Bonjour tristesse

Come ogni anno Cècile passa le vacanze estive in Costa Azzurra. I primi giorni, vissuti all’insegna della spensieratezza in compagnia del padre giovanile e della sua attuale amante Elsa, bella ma ingenua, vengono interrotti dall’arrivo di Anne, un’amica della madre di Cècile, morta anni prima. Il padre ne è attratto a tal punto che in pochi giorni decide di sposarla, a costo di abbandonare uno stile di vita lussurioso e libero. La simpatia che Cècile prova per Anne non le impedisce di vederla come una rivale, come una minaccia per la propria libertà e così mette in scena un gioco sottile per dividere i due nuovi amanti. Un piano perfetto, ma con esiti inaspettati e ben più tragici del previsto.

La diciassettene Cécile è morbosamente legata al padre Raymond (“Sembrava un fauno. Scoppiai a ridere con lui, come facevo tutte le volte che si cacciava in qualche guaio”), quarantenne dongiovanni. Con lui spartisce uno stile di vita leggero, scanzonato e disimpegnato (“Pur senza condividere l’avversione di mio padre per la bruttezza, che ci faceva spesso frequentare gente stupida, provavo una sorta di disagio, di distanza, verso le persone prive di attrattive fisiche”).

Durante la vacanza in Costa Azzurra (“Il cielo era cosparso di stelle. Le guardavo sperando vagamente che anticipassero i tempi e cominciassero a cadere solcando l’aria. Ma eravamo ai primi di luglio e le stelle non si muovevano”), l’affascinante Anne (“Perché lei ci avrebbe reso felici…”) scalza Elsa, l’amante fatua del momento, e propone a Raymond la prospettiva nuziale.

Cécile reagisce alla tenace presenza di Anne e, sfruttando l’amore di Cyril, organizza  un piano per disinnescare il rischio incombente, perché non intende rinunciare alla vita superficiale di sempre. Implicitamente, Raymond collabora a questo progetto (“La mia vecchia complice! – disse – Come farei senza di te?”). La conseguenza sarà tragica, ma edulcorata dal potere emostatico dell’indifferenza.

Françoise Sagan con “Bonjour tristesse” saluta il disagio esistenziale che si traveste di evanescenza mondana e di fatuità modaiola, confezionando un romanzo breve che è un capolavoro di stile: “Non so se dare il bel nome solenne di tristezza al sentimento sconosciuto che mi tormenta con i suoi affanni e con la sua dolcezza. È un sentimento così assoluto ed egoistico che quasi me ne vergogno, mentre la tristezza mi è sempre parsa onorevole.” A dimostrare che la composizione di un’opera d’arte non è questione di numero di pagine…

Bruno Elpis