David Golder

Descrizione

«David Golder è un libro che gronda odio, soprattutto verso il denaro e tutto ciò che può essere trasformato in denaro, oggetti e sentimenti, e verso le forme infinite che il denaro può assumere. Oggi, non ci rendiamo conto di cosa sia stato il denaro nel diciannovesimo secolo, o nella prima parte del ventesimo: una fiamma ardentissima, una colata di sangue disseccata, sbarre d’oro sciolte e di nuovo pietrificate. Diventava eros, pensiero, sensazioni, sentimenti, fango, abisso, potere, violenza, furore, come nella Comédie humaine … David Golder è un libro durissimo e secchissimo, che incide di continuo terribili ritratti, che in parte ricordano la memorialistica e la tradizione aforistica francese». (Pietro Citati)

David Golder è la terza opera pubblicata dell’allora promettente Irène Némirovsky. Era il 1929 e l’editore che diede alle stampe il romanzo lesse il manoscritto in una sola notte. Non sapeva affatto che l’autrice fosse la giovane ventiseienne Irène, dato che l’elaborato gli era pervenuto in forma anonima. Venne in seguito presentata nei circoli letterari ristretti di Parigi, riscuotendo un notevole successo tra la critica del tempo.

Il titolo del romanzo fa riferimento allo stesso protagonista, un uomo di origini ebree dal carattere a dir poco freddo, quasi inesistente. Insieme al suo collaboratore Marcus è titolare della Golmar, una società avente quote azionarie in diverse compagnie petrolifere russe. Vive tra Parigi e la sua residenza vacanziera di Biarritz, casa in cui sua moglie Gloria organizza feste invitando parte di una certa elitè francese. Sua figlia Joyce invece trascorre gran parte del tempo sperperando il denaro che suo padre guadagna, attraendo uomini pronti a sposarla per sfruttare solamente le sue ricchezze.

Tutto ha inizio con il suicidio del suo collega Marcus, avvenuto per via dei soliti problemi finanziari. Sarà questo evento a far scaturire tutte le riflessioni del protagonista sin dalle prime pagine del romanzo. Il suo rapporto complicato con Gloria, moglie che non ha mai amato se non durante i primi anni del matrimonio, e quello con sua figlia, detterà le mosse dei suoi pensieri. Ma basta poco per capire che il lato esistenziale di Golder è rappresentato da quello economico.

Qualche giorno dopo il funerale del suo collega, egli verrà colto da un improvviso malore al cuore che lo costringerà a un riposo forzato, rinunciando al suo lavoro, ai suoi affari. Durante la convalescenza, deciderà di abbandonare la moglie Gloria per via della sua dipendenza cronica dal denaro e da tutte le ricchezze affini. Sarà quest’ultima a infliggere il colpo di grazia alla situazione emotiva e fisica del protagonista. Svelerà, durante una discussione, che Joyce in realtà è figlia del suo amante Hoyos, con cui ha instaurato una relazione clandestina (che David intuisce fin da subito) da quasi venti anni.

Da quel giorno Golder deciderà di non passare più un soldo alla sua famiglia, tanto meno a Joyce. Si trasferirà nella casa di Parigi, assistito da una giovane governante, ricevendo visite da un conoscente di nome Soifer.

L’impossibilità di concludere i suoi affari lo tormenterà in maniera crescente. Tenterà a quel punto il tutto per tutto con la chiusura di un contratto a Mosca. L’intento, nonostante la scoperta della falsa paternità, è di lasciare una grossa eredità a Joyce.

David Golder muore dopo aver concluso l’affare più grande della sua vita. Lasciati gli uffici di Mosca, si imbarca su una nave diretta a Costantinopoli e quel viaggio gli costa la vita.
Durante i suoi ultimi respiri viene assistito da un giovane ragazzo incontrato sulla nave, un giovane ventenne fiducioso e alla ricerca di fortuna in un nuovo paese, come lui stesso aveva fatto.

L’intera opera della Némirovsky è incentrata sull’alta borghesia francese e russa, di cui la sua famiglia, originaria di Kiev, faceva parte e affronta inoltre la tematica antisemitica.
Per far pubblicare i suoi romanzi l’autrice fu costretta a scegliere degli pseudonimi per nascondere le sue origini. Fuggì con la sua famiglia dalla Russia durante la sanguinosa rivoluzione del 1917, ma ciò non le risparmiò l’incubo della deportazione, avvenuta nel 1942.

Morì di tifo nel campo di concentramento di Auschwitz un mese dopo il suo arrivo, all’età di trentanove anni. Anche suo marito, che aveva cercato inutilmente di farla liberare, venne giustiziato dalla forze naziste quello stesso anno.

Recensione di Michele Nenna