Delitti di gente qualunque

Descrizione

L’antica rocca che sorge dove s’incontrano le acque spumeggianti del Limentra e del Reno ha una fama sinistra. Molti delitti vi sono stati consumati nel corso del più buio medioevo, molti corpi gettati nei flutti dei due fiumi. Questa fama perdura nell’Ottocento, con la morte del conte Mattei – che ha restaurato la rocca – e con altre fini misteriose nel corso dell’ultima guerra. E una nomea non migliore ce l’ha una certa Casa Beroaldo, in dialetto Ca’ d’Bemeld. Sono i luoghi attorno ai quali si snoda l’intricata trama di questo giallo. Il fotografo Marco Prandoni Servigliani, detto “Due scatti”, viene ritrovato massacrato. “Due scatti” era sulle tracce di una grossa quantità di radium conservata durante la guerra dall’Istituto di radiologia dell’Università di Bologna per la cura dei tumori e requisita dai tedeschi per la corsa del Reich alla bomba atomica. Le indagini, per Sarti Antonio e per il suo fido compagno, l’anarchico Rosas, si annunciano veramente complicate.

Autore: Macchiavelli Loriano

Editore: Mondadori

Autore della recensione: Vanloon12

 

Recensione

Sarti Antonio, Sergente. Il primo, forse l’unico, investigatore all’italiana. Arcinote le sue manie, a partire dal caffè, una cosa seria, con cui non si scherza, che si può bere a qualsiasi ora purché sia buono. E quello buono lo prepara solo Sarti Antonio, sergente, con una miscela speciale conservata in modo speciale e dosata in modo speciale. La fiamma e l’acqua, mai troppe e mai poche. Perché piace tanto, Sarti Antonio? Forse per la sua normalità, per non dire mediocrità, rischiarata da lampi di puro genio o da caratteri singolari, come la prodigiosa memoria. Tutti noi siamo Sarti Antonio, piccoli di fronte alle tragedie, normali eppure – ci piace pensare – capaci di guizzi che portano alla luce inaspettate risorse; ogni volta che Sarti Antonio si imbarca in una nuova indagine, è come se lo facessimo noi.

Sfondo di “Delitti di gente qualunque” è l’Appennino bolognese, il paesino di Riola di Vergato, tra le vallate del Reno e del Limentra (chè sì cara a Francesco, dice Macchiavelli, inteso come Guccini, collega di scrittura di diversi gialli di successo, a cui affida persino un cameo dove compare lo stesso autore). A Riola sorge Rocchetta Mattei, castello di epoca matildica trasformato con minareti, passaggi segreti e altri ammennicoli dal conte Mattei nel XIX secolo. Bizzarro personaggio, questo conte, comunque precursore di una forma di medicina sperimentale che combina il potere delle erbe e l’elettricità: l’elettromeopatia. Tale è la sua fama che Dostoevskji lo cita nei Fratelli Karamazov e a Rocchetta Mattei pare abbiano sfilato zar, re e poeti come Rimbaud.

Quando Sarti Antonio arriva alla Rocchetta, però, del conte restano solo le memorie e i ricordi di qualche abitante del luogo e l’edificio ha quasi le sembianze di una rovina da romanzo gotico. Il nostro questurino, come lo definisce la voce narrante (per assonanza emiliana, a me ricorda quella del mondo piccolo in cui si muovono Don Camillo e Peppone) finisce a Riola mentre cerca di rintracciare l’immancabile talpone Rosas, anarchico ricercatore dell’Università di Bologna, accusato – tra l’altro – di omicidio e di terrorismo. Rosas, a sua volta, è sulle tracce del radium trafugato dalle SS al Policlinico di Bologna, già negli anni ’40 all’avanguardia della cura dei tumori. Sulle tracce del radium, ovviamente, ci sono anche altri. Creature che si muovono tra realtà e fantasia, fatte di tre elementi: carne, ossa e suggestione.

Non è un giallo classico, questo romanzo, come non lo sono i romanzi di Camilleri con protagonista Montalbano, per dirne un’altra. La soluzione piove dal cielo (letteralmente, Sarti vivrà un secondo diluvio universale) ma poco importa. Delitti di gente qualunque si legge volentieri proprio per la sapiente costruzione dei personaggi, così falsi da diventare veri. E per prenderci un caffè “alla Sarti Antonio”, perché di così buoni non se ne trovano in giro.

Recensione di Vanloon12