Il ballo

Descrizione

Con la naturalezza di un classico, Il ballo mescola i temi più ardui: la rivalità madre-figlia, l’ipocrisia sociale, le goffe vertigini della ricchezza improvvisata, le vendette smisurate dell’adolescenza” (Giuseppe Pontiggia). In poche pagine, con una scrittura scarna ed essenziale, Némirovsky riesce a raccontare un dramma dell’amore, del risentimento e dell’ambizione.

Autore: Némirovsky Irène

Editore: Adelphi

Autore della recensione: Lucilla Parisi

 

Recensione

Antoinette […] era una ragazzina di quattordici anni, lunga e magra con il volto pallido di quell’età, tanto smunto da apparire agli occhi degli adulti coma una macchia rotonda e chiara, priva di lineamenti, le palpebre socchiuse, cerchiate, la boccuccia serrata…I piedi grandi e quelle lunghe bacchette con all’estremità due mani arrossate, dalle dita sporche d’inchiostro, che magari un giorno diventeranno le più belle braccia del mondo. […] Aveva quattordici anni, era una giovanetta e, nei suoi sogni, una donna amata e bella…Gli uomini l’accarezzavano, l’ammiravano, come nei libri Andrea Sperelli accarezza Elena e Maria, e Julien de Suberceaux, Maud de Rouvre…L’amore…Trasalì”.

Antoinette, figlia dei signori Kampf, è la protagonista silenziosa della sua adolescenza. Tra le mura di una ricca dimora parigina ultimo acquisto del padre – che grazie ad un geniale colpo in Borsa, aveva dato loro la ricchezza – è l’osservatrice dimessa e distante di un ménage familiare in cui la madre, frustrata e paranoica, è all’ossessiva ricerca di un riscatto personale e sociale, in perenne rivalità con la giovane figlia, ed il padre è totalmente disinteressato alle vicende personali delle due donne.

Il mondo che sogna Antoinette è lontano dalla mediocrità dei genitori con cui, suo malgrado, si ritrova a dover fare i conti quotidianamente, ignorata da quei due individui a cui ha smesso da tempo di richiedere attenzioni, umiliata e offesa dalla loro cieco rigore. L’occasione per vendicarsi è il ballo che sua madre decide di organizzare nella loro casa per il proprio “debutto” in società e a cui ad Antoinette viene proibito di partecipare.

L’insofferenza e l’odio della giovane per i propri genitori è qualcosa di più di un capriccio adolescenziale: nelle sue parole crude e consapevoli, c’è il calcolo asciutto e spietato di un adulto, la perseveranza e la cattiveria di una donna che vuole prendersi la propria rivincita personale.

Arricchiti volgari, ignoranti…[…] Con che diritto la mandavano a dormire, la punivano, la ingiuriavano? – Ah, vorrei che morissero!- Per la prima volta in vita sua piangeva così, senza smorfie né sussulti, in silenzio, come una donna: – Vorrei morire. Dio, fammi morire…Santa Vergine, perché mi hai fatto nascere in mezzo a loro? Puniscili, ti prego…..Puniscili, e poi muoio contenta…”.

Antoinette è convinta che l’annientamento “pubblico” dei genitori le consentirà di vivere la vita che ha sempre sognato, di fare il suo ingresso in società e conoscere finalmente l’amore. L’educazione asfissiante della madre volta a soffocarne qualsiasi slancio o passione, hanno trasformato Antoinette nella sua versione adolescenziale, arrogante e pretenziosa quanto il genitore.

Oh, Dio mio, ballare una volta, una volta sola, con un bel vestito, come una vera giovane donna, stretta fra le braccia di un uomo…[…] Ma non vedevano dunque – ciechi imbecilli – che lei era mille volte più intelligente, più raffinata, più profonda di tutti loro, di tutta quella gente che osava educarla, istruirla…”.

Irene Némirovsky descrive con l’abilità che è propria dei narratori russi un personaggio dalle mille sfaccettature. L’animo di Antoinette viene scandagliato nelle sue pieghe più profonde, per scoprirne e far emergere gli aspetti inquietanti di una personalità complessa e controversa.

Il ballo” – scritto nel 1928 e pubblicato nel 1930 – è un romanzo breve di rara bellezza.

Da leggere.

Recensione di Lucilla Parisi

___

 

Leggi anche la recensione di Stefania De Lucia