Histoire d’O

Descrizione

Condotta al castello di Roissy dal suo amante René, O è sottoposta a un duro addestramento come schiava sessuale. Posseduta e seviziata, obbligata a soddisfare più uomini, viene istruita a colpi di frusta, sopportando le sevizie grazie a un pensiero più grande e edificante: il suo amore incondizionato per René. Infine, trasformata in una schiava perfetta, viene consegnata in segno di ammirazione a Sir Stephen. Con lui conoscerà nuove vette di dolore, brutalità e amore.

Autore: Réage Pauline

Editore: Bompiani

Autore della recensione: Lucilla Parisi

 

Recensione

Chi avrà pietà di coloro che attendono? E’ così facile riconoscerli: per la loro dolcezza, per il loro sguardo falsamente attento, per la loro assenza“.

E’ l’attesa la protagonista assoluta di queste pagine: l’attesa che si compia la violenza fisica e che arrivi l’assuefazione al dolore; l’attesa della mortificazione brutale e della conseguente redenzione. Questo stato di aspettazione ha il corpo e la mente di O, con le sue camicette leggere, le gonne aperte sul davanti, con le calze ed i guanti da sfilare – all’occorrenza – dal corpo svestito dei suoi indumenti intimi, per essere più facilmente preda delle voglie brutali ed improvvise dei suoi padroni.

O si lascia possedere e sodomizzare da più uomini per compiacere il suo amato René, l’uomo che la condurrà al castello di Roissy per consegnarla al gioco perverso e al dominio illimitato di sconosciuti, coperti da mantelli e calzamaglia aperte sul sesso pronto all’uso.

O, lucida e attenta, vive la sua progressiva e inumana sottomissione con la consapevolezza del suo spossessamento. Il corpo è un oggetto che non le appartiene, la sua volontà è plasmata, annientata, avvinta dalla paura di deludere e quindi perdere Renè. “E questo era a tal punto vero che quando René allentava la sua stretta, quando sembrava assente, o la lasciava con indifferenza, o quando restava a lungo senza vederla…tutto in lei moriva, soffocava…Il giorno non era più il giorno, né la notte la notte, ma macchine infernali che alternavano la luce e l’oscurità, per torturarla”.

La paura dell’abbandono diventa per O la ragione del suo annullamento, sino a consegnare le “chiavi” della propria esistenza al suo nuovo padrone Sir Stephen, amico fraterno di René. A lui O svenderà se stessa, lasciandosi profanare, sino a fargli lacerare le sue terga – troppo strette – e sino a farla sanguinare. Da lui si lascerà colpire regolarmente da uno scudiscio, affinché i segni del dominio dell’uomo su di lei rimangano impressi sulla carne. A lui O concede di trasformare il proprio fisico, indossando quotidianamente un bustino per assottigliare la vita, dopo essere stata misurata e studiata dalla perversa consigliera e complice dello scempio di Sir Stephen, Anne-Marie. Per il suo nuovo padrone O accetta la devastazione del suo corpo fino al gesto estremo di farsi marchiare a fuoco le terga con le sue iniziali e di farsi forare il lobo sinistro del sesso per applicarvi dei ferri che, ad ogni passo, le oscillano fra le gambe e a cui – all’occorrenza – applicare la catena di un guinzaglio.

O si trasforma nell’oggetto di cera da esibire come un trofeo, nell’animale – coperta solo da una maschera di piume – da condurre alle feste per soddisfare la curiosità e la perversione dei tanti osservatori. Nella sua agghiacciante lucidità, O è testimone consapevole della sua trasformazione, necessaria quanto l’amore per il suo padrone. In O, come si legge nel commento di Jean Paulhan al libro, soffia “uno spirito decisivo, che nulla può turbare, né i sospiri né gli orrori, né l’estasi né la nausea”. L’autrice, nota con lo pseudonimo di Pauline Réage, non esita, non procede intimidita nel consegnare al lettore O, la donna che esprime un ideale virile: quello della sottomissione, del bisogno di un buon padrone, da cui farsi nutrire, lavare, truccare, battere con avidità di sofferenza, “fino alla lacerazione o alla rottura”.

“Histoire d’O” sconvolge, scuote, scandalizza, impressiona, lasciando il lettore spesso inorridito. Non c’è nella schiavitù e nell’annichilimento della donna alcuna comprensione e ciò che spiazza e disarma è la docile sottomissione di O, che non chiede di essere salvata ma di essere condotta, di mano in mano, da un padrone all’altro. Il lettore, dapprima partecipe, arriva a sentirsi a tal punto avvinto, da desiderare di affrancarsi e di abbandonare O al suo destino per lasciarla, sola, alla sua amara ed incomprensibile attesa.

Recensione di Lucilla Parisi