Il mistero della genesi

Descrizione

È nel Sahara più profondo la soluzione all’enigma delle origini della civiltà egizia? È lì che bisogna andare per trovare le tracce delle conoscenze «soprannaturali» che gli egizi avevano in materia di astronomia e di astrologia? E quello che sostiene Robert Bauval che, sovvertendo le tesi dell’archeologia accademica, trova sorprendenti collegamenti fra gli antichi egizi e una popolazione nera che è vissuta nel Sahara migliaia di anni prima dell’ascesa dei faraoni e che ha edificato dei complessi megalitici misteriosi. La scoperta recente di località come Gilf Kebir, Uwainat e Nabta Playa dimostra, a differenza di quanto Hanno sempre ritenuto gli egittologi «ufficiali», che gli egizi si sono spinti a distanze «impossibili» e hanno intessuto relazioni con regni dell’Africa subsahariana di cui restano tracce nei geroglifici ritrovati nelle piramidi. Ma quale segreto condividevano queste popolazioni e quella egizia? Qual è il significato astronomico dei complessi megalitici e del posizionamento delle piramidi? Quale messaggio hanno voluto trasmettere ai posteri? Unendo storiografia, archeologia, linguistica, archeoastronomia e lo studio dell’allineamento dei grandi edifici egizi, Bauval scrive un capitolo affascinante e assolutamente inedito su una civiltà che ancora conserva molti misteri irrisolti.

Autore: Bauval Robert

Editore: Corbaccio

Autore della recensione: Alessandra Allegretti

 

Recensione

“Sappiamo che una delle trappole nello studio delle civiltà antiche è nutrire dei pregiudizi sulle loro conoscenze e capacità.”

Questa è la grande verità che traspare da “Il mistero della genesi“, un incrocio tra romanzo storico e saggio accessibile che cerca di calare il velo dei nostri pregiudizi , aprendo la mente a leggere quel che ci circonda con occhi sempre diversi.

Così, nel Sahara orientale, tra Libia ed Egitto, antichi resti parlerebbero di civiltà sofisticate, in continua relazione con l’ostile ambiente intorno.

Un calendario circolare, una vera e propria Stonehenge nel deserto, sculture sepolte, incisioni rupestri dimostrano che questi popoli avevano elevate conoscenze in campo astronomico, vivevano di allevamento e sembravano essere molto legati agli animali. Ma ciò che più sorprende è che questi popoli, provenienti dal Ciad, di colore nero e sicuramente di origine africana potrebbero essere i progenitori degli egizi, con cui hanno moltissime affinità. Secondo gli autori, infatti, intorno al 3500 a.C. per il totale inaridimento ciclico del deserto furono costretti a migrare verso la pianura del Nilo, dove trovarono un paradiso e diedero vita a una delle civiltà più belle del mondo.

Alcuni capitoli sono molto tecnicistici, ma rendono bene il lavoro che ha riportato alla luce queste ipotetiche verità. Le conclusioni a volte sono guidate da quella che in archeologia è chiamata “evidenza non tangibile”, cosicché sembrano nascere da intuizioni probabili cui non è facile abbandonarsi. Ma i dubbi restano e questo è il bello, come suggerisce ciò che gli autori sostengono sulla misteriosa sfinge.

Altre pagine ben scritte raccontano le avventure che molti esploratori hanno vissuto in quell’arido deserto, un posto che ci isola e ci mette a contatto con noi stessi . “Secondo un detto arabo, Dio vive nel deserto”. Questi uomini, come l’incredibile Ahmed Hassanein Bey, sono onorati nel libro da una circostanziata descrizione delle spedizioni e dal concreto alone romanzesco della loro vita.

Leggendo viene voglia di esclamare che, è proprio vero, la realtà supera sempre la fantasia!

Recensione di Alessandra Allegretti