Difendere l’indifendibile

Autore: Block Walter

Editore: Liberilibri

Autore della recensione: Murray

 

Recensione

Se fosse istituito un premio letterario per il testo più dissacrante e politicamente scorretto, probabilmente “Difendere l’indifendibile”, scritto negli anni’60 da Walter Block ma ancora sorprendentemente attuale, vincerebbe con irrisoria facilità.

In circa 250 pagine Block riabilita infatti alcune fra le più contestate figure della società, non solo moderna, dallo spacciatore alla prostituta, passando per il maschilista, il poliziotto corrotto, il crumiro e molte altre, attribuendo loro l’espressa qualifica di veri e propri “eroi”, non tanto sul piano morale – sul quale Block sceglie coerentemente di non esprimersi – quanto sul piano della contrapposizione ad un sistema discriminatorio e fondato sul pregiudizio diffuso.

Per realizzare il suo intento, l’autore ha dalla sua parte l’affilatissima arma della logica, con la quale recide – con una chiarezza e semplicità a tratti disarmanti – molti fra i preconcetti che condizionano il pensiero comune e che, soprattutto, determinano l’indebito intervento statale in ambiti che dovrebbero rimanere, invece, soggetti alla libera ed incondizionata negoziazione fra privati.

Block ha il pregio di trattare argomenti delicati – o quantomeno solitamente considerati tali – con grande ironia e piena padronanza della materia, guidando passo per passo il lettore attraverso la strenua ed efficace difesa della libertà individuale, anche quando la stessa si esprime nella vendita di stupefacenti, del proprio corpo, di abitazioni dissestate, nel prestito di denaro a tassi d’interesse elevato o nella speculazione finanziaria.

“Difendere l’indifendibile” è dunque un testo che smaschera tutte le contraddizioni di una società che, nel rivendicare una pretesa finalità solidaristica, viola constantemente il diritto di ciascuno a concludere liberi e volontari scambi di beni o servizi, anche laddove non ne deriva alcun nocumento a danno dei terzi.

Una società che, quindi, si preoccupa solertemente di non discriminare le categorie più disparate, dimenticandosi che gli unici titolari di diritti sono gli individui autonomamente considerati, e che ogni popolo, collettività, minoranza o gruppo è in realtà solo la somma di soggetti che dovrebbero essere lasciati liberi di decidere ciò che è meglio per sè stessi, nel limite della non compressione dei diritti altrui.

Recensione di Murray