Come diventare buoni

Descrizione

Come si fa a diventare buoni? E, soprattutto, che cosa significa essere buoni? Katie Carr non se l’è mai chiesto: una donna che ha scelto di diventare medico per aiutare gli altri e che ha cresciuto i figli ai valori morali più profondi non ha nemmeno bisogno di porsi la questione. Finché quella donna non tradisce il marito. E allora il marito, David, decide di dare una svolta alla sua vita. Abbandona le arguzie sarcastiche con le quali non risparmiava nessuno, nemmeno la moglie e i figli, e rinuncia a versare veleno su tutto e tutti nella rubrica che firmava regolarmente su un quotidiano locale; insomma, smette di essere «l’uomo più arrabbiato di Holloway» per diventare buono. Ma buono sul serio. Niente di più azzeccato, a questo punto, dell’ entrata in scena di BuoneNuove. Con tanto di piercing alle sopracciglia, una storia di droga alle spalle e tecniche di guarigione dello spirito e del corpo capaci di sfidare tutta la scienza medica, BuoneNuove aiuta David a mettere a punto strategie di bontà e varare progetti piccoli e grandi per contribuire a risolvere il problema della sofferenza umana: lasagne prese dal congelatore di casa per sfamare i barboni del parco, giocattoli e computer sottratti ai figli per intrattenere i bambini meno fortunati, esortazioni agli abitanti della via perché ciascuna famiglia metta a disposizione una stanza per un senzatetto e infine un bel manuale di istruzioni su come redistribuire equamente le ricchezze mondiali. Com’è prevedibile, Katie perde ogni punto di riferimento: il marito è irriconoscibile, i due figli si schierano l’uno con la madre e l’altra col padre, e lei deve sopportare la convivenza coatta con BuoneNuove e un senzatetto che si fa chiamare Scimmia. E, catapultata in una realtà tutta nuova, è costretta a riflettere anche sulla crisi del suo matrimonio.

Autore: Hornby Nick

Editore: Guanda

Autore della recensione: Marika Piscitelli

 

Recensione

Se qualche settimana fa qualcuno mi avesse dato la possibilità di esprimere un desiderio, penso che probabilmente avrei scelto proprio questo, perché non mi sarebbe venuto in mente nient’altro – nemmeno i soldi – in grado di migliorare la qualità della mia vita – la nostra vita – in modo così radicale. Oh, avrei mormorato qualcosa sulle cure per il tumore o la pace nel mondo, certo, ma in cuor mio avrei sperato che il genio della lampada non mi consentisse di fare la parte della persona buona. In cuor mio avrei voluto che il genio dicesse: «No, tu sei un medico, fai già abbastanza per il mondo, con quelle pustole e tutto il resto. Scegli qualcosa per te stessa»”.

Forse all’inizio lo abbiamo scelto (FORSE), ma poi le cose sono cambiate ed ora magari non ci appartiene più.

Che fare? Continuare la recita per non sconvolgere chi ci circonda? O ammettere semplicemente che ciò che vogliamo oggi è diverso da ciò che desideravamo un tempo?

Katie Carr è un medico ed anche una madre attenta e premurosa, una di quelle persone che dall’esterno tutti qualificherebbero come “buone”.

Il marito David invece cura con cinica ironia una rubrica su un quotidiano locale; è sempre nervoso, arrabbiato, un “cattivo”.

Ma il confine tra il Bene e il Male esiste davvero? O siamo tutti un po’ buoni e un po’ cattivi?

Quando ci lasciamo trasportare dalla vita, dal Caso, scopriamo aspetti sconosciuti del nostro carattere, lati oscuri o solari. Quando gli eventi si sviluppano in un modo imprevedibile, che sfugge finalmente al nostro controllo, e riusciamo ad accettare il fatto che nulla sia scontato, possiamo anche arrivare a trasformarci in ciò che non siamo mai stati o, più verosimilmente, accettarci per ciò che siamo veramente e tuttavia non credevamo di essere.

Ottima la prima parte, brillante l’idea. Poi… si perde: i capitoli diventano superficiali e il finale è asettico.

Tutti noi ricopriamo un ruolo.

Recensione di Marika Piscitelli