Il messaggio segreto delle farfalle

Le donne sono come farfalle che un giorno, nonostante tutto, spiccheranno il volo. Alcune tacciono e accettano quel che la società impone loro, come la madre di Nadia, la protagonista del romanzo, o come Aisha, che tace e obbedisce ai fratelli, ma alla fine si suicida. Nadia invece non tace, non vuole tacere. Figlia di un kuwaitiano e di una siriana, per un breve periodo sembra subire anche lei la volontà altrui, ma sarà per poco. La famiglia la obbliga a sposarsi con un uomo molto più vecchio, un kuwaitiano con un matrimonio alle spalle e dei figli a carico, che le rovina i giorni migliori della vita. Ma Nadia non vuole soccombere al dolore e alle sofferenze, anzi, vuole liberarsene. Alla morte del vecchio eredita le sue ricchezze e riprende possesso della sua vita. Si iscrive all’università e conosce il professor Gawad, sposato con un’americana che continua a vivere negli Stati Uniti. Lui la corteggia, ma Nadia rifiuta di avere una relazione segreta…

“Il messaggio segreto delle farfalle” di Laila al-Uthman è un romanzo shock, almeno nella prima parte. Laila al-Uthman è un’autrice kuwaitiana, attivista da sempre impegnata a difendere la condizione della donna nel suo paese. Anche attraverso la letteratura, l’autrice ha contribuito in maniera concreta al conseguimento del diritto di voto delle sue concittadine.

Il messaggio segreto delle farfalle” narra la triste storia di Nadia, figlia di madre siriana e di padre kuwaitiano, concessa in sposa all’età di diciassette anni al vecchio Nayef, un facoltoso  sessantenne che esercita lo “ius primae noctis” da impotente, facendo violare l’ignara giovane dal servo Atiyya. Le pagine del dolore e del senso di ripugnanza per l’anziano marito inabissano il lettore nell’orrore di fatti che, se venissero qualificati in modo appropriato, sarebbero una serie di reati: pedofilia, sequestro di persona, riduzione in schiavitù, violenza carnale e atti osceni dinnanzi a una minorenne.

Chiaro l’obiettivo di indurre sdegno nell’opinione pubblica, portando a galla pratiche  se non lecite, comunque tollerate e accuratamente nascoste tra le mura delle case.
Nadia combatte la sua battaglia con ostinazione, per affermare il diritto elementare alla libertà di vivere la propria vita: senza ipocrisie sociali, scardinando i tabù, in una strenua battaglia per l’emancipazione femminile in un contesto che la vuole negare. A costo di fuggire dal marito violento, contrapporsi ai genitori, rinnegare la tradizione secondo la quale una vedova non dovrebbe vivere da sola. Con “il desiderio di infrangere tutte le regole familiari e sociali”, per affermarsi. Rifiutando anche “un matrimonio di godimento previsto dal diritto islamico” per non essere accusata di adulterio.

Lo stile narrativo, nella migliore tradizione araba, abbonda di immagini e di metafore. Su tutte, la simbologia della farfalla: ricorre nella dedica (“A tutte le farfalle in silenzio, rinchiuse come parole tra parentesi”), ispira le prime evasioni di Nadia nel giardino del palazzo ove è rinchiusa (“Iniziai a osservare le infinite sfumature di colore e le eleganti farfalle dalle rilucenti ali che si posavano sui … petali”), rappresenta sia la felicità con la quale la protagonista accoglie la notizia della morte del vecchio marito, dal quale eredita una fortuna (“Ero come una farfalla che danzava e strepitava in una girandola di colori lanciando strali di fuoco, illuminando e vestendo a festa l’universo intero”), sia il lutto (“Le donne avvolte negli abiti neri sembravano farfalle ricoperte dalla fuliggine di vecchie caldaie”), incarna l’impulso che guida la rinascita della giovane universitaria, determinata a laurearsi (“Era come se mi fossero spuntate due potenti ed enormi ali che mi incitavano a volare verso una vita nuova che solo io avrei tenuto in pugno senza alcuna ingerenza esterna”), esprime inquietudine (“Volteggiavo per l’appartamento come una farfalla che non sa dove posarsi”) e  stati d’animo (“Ero un uccellino cui erano spuntate le piume, ero una farfalla variopinta che godeva del proprio silenzio”) di ogni tipo (“Mi sembrava di essere una fragile farfalla rinchiusa in una bottiglia nella quale non riusciva a respirare”)…

Bruno Elpis