Come d’arco scocca

Nella raccolta di racconti intitolata Come d’arco scocca, la storia del castello che si affaccia sull’alto lago di Garda viene raccontata e reinterpretata da scrittori che forniscono un affascinante ritratto

Per anni, sullo sperone roccioso che regala uno strepitoso panorama sulla piana dell’Alto Garda, le mura del Castello di Arco, in provincia di Trento, sono state l’ultima difesa di un antico borgo, contro gli assalti dei conquistatori. Oggi sono aperte al pubblico, ma custodiscono i misteri di una costruzione esposta anche al Museo del Louvre. Il castello ha infatti ispirato Albrecht Dürer, autore dell’acquarello quattrocentesco conservato a Parigi.

Il ciclo di affreschi portato alla luce nel 1986 dai lavori di restauro della Provincia ritrae dame e cavalieri del XIV secolo: le prime impegnate a intrecciare ghirlande di rose, i secondi a uccidere draghi o a giocare a scacchi.

All’interno del maniero si giunge scegliendo fra tre percorsi ripidi e tra cipressi e ulivi, che forse sono i più settentrionali al mondo, grazie a un microclima favorevole, nonostante la vicinanza delle Alpi.

Per penetrare i misteri del castello e dei suoi abitanti, scende in campo un gruppo di autori coordinati da Giancarlo Narciso (con Domenico De Franco),  che cercano di rappresentare il Castello “nei momenti più significativi della sua Storia, ridando vita a personaggi reali come Cubitosa, rinchiusa a languire in una cella della torre, o Antonio d’Arco, trucidato nel cortile del Castello“. Di quest’ultimo resterebbe un fantasma, che ancora si aggira nel castello.

Su e giù per i secoli

Come d’arco scocca è scritto da giallisti e scrittori del noir italiano, oltre che da un consulente storico, Romano Turrini.

Come d’arco scocca ovvero Il castello di Arco attraverso i secoli in tredici racconti annovera dodici racconti in versione illustrata (pubblicati da «Il Sommolago») e un tredicesimo, di Giada Trebeschi, giudicato troppo audace e inserito nell’edizione della Borderfiction Edizioni. L’autrice bolognese apre la rassegna con un racconto che muove dalle prigioni padovane di Ezzelino III da Romano, nel 1253, e segue le avventure di Menego, giovane aspirante anatomopatologo, e del falconiere «Angelo» fino ad Arco e alle braccia proibite di Marianna. Renzo Saffi, vicentino, ricostruisce le gesta dell’eroica Cubitosa, sempre nel XIII secolo, e di Gregorius, il suo spericolato paladino, contro il perfido zio Odorico. Alfredo Colitto racconta la storia del pittore Jacopo da Brescia, incaricato di affrescare una stanza del castello e alle prese invece con un delitto d’onore e un regolamento di conti fra nobili. Potrebbe essere lui l’autore dell’intero ciclo riaffiorato nel XX secolo? La storia di Arco, della fortezza e dei suoi abitanti attraversa il 1400, con Maurilio Barozzi, saggista e narratore trentino, e approda, con la giallista e sceneggiatrice genovese Claudia Salvatori, alla più famosa delle visite al borgo e alla rupe, quella di Albrecht Dürer. «Il fantasma del castello» del fotografo e scrittore milanese Gian Luca Margheriti conduce il lettore nel mondo dei Gonzaga, degli Sforza e di Leonardo da Vinci, inedito detective e «cacciatore» di spiriti. Patrizia Debicke si destreggia tra i delitti cinquecenteschi e le prelibatezze del Tirolo meridionale. Andrea Carlo Cappi ambienta il suo racconto all’epoca del Regno d’Italia, dei Savoia e di Otto von Bismark, sulle orme di una feroce “volpe” umana tra le rovine della rocca, bombardata dall’armata francese di Luigi Giuseppe di Borbone Vendôme oltre un secolo prima. Pierluigi Porazzi e Leonardo Gori coprono il periodo tra il 1888 sino al 1917, in piena Grande guerra. Il castello di Arco, pur ferito e mutilato dalle battaglie, è ancora testimone di tragedie d’amore e leggendari tesori nascosti, nel penultimo racconto, datato 1928 e firmato da Giulio Leoni. Chiude la rassegna il curatore, Giancarlo Narciso: è il 1944 e intorno al castello non è ancora arrivata la pace. Ma quelle mura attendono di risorgere tra gli ulivi…