Consigli di volo per bipedi pesanti

Un inno alla leggerezza. E non a quella che fa rima con frivolezza, ma un invito a sgravarsi, a liberarsi dei troppi pesi che ci mettiamo addosso. Perché di insostenibile c’è soltanto l’affanno per voler essere diversi da ciò che si è. Poesie che hanno la forza di un’esortazione e sono agili come canzoni pop. Parlano dell’accettarsi, nel bene e (soprattutto) nel male. Dell’avere dubbi e sbagliare, nella vita come in amore. Questo libro è un elogio dell’imperfezione, dell’errore, dello sbaglio, parole per esseri imperfetti perché vivi. E dell’equivoco, dell’errore, dell’approssimazione, ci si veste con fierezza. Alessandra Racca si dimagrisce il passo per essere leggera al mondo e poggiarci sopra, camminando, l’essenziale: la luminosa trasparenza dell’imperfezione.

 

 

Autore: Racca Alessandra

Editore: Neo Edizioni

Autore della recensione: Tommaso De Beni

 

Recensione

Consigli di volo per bipedi pesanti è un libro di poesie della torinese Alessandra Racca facente parte della collana Intimate di NEO.


Il libro ha una struttura precisa, diviso in capitoli tematici che alternano atteggiamenti intimistici, sapienziali e domestici: Gioco dell’oca innamorataSerie della marmellataDimissioniFigurinePoesie d’amore per bipedi complicatiSerie della guerra in pantofoleSerie dei muri. È evidente la volontà di togliere, di raggiungere una ‘leggerezza seria’, alla maniera di Calvino, anche se non mancano riferimenti un po’ amari alla condizione femminile (10 modi per assassinare una donna senza ucciderla).


Il linguaggio è semplice, per lo più colloquiale, segue quella linea che va da Saba a Penna passando per Caproni e che persegue uno stile quasi prosastico, ma senza rinunciare a ritmo e musicalità. Lo stile lavora su metafore, doppi sensi e giochi di parole che a volte chiamano in causa il corpo stesso dell’autrice. Il tono, a volte da filastrocca, fa pensare anche alle poesie di Elsa Morante (Il mondo salvato dai ragazzini) e la componente erotica, seppur meno esacerbata, fa pensare a Patrizia Valduga, ma anche alla più notevole Sylvia Plath: «hai detto è bella è bella la tua carne/hai detto questa è una porta non è una ferita/il tuo seme l’ha curata» (pag.17); «nemmeno un crocifisso/a cui guardare il pene» (pag.64).


Il paragone più calzante e anche più contemporaneo è però quello con Guido Catalano, soprattutto per il tono ironico e scanzonato, e infatti Alessandra Racca è un’esponente della poesia performativa, che si apprezza di più negli happening e nei poetry slam recitandola ad alta voce ed in cui la stessa voce e il corpo dell’autore vanno a costituire uno stile più incisivo e importante di quello scritto. Questo non è un libro d’esordio, e si vede, perché il linguaggio ha assunto ormai una coerenza interna e la sua poetica ha una fisionomia precisa e per questo apprezzabile.

di Tommaso De Beni