Dove troverete un altro padre come il mio

Rossana Campo, ancora una volta senza infingimenti e con lo stile dirompente e “difforme” che caratterizza la sua produzione letteraria, ma mettendosi in gioco forse più che in ogni altro suo libro, racconta qui il rapporto con Renato, il padre amatissimo e difficile scomparso di recente; o meglio con le molteplici figure, spesso contraddittorie, che Renato ha incarnato lungo tutta la sua vorticosa esistenza: il maestro di vita che fin da piccola esorta la figlia a rifuggire ogni forma di condizionamento e ipocrisia, ma anche l’irresponsabile che per niente e nessuno si separerebbe dalla sua amica più fidata: la bottiglia; l’individuo gioviale e irriducibilmente ottimista, ma anche l’attaccabrighe, dominato da una rabbia incontenibile; e ancora lo “zingaro” che non sopporta alcuna imposizione e non riconosce alcuna autorità, il contaballe prodigioso, il casinista indefesso, il terrone orgoglioso in un Nord che lo respinge… in una parola un essere infinitamente vitale e tremendamente fragile. Ne emerge un racconto, magari spudorato, ma proprio per questo di rara autenticità, della parte più profonda di sé.

 

 

Autore: Campo Rossana

Editore: Ponte alle Grazie

Autore della recensione: Bruno Elpis

 

Recensione

Rossana Campo si è aggiudicata il Premio Strega Giovani 2016 con il romanzo Dove troverete un altro padre come il mio (Ponte alle Grazie).
Il premio speciale viene decretato da una giuria composta da cinquecento giovani d’età compresa tra i sedici e i diciotto anni, studenti di cinquanta scuole superiori e quindi riveste, nella mia curiosità, un particolare significato in quanto la scelta operata dai giovani è sintomatica dei loro gusti e interessi ed è espressione di tendenze, preferenze e stati d’animo generazionali (ovvio, tutto ciò nell’ambito della precedente scelta che ha ristretto a dodici la rosa dei candidati).

Con questa curiosità socio-psicologica ho pertanto letto il romanzo di Rossana Campo, un poco prevenuto rispetto al linguaggio che tanto accomuna il testo alla parlata greve degli  adolescenti.
Possibile che sia soltanto questo il motivo della predilezione dei teenagers?
La risposta è giunta in modo autonomo con la lettura dell’ultima pagina del libro. E questa è la mia opinione finale: «Nossignori, questo romanzo ha coinvolto i ragazzi perché smuove l’intimità (“Io prendevo questi fogli con una tempesta nel cuore, lo sentivo un gesto molto intimo”), interpreta la pena, dà forma al senso dell’inadeguatezza (“Lui c’era? Ha assistito al parto?”) e della diversità che probabilmente impazza in molti di loro, come in molti di noi. E lo fa in modo grezzo, con linguaggio rude e cacofonico (“Mi stanno sul culo i normali, i precisini…”), attraverso l’estetica dell’inquietudine.»

Sarebbe stato facile celebrare un padre idealizzato.
Credo non sia affatto semplice ritrarre un padre irrequieto (“La sua amata compagna di vita, la sua stella polare, la sua bottiglia”), ripercorrere i ricordi di sofferenze (“Papà ha perso un’altra volta il lavoro, è di nuovo disoccupato e mamma cuce...”) inflitte da una condizione di disagio (“Quando dovevamo tornare a casa in silenzio, quasi di nascosto, nella casa devastata dalle sue crisi, dal suo dolore, dalle emorragie…”), isolare le gioie di una vita instabile (“Ho vinto il premio della Cassa di risparmio di Genova e Imperia”), aggrapparsi al vitalismo e all’originalità (“La lanterna troppo bella ma completamente sbagliata che mi aveva disegnato Renato”) di uno spirito irregolare. Ed è doloroso immedesimarsi in un padre difficile (“Ho cercato di assomigliarti il meno possibile, ma ti assomiglio troppo…”), sino a percepirlo coessenziale, sino a rimpiangerne l’assenza (“Non lasciarmi sola quaggiù pa’, io non sono attrezzata per stare al mondo senza di te, senza nemmeno più uno della mia tribù, senza nemmeno più un apache, uno zingaro…”)…

La parte finale del romanzo è struggente (“Questi millesettecento euro che ha lasciato a noi figli mi sembrano un regalo grandioso, come se ci avesse lasciato un castello”) e disperatamente raziocinante (“Com’è che hai cominciato a bere?”). Rossana Campo fa provare il rimorso al lettore che giudica (“C’è sempre qualcuno, un normale che arriva a dirmi che testa di cazzo è mio padre”). E lo coinvolge convincendolo che un padre come questo è speciale davvero, perché anche da morto sa inviare messaggi di appartenenza alla sua figliola prediletta (La lontananza sai è come il vento…).
E allora sì, si comprendono facilmente i motivi della scelta dei giovani.

Bruno Elpis