Bestiario di vite disgraziate

“Bestiario di vite disgraziate” è tutto quello che ci circonda e che a tratti ci spaventa, ma soprattutto ci fa ridere. Il bestiario è composto da storie allegramente disperate che, mano a mano, come in un percorso di smarrimento, si riempiono di personaggi disgraziati e sognatori, mentre l’occhio si sposta dall’interno all’esterno, dal personale al collettivo, e tutto diventa favolistico. Dalla risata amara di questi racconti nasce la convinzione di essere parte, assieme all’autrice, di questo affresco surreale e tragicomico dell’umanità. In definitiva il libro è un contenitore di bestie venute male, un po’ storpie, eternamente tragiche, che serpeggiano fuori e dentro di noi, ma di cui, alla fine, non possiamo che innamorarci.

Autore: Porcedda Ambra

Editore: Bèbert Edizioni

Autore della recensione: Valeria Martino

 

Recensione

Ambra Porcedda, Bestiario di vite disgraziate – ed. Bebert – Illustrazioni di Ciro Fanelli

“Storie allegramente disperate”: è così che è stata spesso definita questa raccolta di racconti e, oltre l’effetto immediato che l’ossimoro può suscitare, la definizione ben si addice a questo moderno bestiario.
La giovane scrittrice sarda Ambra Porcedda fa sfilare infatti, davanti agli occhi incuriositi del lettore, una serie di personaggi talmente surreali e tragicomici che, paradossalmente, diventano reali e riconducibili a ognuno di noi. Strano? No, per nulla. Chi non troverà, scavando nel proprio repertorio dei ricordi scolastici, una “Maestraantonella” a cui si era obbligati a fare il regalo di fine anno, nonostante ci avesse considerato sempre quasi deficienti??
Chi non si mai ritrovata a un’interminabile appuntamento con un “Signor Beige” o, alternativamente, con l’antropologo che ama i buskers – coltiva l’orto biologico – si fa le canne – ascolta Capossela? È  capitato, sì…
I racconti sono ricordi, sogni, vita vissuta e i protagonisti sono disgraziati, perché a volte le loro vite finiscono male, ma soprattutto perché spesso non hanno grazia, non sanno gestire le situazioni.
E allora queste “bestie” moderne siamo tutti noi e non si può non sorridere davanti a questo linguaggio provocatorio, a volte insolente oppure davanti all’ingenuità della signorina che colleziona Phun (esilarante e quanto mai diffuso!) o davanti a quel Benzi, che va in giro con il giubbetto di pelle dalla De Filippi, con quel vizietto…
Da leggere, con semplicità, leggerezza e ironia. E non sono da meno le illustrazioni oniriche di Ciro Fanelli, che scandiscono le visioni letterarie della giovane e promettente scrittrice.

Recensione di Valeria Martino