Le case degli altri

Autore: Picoult Jodi

Editore: Corbaccio

Autore della recensione: Ivana Bagnardi

 

Recensione

Ci sono alcune cose che proprio non sopporto.

1. Il rumore della carta quando viene accartocciata.

2. Troppo rumore o luci lampeggianti.

3. I cambiamenti di progetti.

4. Perdere Crime Busters, che è su USA Network ogni giorno alle sedici e trenta.

5. Quando mia madre ripone i miei vestiti. Io li tengo nella sequenza dei colori dell’arcobaleno, RAGVAIV, e i colori non possono toccarsi.

6. Se qualcuno dà un morso al mio cibo.

7. Perdere i capelli.

8. Essere toccato da qualcuno che non conosco.

9. I cibi su cui si forma la pellicola.

10. I numeri pari.

11. Quando la gente mi chiama ritardato.

12. L’arancione.

Non è semplice affrontare il tema del “diversamente abile” in un romanzo, senza rischiare di cadere nel banale o nell’ipocrisia. L’autrice Jodi Picoult ci è riuscita, affrontando un argomento complesso come quello dell’autismo, attraverso l’intreccio di vissuti e punti di vista diversi e sviluppando, in un crescendo pieno di suspense, una trama avvincente e nello stesso tempo fortemente accattivante.

Protagonista, suo malgrado, di questa storia è Jacob, diciottenne affetto dalla sindrome di Asperger, ossessionato dai casi giudiziari e dalla crimonologia, che sfoga attraverso la visione quotidiana di Crime Busters su USA Network.

La routine quotidiana, così fortemente vitale per l’equilibrio di Jacob, viene però interrotta bruscamente da un evento tragico: Jessica Ogilvy, la sua insegnante di abilità sociali, viene trovata assassinata nel proprio appartamento e Jacob è l’ultima persona ad averla vista. Da qui ha inizio l’odissea del giovane e della sua famiglia, attraverso interrogatori, accuse e difese, il tutto intervallato dai profondi crolli emotivi e psicologici dello stesso Jacob.

L’intera vicenda viene letta da diversi punti di vista, primo fra tutti quello della madre Emma, la cui forza di volontà viene costantemente messa alla prova dalle meravigliose stranezze di Jacob, che la costringono ad affidarsi, per la prima volta in vita sua, all’aiuto di qualcuno che non sia se stessa, in questo caso un giovane avvocato, poco avvezzo alla giurisprudenza, ma disponibile fin da subito ad imparare le corrette strategie per entrare in contatto con il giovane imputato.

Accanto a Emma c’è Theo, il fratello più piccolo di Jacob, ragazzo “normale”, emotivamente provato per le difficoltà famigliari che si è sempre trovato a vivere a causa della disabilità di Jacob.

Theo sogna una famiglia diversa e per questo motivo si ritrova a spiare le famiglie degli altri, intrufolandosi di nascosto nelle loro case, una delle quali è proprio quella di Jessica, l’insegnante di Jacob assassinata.

La vicenda si snoda attraverso il racconto e le emozioni dei diversi personaggi, i quali investono a turno il ruolo di narratore: Emma, Jacob, Theo, l’avvocato Oliver Bond e il detective Rich Matson.

L’autrice, utilizzando un linguaggio semplice e incisivo, offre al lettore l’opportunità di entrare in contatto con le difficoltà tipiche dello spettro autistico, disabilità affascinante, ma assai complessa dal punto di vista delle relazioni sociali. La fatica di Jacob nell’entrare in relazione con gli altri diventa una montagna insormontabile nel momento in cui deve dimostrare a una giuria la propria innocenza, a causa dell’incapacità ad essere empatico ed emotivamente disponibile.

Jodi Picoult si conferma regina incontrastata del thriller statunitense, coniugando suspance e pathos, attraverso uno stile avvincente che permette al lettore di scivolare con facilità tra le 650 pagine, spinto dal desiderio di svelare il mistero che avvolge l’intera vicenda.

Mistero che può essere svelato solo comprendendo quanto può essere duro, per Jacob (e per quelli come lui) spiegare perché è così difficile guardare qualcuno negli occhi.

Recensione di Ivana Bagnardi

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