Compromesso

Quarta di copertina

«Dovlatov semplicemente ride. Senza secondi fini, senza sottofondo». «In Dovlatov il lettore occidentale riconoscerà anche se stesso. In questa universalità dell’umorismo dovlatoviano risiede, forse, la qualità fondamentale della sua prosa». Vanno assunti pressoche testualmente, come guida alla lettura, questi giudizi di critici su uno scrittore russo contro ogni corrente, morto prematuramente nel’90, da sempre dissidente ed emigrato in America con l’ultima ondata, molto amato dalla critica, meno dai suoi colleghi dell’emigrazione. E ad essi va utilmente aggiunta l’esclamazione di Kurt Vonnegut alla presentazione newyorkese di un libro di Dovlatov: «siamo felici che lei sia tra di noi». poiché infatti a spiegare l’amore che suscita questo che è ormai da considerarsi un caso letterario in ternazionale bisogna ricorrere al ritemprante senso di felicità che esala dalle sue commedie quotidiane, lo splendente umorismo che filtra dai suoi infiniti aneddoti (paragonato senza mediazioni all’umorismo di Cechov). Tanto che, se il lettore astraesse dal luogo e dal tempo del loro svolgimento (la repubblica estone dell’URSS, nell’era di Breznev), questi compromessi potrebbero benissimo raccontare come nasce universalmente una non-notizia, come è fatto veramente il mondo della non comunicazione.

Autore: Dovlatov Sergej

Editore: Sellerio

Autore della recensione:

 

Recensione

L’opera “Compromesso” di Sergei Dovlatov (Компромисс) induce il lettore all’identificazione.

Sebbene la voce narrante, Sergei Dovlatov (n.d.r. l’autore ha dato al personaggio il suo stesso nome), sia un giornalista con il vizio del bere che racconta una dozzina di spaccati di vita nell’Estonia sovietica, la maggior parte dei lettori potranno riconoscere se stessi nel “Compromesso“.

Dovlatov guarda al compromesso e all’onestà attraverso i suoi aneddoti, ognuno dei quali consiste in un ritaglio di giornale accompagnato dal racconto sul come le informazioni per quell’articolo siano state da lui stesso raccolte. Queste storie, solo in parte collegate le une alle altre, sono incentrate sulle ridicole richieste del suo capo, sulle tipiche difficoltà burocratiche e sulla penetrante mancanza di logica della vita.

Sono vari i posti dove il lavoro porta Dovlatov, e tra questi una “casa di nascita”, un caseificio e un cimitero. Nei suoi viaggi sono sempre presenti la vodka e l’approccio umoristico.

I colleghi di Dovlatov, gli amici e le varie fonti entrano ed escono dalla sua narrativa senza minare il realismo dell’opera: i dettagli mancanti può colmarli il lettore. (…) Tutti siamo esseri umani imperfetti, con una dose di Dolatov in noi: tutti siamo stati spinti in situazioni che ci hanno fatto sentire compromessi, usati e alienati.

Dovlatov è un narratore amichevole e intrinsecamente inaffidabile, che costruisce le sue storie con uno stile semplice ed elegante che rende i personaggi e le situazioni universali. Credo che la familiarità sia la cosa che rende il triste umorismo di Dovlatov così divertente. Le situazioni e le complicazioni che presenta sono prevedibili, come il funerale dove si trova a trasportare la bara senza neanche conoscere il defunto.

Ma la prevedibilità qui funziona. Anche prevedendo cosa sarebbe successo, mi divertivo a indovinarlo e poi scoprire i colpi di scena di Dovlatov sulle storie familiari. Leggendo “Il compromesso” mi sono spesso trovata, contemporaneamente, a ridere ad alta voce e scuotere la testa.  Tutto sembrava semplicemente giusto.

Alcuni aspetti del “Compromesso” – tipici della vita di tutti i giorni nell’epoca sovietica – possono apparire non familiari ai lettori non russi, ma Dovlatov fornisce un’appropriata introduzione alle regole perverse che pervadevano la vita pubblica e privata. Queste ricorrono continuamente e ovunque. Non importa come tentiamo di fuggire dai nostri problemi individuali – magari attraverso la vodka, la birra, la tv e sì, anche la narrativa. Credo che la narrativa stratificata de “Il compromesso”, che rivela delle verità paradossali e delle metafore sulla vita, possa piacere a lettori di ogni luogo. Forse ci aiuterà a ridere un po’ di più di noi stessi.

SOMMARIO: Molto raccomandato ai lettori a cui piace la prosa semplice e ben costruita sulla vita di tutti i giorni e sul suo significato più ampio. Alcuni aspetti dell’umorismo sovietico, che possono piacere a molti (come a me), potrebbero deprimere altri. “Compromesso” è, per me, un esempio di cosa dovrebbe essere la narrativa: storie che si leggono con semplicità quando si è stanchi alla fine della giornata, ma che esprimono idee che penetrano nel subconscio e si collegano tra loro.

Nota: Secondo il volume di Dovlatov che ho in prestito, gli aneddoti nel “Compromesso” sono stati scritti come storie singole  tra il 1973 e il 1980. La maggior parte non includeva il preambolo sul giornale, che fu aggiunto successivamente per collegare gli episodi. Stranamente la recensione del New York Times riferisce di 11 storie, seppur la mia versione ne abbia 12.

Nota i-LIBRI: L’opera di Dovlatov è stata pubblicata in Italia nel 1996 dall’editore Sellerio nella collana Il Castello, a cura di Laura Salmon.

*        *        *       *

 

Articolo tradotto dall’inglese da Diego Manzetti, in collaborazione con il blog Lizok’s Bookshelf: originale disponibile al link: http://lizoksbooks.blogspot.co.uk/2007/12/dovlatovs-uncompromising-compromise.html