Una vita piena

“È la storia di un uomo e di sua moglie, di come diventano genitori di un bellissimo bambino”: questa – per usare le parole di Fante in una lettera alla madre – l’idea portante di “Full of life”. Ma, come in tutti i romanzi del grande narratore americano, è molto difficile riassumere le invenzioni, l’ironia, le meraviglie della sua scrittura: si può solo goderne il divertimento e la forza che la ispirano. Pubblicato nel 1952 e qualche anno dopo adattato per il cinema (con tanto di nomination all’Oscar per la migliore sceneggiatura), è il libro più comico e autobiografico scritto da John Fante, il suo ultimo romanzo prima del lungo silenzio durato oltre venticinque anni. E dunque ecco John e sua moglie Joyce alle prese con l’arrivo del loro primo figlio, l’improvviso attacco di una schiera di voraci termiti alla loro casa di Los Angeles, il soccorso di papà Nick, il “più grande muratore della California”, e ancora una serie interminabile di piccole disavventure e litigate, tra lacrime, sorrisi, crisi mistiche e formidabili bevute di vino.

[vc_row][vc_column][vc_column_text]John Fante, per narrare questa storia intensamente autobiografica, non si avvale del suo alter ego Arturo Bandini, protagonista di celebri romanzi come “Chiedi alla polvere” oppure “Aspetta primavera, Bandini”. Questa volta Fante ci mette la propria faccia, il proprio nome e non solo, perché co-protagonisti sono anche Joyce, la sua vera moglie, ed il padre Nick.  Full of Lifeinfatti è il racconto della gravidanza che porterà alla nascita del primo figlio dello scrittore americano. Gravidanza vissuta con una certa inquietudine da parte di Fante, che affronta i nove mesi che lo separano dall’evento con la sensazione di avere contribuito alla generazione di un “terzo incomodo”. Molto significative a questo proposito sono le parole usate all’inizio del libro che ci fanno capire subito i limiti del protagonista quando riferendosi alla moglie la descrive con “…una sporgenza all’altezza del suo punto vita, una cosa dai movimenti sinuosi, striscianti e contorti come un groviglio di serpi…”. Questa sporgenza crea pertanto una barriera, una linea di separazione fisica e mentale tra i due coniugi che si manifesta con comportamenti e scambi di parole tra il sarcastico ed il tragico, con un senso di alienazione e di auto esclusione da parte dello scrittore.

Come ulteriore ingrediente, con l’intento di aggiungere un pizzico di pepe ad una vicenda già di per sé complicata, Fante non si esime dall’introdurre il padre Nick, muratore abruzzese emigrato in America, chiamato in soccorso dal figlio per riparare una voragine che si è aperta nel pavimento di casa  e provocata dalle termiti. Nick presenta tutte le caratteristiche che si ritroveranno nel futuro lavoro di Fante “La confraternita dell’uva” incentrato, appunto, sulla figura paterna. E’ il classico capo famiglia italo-americano che vuole sempre avere ragione, autoritario, testardo, burbero, scaramantico e soprattutto ubriacone. Ma è anche dotato di grande spirito di abnegazione e, a differenza del figlio, dimostra un grande entusiasmo per la futura nascita del nipote che dovrà assolutamente essere maschio come segno di buon auspicio per il futuro della famiglia. Le parole usate da Fante nel descrivere il rapporto di (finto) odio verso il padre sono veramente spassose e lasciano il posto nelle ultime pagine dell’opera al grande amore che prova questo figlio nei confronti del genitore e che si concretizza in un tenero abbraccio tra i due in ospedale, subito dopo la nascita del primogenito: “….si mise a piangere. Mi appoggiò la testa sulle spalle e il suo pianto divenne molto doloroso. Sentivo le ossa delle sue spalle, i vecchi muscoli che si ammorbidivano e sentii l’odore di mio padre, il sudore di mio padre, l’origine della mia vita. Sentii le sue lacrime calde e la solitudine dell’uomo…”.

In sostanza Full of Life è un’opera che rappresenta un atto di amore di Fante nei confronti della propria famiglia, moglie e padre in primis, anche se il titolo è (volutamente) ambiguo in quanto chi è veramente “full of life”- pieno di vita- nella famiglia Fante? Non certo il narratore così confuso e nervoso, più probabilmente la madre – piena di nuova vita nel suo grembo- o forse Nick, così estremamente entusiasta per la nascita dell’erede.

Recensione di Gabriele Lanzi

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  • Una vita piena

    Descrizione

    “È la storia di un uomo e di sua moglie, di come diventano genitori di un bellissimo bambino”: questa – per usare le parole di Fante in una lettera alla madre – l’idea portante di “Full of life”. Ma, come in tutti i romanzi del grande narratore americano, è molto difficile riassumere le invenzioni, l’ironia, le meraviglie della sua scrittura: si può solo goderne il divertimento e la forza che la ispirano. Pubblicato nel 1952 e qualche anno dopo adattato per il cinema (con tanto di nomination all’Oscar per la migliore sceneggiatura), è il libro più comico e autobiografico scritto da John Fante, il suo ultimo romanzo prima del lungo silenzio durato oltre venticinque anni. E dunque ecco John e sua moglie Joyce alle prese con l’arrivo del loro primo figlio, l’improvviso attacco di una schiera di voraci termiti alla loro casa di Los Angeles, il soccorso di papà Nick, il “più grande muratore della California”, e ancora una serie interminabile di piccole disavventure e litigate, tra lacrime, sorrisi, crisi mistiche e formidabili bevute di vino.

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  • Chiedi alla polvere

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  • La strada per Los Angeles

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  • Sogni di Bunker Hill

    Il romanzo estremo dello sradicamento sotto le luci iperboliche e miserabili della mecca del cinema.

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