I dolori del giovane Werther

Descrizione

Il successo del Werther ebbe, in parte, persino un carattere di scandalo. Il sentimentalismo snervante, micidiale del libriccino chiamò in causa i guardiani del buon costume, fu terrore e orrore per i moralisti, che videro in quei fogli l’esaltazione del suicidio e la seduzione a cadervi, mentre le stesse qualità suscitarono, d’altro canto, un successo travolgente che superò ogni confine, facendo letteralmente impazzire il mondo e attirandolo in una voluttà di morte. Il romanzo determinò un’ebbrezza, una febbre, un’estasi diffusa su tutta la terra abitata: ebbe l’effetto di una scintilla che cada in un barile di polvere e liberi, allargandosi all’improvviso, una terribile massa di forze. (Thomas Mann)

Il suicidio è la triste sorte dello spirito debole e distorto o il destino nobile e ineluttabile dell’animo colto e sensibile? Incapacità di sostenere la vita o scelta di coraggio?

Ogni pagina de “I dolori del giovane Werther” induce il lettore a una riflessione e richiede maturità e concentrazione perché, con la semplicità delle frasi brevi e degli interrogativi schietti, offre innumerevoli spunti.

Per quanto la vicenda amorosa occupi un ruolo di primo piano, il testo è infatti molto complesso, così come complessa è la varietà dei sentimenti che affollano l’animo di Werther e che esprimono tutti i classici temi del pensiero romantico: l’insoddisfazione, il soggettivismo puro, l’irrequietezza, la fuga dalla realtà, l’irrefrenabile slancio passionale, la vanità esistenziale.

La storia viene ispirata dall’incontro con Charlotte Buff, in occasione di un ballo, il 9 giugno 1772. Goethe è iscritto come praticante alla Corte imperiale di giustizia, a Wetzlar, ma è molto più interessato agli eventi mondani che agli affari giuridici. Come nel suo fortunato libro, si innamora perdutamene della ragazza, che però è fidanzata con Johann Christian Kestner.

Goethe inizia così a frequentare assiduamente entrambi, finché Charlotte non mette fine alle sue illusorie speranze. Questa vicenda personale, unitamente al suicidio dell’amico Karl Wilhelm Jerusalem, a sua volta innamorato respinto, offre a Goethe la tela su cui ritrarre il suo Werther, che prende vita tra il febbraio e l’aprile del 1774.

La pubblicazione del libro suscita scalpore e addirittura influenza i costumi sociali di un’intera generazione, facendo di Werther un mito e un modello da ammirare. L’immedesimazione dei giovani col personaggio è completa e reale, tanto da provocare una serie di suicidi emulativi. Conseguentemente a Lipsia (dove il romanzo è stato pubblicato) ne viene interdetta la distribuzione.

In realtà, l’intenzione di Goethe non è quella di istigare i giovani al suicidio: l’autore intende, al contrario, denunciare il subdolo male che serpeggia nella sua società e mettere i giovani in guardia dalle possibili nefaste conseguenze della malattia di cui soffre Werther: la Sehnsucht, la tensione verso l’assoluto, il continuo e disperato tentativo di superare i propri limiti e conquistare l’impossibile. Basti pensare che se la forma epistolare inevitabilmente genera nel lettore un forte senso di compartecipazione emotiva, allo stesso tempo l’assenza di risposte da parte dell’amico Guglielmo, cui le lettere di Werther sono indirizzate, tende a creare una sorta di distacco dai tormenti del protagonista. Analogo discorso vale per la scelta di introdurre la figura dell’editore, che ritroviamo nella parte finale del romanzo e che ricostruisce gli ultimi giorni di vita di Werther sulla base delle testimonianze di talune persone informate sui fatti. Va infine considerato che nella seconda versione dell’opera, scritta nel 1782, Werther appare più mitigato nel proprio sentire e nelle proprie reazioni.

Ciononostante, il pubblico resta fedele alla prima versione de “I dolori del giovane Werther”, ed è questa che infiamma l’Europa, probabilmente anche in quanto testimonianza del malessere di un difficile periodo storico.

La passione di Werther è quasi un desiderio disperato, l’anelito a conquistare un infinito privo di realtà. Il giovane divinizza la figlia del podestà e ne trasfigura i gesti, convinto di essere ricambiato, finché l’arrivo di Alberto, il promesso sposo, borghese razionale e concreto, non distrugge miseramente i suoi sogni. Così, in totale balia delle proprie emozioni, Werther passa rapidamente dall’esaltazione estatica all’infelicità, dalla disperazione all’ossessione, fino al tragico, annunciato epilogo.

È forse un destino ineluttabile che la fonte della felicità di un uomo sia anche l’origine di ogni suo male? Quel sentimento pieno e forte che provavo per la viva natura, che mi riempiva di delizia e mutava il mondo attorno a me in un paradiso, doveva proprio trasformarsi in strumento di supplizio intollerabile, in uno spirito persecutore che in nessun luogo mi dà pace?”.

Ogni sera mi propongo di godermi l’alba di l’indomani, ma poi non ho la forza di alzarmi dal letto; per tutto il giorno attendo il chiaro di luna, e quando è il momento resto chiuso in camera”.

Ah che vuoto, che terribile vuoto avverto dentro al petto! Spesso mi dico: se potessi stringerla a te una volta, una volta soltanto, potresti colmare tutto quel vuoto”.

Mi ascolti per un istante a mente lucida, Werther, non capisce che sta sbagliando e si indirizza spontaneamente verso l’abisso? Perché, Werther, ostinarsi ad amare proprio me, che appartengo a un altro uomo? Proprio me? Io ho paura, ho davvero paura che sia proprio l’impossibilità di farmi sua a fomentare il desiderio che lei nutre”.

Recensione di Marika Piscitelli