Firmino

Descrizione

Firmino è un topo nato in una libreria di Boston negli anni Sessanta. È il tredicesimo cucciolo della nidiata, il più fragile e malaticcio. La mamma ha solo 12 mammelle e Firmino rimane l’unico escluso dal nutrimento. Scoraggiato, si accorge che deve inventarsi qualcosa per sopravvivere e comincia ad assaggiare i libri che ha intorno. Scopre che i libri più belli sono i più buoni. E diventa un vorace lettore, cominciando a identificarsi con i grandi eroi della letteratura di ogni tempo. In un finale di struggente malinconia, Firmino assiste alla distruzione della sua libreria ad opera delle ruspe per l’attuazione del nuovo piano edilizio.

Autore: Savage Sam

Editore: Einaudi

Autore della recensione: Stefania De Paolis

 

Recensione

Boston. Anni 60. Nello scantinato di una libreria Flo, topa alcolizzata, dà alla luce la sua nidiata di 13 topini. Firmino, più piccolo e debole, non riesce a nutrirsi, continuamente scacciato dai suoi fratelli. D’altronde, questa è la legge di natura: solo i più forti sopravvivono. Ma Firmino non resta in un angolo a guardare, la fame aguzza l’ingegno, così pensa di cibarsi dell’unica cosa che in quello scantinato non manca: libri. Col tempo Firmino si rende conto che i libri più buoni sono anche i migliori, e comincia così a sostituire il nutrimento del corpo con quello della mente.

I libri gli sono necessari: in essi Firmino scorge uno spiraglio di fuga da una vita che non gli appartiene. Sono la sua grande occasione: può liberarsi di tutti i vincoli che la vita gli ha imposto, ricominciare tutto da capo, ricrearsi un’identità.

Da quel momento in poi Firmino si nutre di romanzi identificandosi di volta in volta con i grandi personaggi della letteratura, si fa una personale idea della vita e delle persone, inizia a provare sentimenti, pulsioni, ambizioni.

Ma qui cominciano anche i problemi. Perché nonostante il suo intelletto sviluppato e i suoi atteggiamenti quasi umani, per la società civile Firmino non esiste. L’apparenza conta. Un topo è un topo. Il bisogno di Firmino di costruirsi un’esistenza normale si scontra con degli ostacoli insuperabili: non può scrivere i suoi libri, non può parlare e dare libero sfogo ai suoi sentimenti di tenerezza e amicizia verso Norman, proprietario della libreria dove è nato, e Jerry Magoon, lo scrittore che lo ha preso con sé e curato amorevolmente.

La sua libertà non esiste perché va a cozzare con l’impossibilità di vivere all’interno della società con tutte le sue regole.

Essere umano in un corpo da ratto, triste maschera da cui non può liberarsi, Firmino nelle sue storie, quelle che legge e quelle che inventa, cerca soprattutto delle risposte: cerca il “senso della sua vita ridicola”.

Recensione di Stefania De Paolis