Cosa vogliono le donne

L’autrice di Paura di volare fa il punto sulla donna del terzo millennio. Un ritratto affettuoso che le donne vorranno leggere per capirsi e gli uomini per cercare di capirle.

Autore: Jong Erica

Editore: Bompiani

Autore della recensione: Lucilla Parisi

 

Recensione

Noi artisti subiamo il fascino del sudiciume perché sappiamo che ogni essere umano nasce nella sporcizia. Gli esseri umani vengono alla luce tra piscio e merda, e così pure romanzi e poesie. Solo liberandoci delle inibizioni che ci fanno inchinare al decoro sociale possiamo esplorare la profondità dell’inconscio. Con il gioco pornografico, asseriamo la nostra libertà.

Da Lolita di Nabokov ad Huckleberry Finn di Twain, passando da Tropico del Cancro di Miller a Incesto della Nin, Erica Jong ci accompagna in un insolito viaggio nella letteratura dell’’800 e ‘900 (e non solo) con la forza dissacrante della sua scrittura. Ci svela segreti, aneddoti, circostanze in cui i più grandi romanzi (buona parte dei quali bistrattati e censurati dai contemporanei) sono stati generati.
Il faticoso lavoro creativo che conduce alla realizzazione di un romanzo passa spesso attraverso percorsi insidiosi e soprattutto attraverso studio, ricerca e devozione.

Creatività e gravidanza, ci spiega la Jong, non sono sovrapponibili, nonostante le numerose analogie e una donna, soprattutto se madre e scrittrice, lo sa bene.
La creazione letteraria è solo pura fatica, assai diversa dallo sviluppo di un bambino nel grembo, che va avanti a dispetto della volontà consapevole della donna.

Un tempo, quando la gravidanza non era una scelta ma un’imposizione e la femminilità un infelice stereotipo, le scrittrici rinunciavano a diventare madri per non perdere lo spazio necessario alla creatività. Oggi è certamente più facile per un’artista coltivare quello spazio anche se madre, ma non certo semplice.

L’esperienza umana e artistica della Jong costituiscono il pretesto (spesso assai divertente) per un’accurata analisi sociale e politica, oltre che culturale, del ‘900. Dalla letteratura americana a quella europea, dal primo Dopoguerra all’America di Clinton, dalla pornografia al femminismo, la Jong non fa prigionieri. Sferzante e dissacrante la sua critica – forte degli straordinari incontri che la vita e la carriera di scrittrice le hanno riservato – non ha peli sulla lingua.

Per chi ne ha letto romanzi e memorie (Paura di Volare o Il diavolo fra noi, per citarne solo alcuni), nulla di sconvolgente. La Jong ci sa fare con le parole e con le immagini: la scrittura è il suo pane e la fantasia la sua straordinaria forza.
Un po’ saggio un po’ autobiografia (la descrizione della sua casa nel Connecticut vale da sola una lettura), Cosa vogliono le donne è un elogio alla libertà della creatività, alla forza delle scrittura, al coraggio delle parole. Le voce è tutta femminile, ma non è un saggio che parla di donne e solo alle donne: tratta della Creazione, nel senso più laico del termine, contro ogni forma di immobilismo e censura. Oggi come un tempo.

Noi tutti, se siamo onesti, sappiamo che l’arte è un peto in faccia a Dio. Solo l’artista dell’establishment, la cui opera esiste principalmente per giustificare le ingiustizie dello status quo, si illude di essere simile a Dio. Il rinnegato, l’eccentrico, il ribelle, l’Henry Miller, il Rabelais, il Blake, il Neruda, il Whitman, sa che quel che rende valida la sua opera è in parte la sua criminalità. Se a un certo punto non è stato messo al bando, bruciato, privato del suo sostentamento, maledetto dagli accademici, denigrato da autoeletti custodi dell’arte, allora sa di aver fatto qualcosa di sbagliato.

di Lucilla Parisi