Il paradiso degli orchi

Descrizione

Un eroe, Malaussène, che come lavoro fa il “capro espiatorio”. Una famiglia disneyana, senza mamme e babbi, con fratellini geniali, sorelle sensitive, una “zia” maschio protettrice di vecchietti, ladri e travestiti brasiliani, una “zia” femmina super-sexy, ritratto irresistibile del giornalismo alla “Actuel”, una misteriosa guardia notturna serba, un cane epilettico. Questa esilarante banda di personaggi indaga su una serie di oscuri attentati, sull’orrore nascosto nel Tempio del benessere, un Grande Magazzino dove scoppiano bombe tra i giocattoli e un Babbo Natale assassino aspetta la prossima vittima. Un’altalena tra divertimento e suspence, tra una Parigi da “Misteri” di Sue e una Parigi post-moderna dove proliferano i piccoli e grandi “orchi” che qualcuno crede estinti. Degli orchi si può ridere o si può tremare. Uno scrittore d’invenzione, un talento fuori delle scuole come Pennac, non ha certo paura di affrontarli con l’arma che lui stesso così definisce nel libro: “l’umorismo, irriducibile espressione dell’etica”.

Con questo romanzo si apre il Ciclo di Malaussène, chiamato anche serie di Belville in riferimento al quartiere variopinto di Parigi in cui tutta la saga è ambientata.

Il quartiere di Belville, vero e proprio centro della più varia immigrazione della capitale francese, si trasforma nelle opere di Pennac in una realtà onirica, brulicante di personaggi, culture, tradizioni e profumi diversi.

Un’opera con più di un protagonista, ove Benjamin Malaussène occupa il posto del capo tribù, circondato da fratelli e sorelle bizzarri e sorprendenti, una mamma ondivaga e un cane epilettico, tutti completamente fuori da ogni cliché e straordinariamente uniti.

In questo primo capitolo del “Quartetto di Belville” si incontrano anche il grande amore di Benjamin, la rossa Julie, la “zia Theo” e gli altri suoi amici travestiti, Stojil, una ex guardia jugoslava, ora impiegata nella sicurezza del Grande Magazzino, la famiglia araba di Hadouch Ben Tayeb, che gestisce un ristorante a Belville, e che in qualche modo adotta tutta la tribù Malaussène, personaggi che si ritroveranno nei romanzi successivi della serie.

Tutta la vicenda, orchestrata come un giallo in piena regola, è intrisa di ironia, di assurdo, di sogno che sfiora spesso il confine con l’incubo. La professione, indimenticabile, di Benjamin, è il capro espiatorio, geniale trovata di Pennac, paradosso di un’estraniante vita cittadina moderna che non riesce a escludere del tutto la poesia di un personaggio romantico, coraggioso e un po’ folle.

Il titolo, che fa il verso al romanzo Il paradiso delle signore di Emile Zola, anch’esso ambientato sullo sfondo di un grande magazzino, ma in un mondo tanto diverso da apparire come un altro universo, si riferisce alla pericolosa avventura che Benjamin si trova ad affrontare nel Centro Commerciale dove lavora, mentre un Babbo Natale assassino miete vittime, esplodono bombe e dilaga il terrore.

Un’opera che ormai è un classico, assolutamente indimenticabile, come tutta la saga a cui dà inizio, che ci ricorda che l’umorismo, per dirla con l’autore, è “irriducibile espressione dell’etica”.

Recensione di Nicoletta Scano