Gli effetti secondari dei sogni

Descrizione

Lou Bertignac ha dodici anni: la sua famiglia, dalla depressione della madre, vive in un silenzio opprimente, mentre a scuola le sue grandi capacità l’hanno portata in una classe avanzata, piena di studenti più grandi che non hanno nulla a che spartire con lei. Nolwen, diciannovenne, ha un passato che non può essere raccontato, e vive ora alla stazione di Austerlitz, evitando il contatto con chiunque. Due ragazze totalmente sole, completamente diverse ma destinate, in qualche modo, a riconoscersi fra la folla parigina. Un’amicizia che nascerà lentamente ma che arriverà a cambiare il mondo delle due protagoniste. La vicenda, drammatica, di due vite destinate a intrecciarsi e, se non a salvarsi, almeno a trovare nuove speranze.

Autore: Vigan Delphine de

Editore: Mondadori

Autore della recensione: Alessandra Voto

 

Recensione

La maggior parte di noi spesso non presta attenzione alle piccole e grandi comodità che abbiamo. Capita, soprattutto nelle gradi città, di passare accanto a un senzatetto e, un po’ per la fretta che caratterizza le nostre giornate e un po’ perché la nostra mente è sempre occupata da mille pensieri, non ci accorgiamo che lì seduto per terra c’è un essere umano, con un cuore pulsante e con dei sentimenti. Ma Lou Bassignac è una tredicenne sveglia, intelligente ed attenta. Durante le sue solitarie passeggiate non può fare a meno di notare il via vai di persone che corrono da una parte all’altra alla Gare d’Austerlitz. Li osserva, li studia e ne immagina pensieri ed emozioni.

Ad attirare particolarmente la sua attenzione sarà No, una giovane ragazza senzatetto dall’aspetto trasandato e lo stomaco gorgogliante. Con la scusa di offrirle qualcosa da mangiare le due iniziano a frequentarsi e, a poco a poco, nasce fra loro un forte legame di amicizia.

Il libro si lascia leggere in un attimo, ma contiene molti spunti sui quali riflettere.

E’ interessante leggere il mondo, quello vero, attraverso gli occhi di una ragazzina, perché nella sua ingenuità riesce a descrivere ciò che vede in modo semplice, genuino e non “corrotto” dagli stereotipi tipici degli adulti.

Entrambe le protagoniste soffrono: l’una a causa di genitori assenti e l’altra a causa della sua condizione di clochard (dovuta anche a un senso di ribellione giovanile). Traspare la loro solitudine interiore, il dolore causato dalla mancanza di un abbraccio. Ma fortunatamente le cose possono cambiare. Dialogando si possono affrontare meglio i problemi, e mondi che a volte sembrano così distanti vanno ad intersecarsi andando a risolvere l’ “equazione del mondo” e completandosi l’un l’altro. Anche questo significa diventare “grandi”, rinfrancando il cuore con nuove speranze e nuovi sogni per il futuro.

L’autrice è la francese Delphine De Vigan, vincitrice nel 2008 del prestigioso “Prix des libraires” al “Salon du Livre” di Parigi.

Nella vita c’è qualcosa di fastidioso, qualcosa contro cui non si può nulla : è impossibile smettere di pensare. Quando ero piccola ci provavo tutte le sere, allungata sul letto, cercavo di fare il vuoto assoluto, scacciavo le idee una dopo l’altro, prima ancora che diventassero parole […] ma mi imbattevo sempre nello stesso problema: pensare di smettere di pensare è ancora pensare“.

Recensione di Alessandra Voto