Il futuro di una volta

Vivono a Roma, madre e figlia. Laury si cura con le alghe, racconta di viaggi a Goa e cena con gli amici hippy. Un dettaglio: ha quasi settant’anni. Sua figlia Elena ne ha trentasette ed è l’opposto. Fa l’impiegata e ha poche ambizioni. Nasconde un’inquietudine che viene dal passato: non sa chi è suo padre. Yves invece sta a Parigi, in una chiatta sulla Senna che affitta a turisti russi, mangia nel bistrot della bella Yvonne ma ogni tanto si sente solo. Anche lui sta cercando qualcosa, una compagna o una famiglia… Personaggi tragicomici e indimenticabili, pagine piene di ritmo, per un romanzo che racconta un conflitto attualissimo, quello tra due generazioni che non si capiscono ma devono provarci.

Autore: Dandini Serena

Editore: Rizzoli

Autore della recensione: Bruno Elpis

 

Recensione

Per Serena Dandini, Il futuro di una volta deve fare i conti con un presente nel quale la vita è profondamente mutata nei meccanismi e nel sentire comune (“Sarebbero tutti scesi in piazza, precari compresi, per difendere la libertà di twittare e taggare, l’unico diritto inalienabile per cui valeva ancora la pena di combattere”).

Interpreti di questa relazione problematica tra modo d’essere e realtà sono alcuni amici, che hanno ormai passato la soglia dei sessant’anni: “Chi erano questi anziani con lo sguardo da bambini che avevano sorvolato i decenni con la leggerezza di aquiloni colorati? Avevano coltivato marijuana in giardino, si erano ritirati come eremiti in montagna o gestivano una trattoria a chilometro zero ma lontana mille chilometri dal paese più vicino…

Vivono di ricordi (su tutti, i giorni trascorsi sulle spiagge di Goa), di musiche (“Let it be, l’inevitabile inno”), di pratiche borderline (il “funerale di un cane che si è suicidato”) per prolungare i sogni di un passato ormai irrimediabilmente inattuale (“Tutti avevano amato tutti e avevano fatto soffrire tutti e adesso era il tempo della pace universale”).

Del gruppo fa parte Laury, che si appresta a celebrare il settantesimo compleanno e che – per un tragico scherzo del destino – deve convertire il genetliaco in un’altra cerimonia di carattere anagrafico (“Un sito si chiamava addirittura Cenere digitale e proponeva uno spargimento virtuale delle tue polveri nei luoghi più suggestivi del pianeta”).
A lei si rapporta in modo critico e scettico la figlia Elena, giovane impiegata disincantata alle prese con l’assenza della figura paterna per le scelte d’indipendenza della madre (“Sua madre era sempre rimasta giovane”) e ancora in debito con la vita quanto a progetti esistenziali (“Tosca… fai bene… a coltivare un sogno, un’ambizione, è che i tempi sono un po’ complicati per fare delle scelte così azzardate…”). Per lei, l’esperienza della morte dell’amica Marta (“Perché se n’era andata così?”) agirà da detonatore nel mutato scenario reale (“Schiacciare il tasto elimina contatto sarebbe come perderla una seconda volta…”).
In parallelo alle vicende di Laury ed Elena, in una “Parigi d’antan”, vivono il barcaiolo Yves (“Il simpatico sessantacinquenne ciancicato e senza un dito  camminava a fatica nel mondo delle persone che sapevano bene come maneggiare i sentimenti”) e i suoi strambi amici: il circense Maurice, il libraio Fred.

Dopo aver divertito il pubblico con programmi televisivi cult come la TV delle ragazze, Avanzi e Tunnel, Serena Dandini torna a riproporre,  sotto altra forma espressiva, alcuni temi-tormentone già visibili in quelle trasmissioni. Ma è cambiato il registro: la satira al vetriolo ha lasciato il posto a un’ironia soffusa e nostalgica, che mimetizza una sofferenza di fondo per gli ideali delusi e per i sogni infranti.

Che sia questo l’effetto che sempre lascia Il futuro di una volta?

Bruno Elpis