

Lo stile di de Giovanni non smentisce la sua classe e qui è arricchito da una sottile e piacevole ironia che risolleva il lettore dalla cupezza degli avvenimenti. Diamo fiducia ai Bastardi, perché sono certa che si faranno conoscere meglio e riusciranno a far breccia nei nostri cuori tanto affezionati al tormentato Ricciardi.

Recensione di Donatella Perullo

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  • Il giorno dei morti

    Il commissario Ricciardi è il protagonista indiscutibile della scena criminale della Napoli anni Trenta. I casi che prende in consegna vengono risolti con abilità e precisione che lascia sconcertati i suoi colleghi e le istituzioni. A non tutti piace questa sua capacità che si dice sia innaturale, dettata addirittura dal demonio. Certo Ricciardi ha dalla sua un dono, quello di ascoltare le ultime parole del morto assassinato nel luogo del delitto. Un’abilità divinatoria che lo inserisce quasi in una categoria stregonesca. Eppure a volte neanche questi mezzi sembrano bastare di fronte ai misteri di certi crimini. Il Giorno dei Morti viene rinvenuto il cadavere di un bambino. Ricciardi è allertato e parte subito con la ricerca degli indizi. È un’indagine che però nasce in nefaste condizioni. Le autorità fermano ogni tipo di inchiesta perché sta per arrivare in città Benito Mussolini. Non è il caso di distogliere l’attenzione e a Ricciardi viene sottratta la pratica. Al giovane e coraggioso commissario toccherà indagare in modo clandestino, ma soprattutto dovrà indagare senza alcun indizio perché nel luogo del delitto, per la prima volta non viene avvertita alcuna voce. A questo punto un interrogativo: ha esaurito il suo dono oppure quel bambino non è stato ucciso lì? Maurizio De Giovanni torna con la sua voce inconfondibile e le atmosfere di una Napoli ipnotica e affascinante al quarto romanzo sul commissario che di storia in storia conquista e avvince sempre più lettori.

  • Il metodo del coccodrillo

    Tre ragazzi vengono trovati morti in tre diversi quartieri di Napoli, uccisi dalla stessa arma. Solo il commissario Lojacono, trasferito per punizione dalla Sicilia, sembra comprendere la chiave del mistero: un fazzoletto intriso di lacrime che il killer lascia dietro di sé. Il commissario solitario e il “Coccodrillo” si fronteggiano come in uno specchio, in una caccia spietata che ha i toni cupi dei grandi noir americani.

  • Vipera

    Una nuova primavera si affaccia, e tenta uomini e donne con i suoi profumi, ma anche il male è nell’aria. Manca una settimana a Pasqua nella Napoli del 1932. Al Paradiso, esclusiva casa di tolleranza nella centralissima via Chiaia, Vipera, la prostituta più famosa, è ritrovata morta, soffocata con un cuscino. L’ultimo cliente sostiene di averla lasciata ancora viva, il successivo di averla trovata già morta. Chi l’ha uccisa, e perché? Ricciardi deve districarsi in un groviglio di sentimenti e motivazioni. Avidità, frustrazione, invidia, bigottismo. Amore. La scoperta di passioni insospettabili si accompagna alla rivelazione di una città molto diversa da come appare. Sotto i nostri occhi prendono forma, vivissimi e veri, illuminati da dettagli sorprendenti, sorretti da una genuina vocazione narrativa, i mercati, i vicoli, le strade, i mestieri, la rete rigogliosa dei commerci vecchi e nuovi, accanto alla vigliaccheria e al coraggio, alle violenze arroganti di chi pensa già di essere impunito per sempre perché indossa una camicia nera. Tanto che uno dei compagni di Ricciardi, il dottor Modo, vecchio estimatore di Vipera, finisce per cacciarsi in un guaio molto serio… E il romanzo, come non mai, sembra costruirsi da solo, sotto le mani abili di chi sa dosare e mescolare gli ingredienti più diversi, come accade nelle vere ricette del periodo pasquale di cui è insaporita la storia.

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