Cartongesso

Cartongesso è un’invettiva viscerale e drammatica contro il Veneto attuale e contro un intero paese, l’Italia tutta. Michele Tessari è un avvocato che avvocato non vuole essere, ex necroforo, affetto da un disturbo bipolare, intrappolato nella vita come una cavia isterica ma consenziente, persino complice. Un “complice debole” del mondo in cui è immerso. Il disfacimento della sua terra si rispecchia in quello della sua esistenza, inquinata da un odio “che cammina come l’infezione, dalle caviglie alla bocca”, dove si trasforma in grido. Un grido che investe la classe politica, le carceri, la giustizia, il sistema universitario, giù giù fino ai singoli individui, fino al narratore stesso, imbibito degli stessi mali contro cui si scaglia. Non c’è consolazione in queste pagine, nessuna catarsi: solo letteratura. E, in letteratura, “coraggio” è soprattutto raccontare la verità.

Autore: Maino Francesco

Editore: Einaudi

Autore della recensione: Silvia Borghi

 

Recensione

Cartongesso è scritto da un avvocato di San Donà di Piave, vincittore del Premio Calvino 2013 ed è atteso dai concittadini di Francesco Maino con ansia e anche con preoccupazione, in quanto prometteva di sparare a zero sulla gente del Basso Piave.

Il risultato? Una critica sostanzialmente corretta nei contenuti, ma troppo feroce nella forma.

Da un lato era interessante l’idea che un avvocato si mettesse a nudo, “denunciando” delle mancanze importanti nella personalità, e spesso nella moralità, dei suoi compaesani. Ma un originario di zone limitrofe – parecchio differenti eppur parecchio affini – non può fare a meno di notare quanto lo stesso Maino sia più sandonatese dei sandonatesi. Per certi versi lo ammette pure: di non avere coraggio, di non averne mai avuto, di essersi alla fine per lo più adeguato a questa mancanza di valori. Seppure senta di far parte di quella “minoranza minorata” (come la chiama lui) di coloro che non riescono a non vedere e a non indignarsi per questa pochezza.

Peccato che il tutto risulti uno sproloquio: il libro è costruito su periodi lunghi anche tre pagine, con virgole a iosa usate non per cadenzare il discorso, bensì per fare quasi una lista della spesa. Manca un racconto, un filo logico insomma. E, a mio gusto, l’uso di vocaboli eccessivamente diretti, l’uso di situazioni sessuali applicate volgarmente in molti contesti potevano trovare alternative più consone.

Resto perplessa e mi chiedo se un siciliano, ad esempio, non avendo la scusante della curiosità e morbosità legate al territorio, possa trovare interessante superare la metà libro. In Cartongesso l’autore sputa sul piatto dove mangia con una ferocia eccessiva, quasi dannosa alla causa.

Non dubito che Maino abbia cultura, sensibilità e sappia scrivere. Spero, però, che possa darne miglior prova col prossimo libro.

Qui il sito ufficiale dello scrittore.

di Silvia Borghi