Chi di noi due?

Autore: D’Amico Renata

Editore: Absolutely Free

Autore della recensione: Marika Piscitelli

 

Recensione

I sogni possono essere pericolosi: se cerchi di soffocarli, se pretendi di dimenticarli, rischi di perdere te stesso…

Michele voleva scrivere la propria vita giorno per giorno, poi da vecchio l’avrebbe sfogliata: a pagina 28 avrebbe ritrovato il suo primo amore, a pagina 85 il suo primo viaggio e a pagina 124 il suo primo libro. Sì perché lui sapeva cosa avrebbe fatto: il poeta”. Ora invece è sdraiato in un letto, senza sapere né dove né perché, e non riesce a muoversi né ad aprire gli occhi.

Da bambino lo chiamavano “l’Incompleto”, Michele l’Incompleto, e lui così si era sempre sentito per via di quel dito che mancava al suo piede destro.

Dapprincipio Michele non ci fece molto caso, ma col tempo questo nomignolo, per definirlo in modo bonario, iniziò a fare la sua parte: ovunque andasse gli pareva sempre che gli mancasse qualcosa, frugava nelle tasche, sbirciava sotto i polsini, controllava dietro il bavero del cappotto e ogni volta cercava qualcosa che non riusciva a trovare, e questa assenza lo colmava di un senso di nostalgia che lo coglieva così, in modo inaspettato, e l’avrebbe accompagnato negli anni a venire”.

Sua madre Rosetta faceva la sarta e non levava mai il filo dell’imbastitura. Forse anche con quel figlio sfortunato aveva fatto le cose a metà, o forse era vera la storia dell’arcangelo che era sì riuscito a strappare Michele dalle grinfie di Lucifero, ma per la fretta con l’ala gli aveva reciso il piccolo dito.

Michele viveva in continua fuga: dal diavolo nei suoi incubi, dai compagni che lo deridevano di giorno e anche dai suoi stessi genitori, che un po’ si vergognavano della sua diversità e un po’ erano spaventati dalle sue “fantasie”.

“Il padre addirittura, un giorno gli aveva detto chiaramente di levarsi pure dalla testa quella strana idea, perché in casa sua di falliti non ne voleva: se vuoi fare il poeta, lo aveva minacciato, è meglio che prepari subito le valigie e te ne vai; in questa casa si lavora, non c’è posto per i fannulloni. Perché questa era l’idea che i suoi genitori avevano di poeti e artisti. Come ribattere che  i poeti sono la voce dello Spirito e sanno aprire le porte segrete dei cuori?”.

Solo il nonno, che lavorava come giardiniere a Villa Paradiso, riusciva a capire Michele: “Siamo cellule dell’universo, gli spiegava, ognuno con una propria qualità, unica e irripetibile, tutte insieme formiamo un disegno come fossimo tessere di un mosaico. Il compito che abbiamo, dunque, è trovare la nostra collocazione all’interno di questa rappresentazione”. E poi c’era Iris, per gli altri Iris la matta, per lui “… la fonte che colma di acqua il cuore asciutto (…)”.

Sdraiato a letto Michele prova ad afferrare i suoi ricordi, a rintracciare la lunga parte di vita che sembra essere scomparsa dalla sua mente, ma l’unica cosa che rammenta è che ha diciannove anni e deve assolutamente parlare con i suoi genitori del proprio futuro…

Recensione di Marika Piscitelli