Il libro segreto di Dante

Descrizione

Chi ha ucciso Dante? Quale segreto doveva sparire con lui? Dopo la morte del poeta, la figlia, suor Beatrice, un Cavaliere Templare e un medico iniziano un’indagine per fare chiarezza sull’accaduto. Quale codice si nasconde tra le pagine della Divina Commedia? Chi voleva impedire che l’opera fosse terminata? Perché Dante aveva occultato gli ultimi tredici canti del Paradiso? E chi ha rubato il manoscritto del poema? Teoremi raffi nati, intrighi complessi e personaggi oscuri si celano tra le righe dell’Inferno e del Purgatorio, come la vera identità del Veltro, o l’annuncio dell’arrivo di un enigmatico vendicatore… Sullo sfondo, un periodo storico decisivo: la crisi del Trecento, adombrata da misteri, intrecci e inquietanti interrogativi.

Autore: Fioretti Francesco

Editore: Newton Compton

Autore della recensione: Diego Manzetti

 

Recensione

Sin dalle sue origini la Commedia di Dante ha sempre catturato l’interesse di studiosi e letterati, che ne hanno variamente interpretato il contenuto. L’opera dell’Alighieri, definita Divina dal Boccaccio, ha senza dubbio costituito una svolta per il suo tempo. Nessuno sino a quel momento aveva osato citare (o meglio, accusare) apertamente personaggi allora influenti o mettere in discussione l’operato della chiesa (senza venir travolto inevitabilmente dalle conseguenze delle proprie affermazioni).

L’autore di questo romanzo, Francesco Fioretti, ambienta la sua storia nel periodo immediatamente successivo alla morte di Dante. In quel periodo, la Commedia, seppur non ancora completata, aveva raggiunto ampia popolarità in Italia. La scomparsa prematura dell’Alighieri era avvenuta prima della diffusione degli ultimi tredici canti del Paradiso, generando la convinzione che Dante non avesse avuto tempo di completare il proprio capolavoro.

In quel periodo giungeva a Ravenna, allora casa di Dante e luogo della sua morte, Giovanni da Lucca, figlio adottivo del poeta, che inconsapevole del decesso, avrebbe voluto con lui parlare di alcuni fatti del passato. In luogo dell’autore, Giovanni trova nella casa i suoi figli e la moglie, oltre ad un continuo andirivieni di persone in visita per rendere onore al grande scrittore. Tra i molti visitatori Giovanni incontra un ex templare alla ricerca degli ultimi canti della Commedia, certo che gli stessi contenessero un messaggio che, una volta interpretato, avrebbe condotto al Santo Graal, scomparso dopo la perdita dei territori d’oltremare.

La morte di Dante è quindi avvenuta veramente per via della malaria, o qualcuno forse ha voluto impedirgli di portare a compimento il suo capolavoro? Certamente erano molte le persone alle quali la Commedia non andava propriamente a genio. Tra chi si sentiva attaccato, chi criticava aspramente l’uso della lingua volgare (considerata impura) e chi semplicemente ne contestava il contenuto (ritenendo che l’autore volesse far credere di aver seriamente intrapreso il viaggio narrato), di persone senza scrupoli disposte a tutto per interrompere il lavoro dell’Alighieri ve n’erano in gran numero.

Sarà Giovanni ad investigare sula morte di Dante,che tanto lo aveva aiutato negli anni precedenti. Parallelamente procederà la ricerca dei canti mancanti, il cui nascondiglio è abilmente indicato da Dante mediante un messaggio in codice occultato tra i versi della Commedia.

“Allora si avvicinò lentamente al morto, e lo osservò. Vide che aveva il volto sereno, appena un po’ accigliato, come quando era assorto nei suoi pensieri. Era magro e le guance, scavate in due solchi ai lati della bocca, facevano risaltare, più di quanto ricordasse, le larghe mandibole. La fronte alta, che gli sembrò gigantesca, era coronata d’alloro. Notò che aveva le labbra nere, e questa circostanza lo inquietò. Di cosa era morto? In giro si diceva della malaria delle paludi di Comacchio, mentre si recava a Venezia per conto del Polenta. Come il suo amico d’un tempo, Guido Cavalcanti, il destino aveva voluto che fossero accomunati dalla stessa morte: i veleni dell’aria, quando erano sopravvissuti a quelli della politica.
Da medico, era abituato a vedere volti senza vita, corpi abbandonati dall’anima, e quasi non ne aveva più paura. Ma adesso gli si stringeva il cuore, come se si fosse spenta di colpo una parte importante del suo mondo, oscurata per sempre una zona ampia dell’universo in cui viveva. Le labbra nere gli parvero però indizio d’altra sorta di veleni che quelli dell’aria.

Un’avventura intrigante, che strada facendo perde parte del suo fascino per giungere ad un finale poco concludente e forse un po’ frettoloso, probabilmente dovuto alla volontà di non dilungarsi troppo. Eccessivamente complessi e difficilmente digeribili alcuni passaggi del libro (specialmente quelli ove si interpretano i codici nascosti nella Commedia).

Nel complesso un buon libro da leggere. L’autore è certamente molto preparato e in questo libro profonde tutta la sua passione per la Divina Commedia. Chi ha avuto la fortuna ed il piacere di leggere e studiare la Commedia nel corso della propria vita, leggerà con piacere queste pagine.

Recensione di Diego Manzetti