Guanti bianchi

Sarajevo, 28 giugno 1914. Sei colpi di rivoltella freddano Francesco Ferdinando d’Asburgo e Sophie Chotek, sposa morganatica dell’erede di Francesco Giuseppe perché “non abbastanza nobile” per diventare imperatrice. In sette capitoli, corrispondenti ai giorni in cui si dipana la querelle fra l’opinione pubblica e Alfred di Montenuovo, incaricato di organizzare le esequie, Edgarda Ferri racconta le discussioni, i puntigli, i compromessi dell’inquietante Gran Ciambellano di Corte, che non riconosce Sophie come moglie legittima dell’erede al trono, arrivando a concederle soltanto un paio di misteriosi guanti bianchi posati sulla bara, poggiata a terra e lontana da quella del marito, issata su un enorme catafalco ornato dai simboli imperiali.

Autore: Ferri Edgarda

Editore: Skira Editore

Autore della recensione: Bruno Elpis

 

Recensione

“Guanti bianchi” di Edgarda Ferri è opera che si situa a metà strada tra il romanzo storico e il saggio. Narra infatti dell’evento che ha costituito la circostanza d’avvio del conflitto mondiale: l’assassinio di Francesco Ferdinando d’Asburgo (“Francesco Ferdinando, che si firmava e si faceva chiamare da tutti Archidux…”) a Serajevo.

Tratteggiando la figura dell’erede al trono (“L’erede alla corona preferiva vivere… non lontano da Praga, in un castello sovrastato da due bianche torri rotonde e circondato da uno sterminato giardino di rose”), l’autrice si sofferma sul legame che lo univa alla moglie (“La data della visita a Sarajevo coincideva con il quattordicesimo anniversario del loro matrimonio. Voleva farle un regalo portandola oltre i confini dell’Impero Austroungarico…”), sposata con matrimonio morganatico (“La principessa Maria Teresa di Braganza aveva convinto Francesco Giuseppe a concedere ai due innamorati un matrimonio morganatico. Un rito riservato all’appartenente a una casa regnante che sposava un altro di condizione inferiore. Antico e crudele”).

Sullo sfondo, la figura dell’ottuagenario Francesco Giuseppe e della Vienna crocevia di cultura (“Vienna è impregnata di musica”), di arti (“Gustav Klimt è stato costretto a ritirare i pannelli che il Ministero della cultura gli aveva commissionato…”), di pregiudizi e di protocolli (“Due funerali separati… hanno tre bambini… Il principe di Montenuovo non sa cosa sia la pietà”).

La narrazione, piuttosto lenta, è consigliata a chi abbia uno specifico interesse per l’argomento trattato.

Recensione di Bruno Elpis