Il ciclista impenitente

Descrizione

Conoscete la differenza tra vita “vera” e vita “reale”? E sapete qual è il significato di un sogno ricorrente, quello in cui vi rubano la bicicletta? E perché il ciclista stagionato colleziona carabattole? Vi siete poi mai chiesti qual è la vetrina più bella, per una libreria? In questo libro conoscerete il Lindo, favoloso custode di una favolosa dimora di campagna; e Veniero, artista, skipper, allevatore di asini pavoni e galline, nonché provetto ortolano, vignaiolo, muratore e soprattutto amico; e poi Teodoro, l’uomo volante dell’Altipiano. Se volete sapere cosa si prova a visitare un cimitero di caduti della Prima guerra mondiale; se siete curiosi di sapere com’è andata a finire a due ragazzini che hanno sottratto la bici al prete per farci un giretto, se ancora vi andrebbe di attraversare la Francia a pedali, partendo da Cuneo – dove Totò ha fatto il militare tre anni – per arrivare a Brest allora queste e molte altre sono le storie che incontrerete in questo libro vagante e divagante come un ciclista che non si è mai pentito di essere montato in sella.

Autore: Pauletto Giancarlo

Editore: Ediciclo Editore

Autore della recensione: Riccardo Melito

 

Recensione

Il ciclista è per sua natura impenitente, non si rassegna davanti allo sforzo e prova il brivido concesso a chi conduce un animale o un mezzo con il suo stesso movimento. Assapora quella declinazione positiva del potere che sgorga quando una sincronia dà vita ad un risultato felice. È probabilmente quella sensazione che fa nascere in lui una certa tenacia unita ad un’attenzione per i particolari, una perspicacia frutto della sinergia tra sé e un’altra entità, sia essa animale o macchina, il dover essere attenti contemporaneamente ai segnali che si inviano e a quelli che si ricevono.

Una capacità di relazionarsi che sembra sempre più offuscata nella società contemporanea, dove la mole di impulsi è talmente grande da farcene percepire solo una piccola parte. Vita indotta e vita vera vengono così a confondersi, allontanandoci sempre di più da una possibile felicità.

È esattamente da questa distinzione che prende il via il libro di Giancarlo Pauletto, “Il ciclista impenitente”, fresco di stampa per la Ediciclo editore, piccola casa indipendente specializzata nella cultura declinata secondo le forme della bicicletta.

Differenza quindi tra vita reale e vita vera; la prima sarebbe quella che “possiamo mettere sotto l’egida della nostra finitezza”, composta dagli accidenti della vita quotidiana; mentre la seconda è più difficile da definire, i suoi confini sono labili, ci accontenteremo di dire qui che potrebbe racchiudere tutto ciò che non aliena, ma accresce, insomma la “vita come dovrebbe essere”.

La bicicletta, o per meglio dire il ciclismo ovvero l’interazione dell’uomo con essa, permette di apprezzare maggiormente le gioie della vita vera e predispone ad una condizione di felice decrescita materiale, con conseguente crescita intellettuale. Ovvio che non basti recarsi in un negozio per acquistare una due ruote ed ottenere così l’illuminazione, solo uno stolto potrebbe indugiare in tali pensieri mentre è impegnato nell’affannosa non ricerca della felicità. Chi è invece disposto ad abbandonarsi alla bicicletta; al suo uso quotidiano; alla sua manutenzione; alla sua indole irriverente e burlona; a pedalare non solo per pedalare e arrivare, trarrà sicuramente giovamento per la sua intelligenza, che, come dice l’etimologia della parola, è capacità di leggere attraverso e collegare, come dice l’autore: “bisogna aver sviluppato una certa attitudine per scoprirli, bisogna che un giallo, un rosa, un bianco siano colti per bagliori… i quali tuttavia si offrono solo a chi ha la voglia e il gusto di scoprirli”.

Pedalando attraverso paesini di montagna e strade poco battute dal Pil ma molto dal sole, Pauletto conduce il gruppo per salite e discese che portano a vedere la differenza tra il passato e il presente; conducono all’interno di una archeologia umana e vegetale; attraversano la paura dell’estraneo, così primitiva e così attuale; per approdare poi ad una consapevolezza più semplice e materiale, ovvero che la filosofia dovrebbe occuparsi soprattutto dei fatti: lo stimolo principale, quello senza il quale nessun altro sarebbe sperimentabile è quindi quello della fame. Risolta questa, risolto il male. Qui si aprirebbe un altro universo di questioni ma, come ho detto prima, per assaporare appieno le potenzialità della bici bisogna in un certo qual modo abbandonarvisi con molta semplicità, senza stare troppo a riflettere sulle implicazioni della vita reale, anche perché ai ciclisti impenitenti, come ai marinai non bisogna credere troppo.

Recensione di Riccardo Melito