Il giorno che diventammo umani

Majakovski scriveva: “Morire non è difficile: vivere, è di gran lunga più difficile”. I personaggi di questa raccolta sperimentano, sulla loro pelle sottile, la durezza di questa verità. Un uomo che si vergogna di sua moglie; una madre di famiglia che scopre la propria inclinazione al tradimento; un ultracentenario che non riesce a morire; una vedova che cerca un’alternativa ai ricordi; un ragazzo troppo grande per essere un bambino e troppo giovane per sentirsi un uomo; una dottoressa che per un attimo intravede, nel corpo di un ragazzo che sta visitando, un figlio morto: sono questi alcuni degli esseri umani che, sospesi tra l’amore e il dolore, tra il desiderio e la paura, vengono fotografati nelle storie di questo libro.

Autore: Zardi Paolo

Editore: Neo Edizioni

Autore della recensione: Simona Comi

 

Recensione

Paolo Zardi, brillante scrittore padovano, con Il giorno che diventammo umani, edito da Neo Edizioni, mette sul piatto della bilancia storie di donne e di uomini, le studia, le soppesa e trova per loro un equilibrio che si risolve nella totalità delle cose.

La raccolta di racconti è una sapiente descrizione di tante vite e di tanti rapporti che si intrecciano senza fine, una rappresentazione della violenza, dell’insoddisfazione, dell’attesa, dell’ambizione, del desiderio, dell’amore e della speranza. Un ritratto dell’essere umano, un essere che va inteso come condizione di “umanità” che può trasformarsi e divenire in un modo che spetta a ciascuno di noi decidere.

Il lettore viene colto di sorpresa quando, passando da un racconto all’altro, visualizza la forma del contenitore che li racchiude e tira un profondo sospiro di sollievo nel capire che la storia di cui ha appena letto non si è esaurita in poche pagine ma continua e rivive nelle vite degli altri. In un sorprendente gioco di prospettive, diviene visibile quel piccolo anello che tiene insieme tutti i racconti, quell’anello protagonista che fa diventare una raccolta un macrocosmo.

L’autore ci mette tra le mani questo spaccato di umanità (in cui il quotidiano acquista una forma di originalità spiazzante) e ci concede di fermarci a spiare, da una qualsiasi tendina scostata di una casa qualunque, la vita di un altro, senza pudore. E mentre osserviamo le vite degli altri, ci torna in mente la nostra e ci domandiamo inevitabilmente quale sarebbe il racconto della nostra esistenza. Qual è il giorno in cui siamo diventati umani?

La scrittura è decisa e coinvolgente e la lettura è consigliatissima.

Recensione di Simona Comi