Il lungo inverno di Spitak

Descrizione

Nel dicembre 1988, un violentissimo terremoto colpì la Repubblica Armena. Una intera regione fu rasa al suolo. Le vittime furono decine di migliaia, i feriti ancora di più ed un numero impressionante di famiglie restò senza una casa. Il popolo già stremato dalle tensioni con il vicino Azerbaigian per le rivendicazioni etniche nel Nagorno-Karabakh, dovette superare anche un inverno con temperature rigidissime. Paesi di tutti il Mondo si lanciarono in una gara di solidarietà senza precedenti. Gli aiuti del Governo italiano si concentrarono nei pressi della città di Spitak, epicentro del sisma e città simbolo della distruzione. Gli eventi di quei lunghi mesi avrebbero cambiato per sempre il corso della vita di molti protagonisti, mentre il mondo intorno a loro era in profonda trasformazione. Questa è la storia di una rinascita.

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Autore della recensione: Francesca Barile

 

Recensione

7 dicembre 1988: in Armenia, sotto il regime in disfacimento dell’Unione Sovietica, un terremoto di inaudita potenza distrugge interi villaggi e tra essi rade al suolo Spitak.

Dall’Italia parte l’allor giovane Mario Massimo, architetto, di professione Disaster Manager, per gestire l’unità di crisi e realizzare un villaggio Italia allo scopo di aiutare la popolazione così duramente colpita.

Scritto circa venti anni dopo la missione che tenne Simonelli, il diario non manca di qualche interessante aneddoto e di qualche flashback che riporta la memoria dell’autore a un violento straripamento del fiume Tevere a Roma, occorso quando nel 1965 aveva appena nove anni.

Simonelli rendiconta con precisione quanto accadde nel corso della sua permanenza in Armenia: le amicizie stabilite con gli italiani giunti sul posto ad aiutare ma anche con la popolazione locale.

Curioso e commovente l’incontro con Giovanni Marr, discendente di un nostro connazionale che, grazie a Simonelli, potrà trasferirsi con la sua famiglia nella terra d’origine; poi ci sono gli aiuti dati dagli italiani a due bambine affette da una rara malattia, la storia d’amore tra un delegato italiano e una giovane armena e infine l’incontro con Madre Teresa di Calcutta.

Non mancano i disagi (una brutta influenza si trasforma in polmonite a causa di cure quasi inesistenti) e i momenti drammatici (il conflitto Azero-giorgiano) o toccanti (la celebrazione frugale del Natale cattolico e quella più intensa di quello Armeno pochi giorni dopo).

L’epilogo scritto a venti anni da quei fatti, come in un romanzo ottocentesco, aggiorna su quanto accaduto ai protagonisti della vicenda e quanto a quei mesi sconvolgenti essi devono dei cambiamenti spirituali.

Interessante documento storico scritto con scorrevolezza e con uno stile narrativo degno di un romanzo, per riscoprire una pagina di cronaca ormai ingiallita.

Recensione di Francesca Barile