Il corrispondente misterioso

Questa edizione raccoglie nove novelle inedite di Marcel Proust (1871-1922) portate alla luce negli anni Cinquanta dalle ricerche dello studioso ed editore Bernard de Fallois, e pubblicate per la prima volta in Francia nel 2019. Correda il volume il saggio di Luc Fraisse Alle fonti della «Ricerca del tempo perduto», che illustra la genesi di alcune pagine del capolavoro proustiano.

Autore: Proust Marcel

Editore: Garzanti

Autore della recensione: Bruno Elpis

 

Recensione

Il corrispondente misterioso di Marcel Proust

Il volume raccoglie “una serie di novelle scritte alla stessa epoca de L’indifferente, vale a dire quella della raccolta I piaceri e i giorni, ma che non vennero mai pubblicate… manoscritti allo stato di abbozzo”.

Il denominatore comune di alcuni di questi scritti getta nuova luce sulla biografia di Proust: “Questi racconti affrontano quasi sempre il tema dell’omosessualità… la questione che ossessiona Proust”.

Così come appare chiaro al curatore dell’opera il motivo per il quale i racconti non hanno trovato compimento per essere pubblicati: “Queste novelle troppo esplicite, e allora probabilmente troppo scandalose, il loro giovane autore ha scelto di mantenerle segrete… mettono in luce una psicologia sostanzialmente dolorosa…”

Ne Il corrispondente misterioso – il racconto che dà il titolo alla raccolta – è chiara l’ispirazione a “La lettera rubata” di Poe: l’amore di Christiane per Francoise de Lucques si consuma sotto forma di un malessere (“quella malattia di languore”) che porta l’amante sul letto di morte.

Nel Ricordo di un capitano riaffiora lo struggimento per i luoghi (“I luoghi che l’amore mi ha reso incapace di rievocare senza un grande brivido, e i luoghi, pur così umili, come i muri della caserma e il nostro giardinetto, adorni solo delle attrattive diverse che la luce porta con sé a seconda dell’ora, dell’umore del tempo e della stagione”) e per l’oggetto del desiderio (“Il brigadiere di guardia che leggeva un giornale seduto sul paracarro… esercitò su di me una seduzione tutta misteriosa e presi a fare attenzione alle mie parole e ai miei gesti, cercando di piacergli e di dire cose un po’ degne di ammirazione…”).

Agli inferi è un dialogo per certi versi “scolastico” tra Sansone, Quelus-Caylus e un contemporaneo, Ernest Renan, sul castigo che incombe sui reprobi come Caylus.

La consapevolezza di amarla condensa in uno strano animale da compagnia (“Una specie di gatto-scoiattolo ricoperto di una pelliccia bianca, sfumata di grigio argentato, con lunghi occhi azzurri, e sul capo un ciuffetto bianco da uccello sembrava aspettarmi seminascosto dalla cortina del letto”) sia il concetto dell’amico immaginario sia le suggestioni del sentimento.

Il dono delle fate, un racconto d’ispirazione favolistica, tematizza la convergenza dell’esasperazione della sensibilità nel vittimismo (“Le mie sorelle ti hanno dato la bellezza, il coraggio, la dolcezza. Tuttavia soffrirai poiché ai loro doni devo purtroppo aggiungere i miei. Sono la fata delle sensibilità incomprese. Tutti ti faranno del male, ti feriranno coloro che non amerai, ancor di più coloro che amerai. Poiché i più lievi rimproveri, un po’ d’indifferenza o di ironia ti faranno spesso soffrire…”).

Arricchito da tante annotazioni e dallo studio bio-bibliografico che cerca di correlare questi manoscritti con l’opera compiuta della Ricerca del tempo perduto, il volume riveste un interesse specifico per i cultori di Proust.

Recensione di Bruno Elpis