Il quaderno di Maya

Descrizione

Maya Vidal, l’adolescente protagonista del nuovo romanzo di Isabel Allende, caduta nel circuito dell’alcol e della droga riesce a riemergere dai bassifondi di Las Vegas e in fuga da spacciatori e agenti dell’Fbi approda nell’incontaminato arcipelago di Chiloé, nel sud del Cile. Amori difficili, frammenti di storia cilena ancora carichi di sofferenza, famiglie disgregate, disagio giovanile, marginalità e degrado trovano come contraltare il valore delle tradizioni locali, il rispetto per l’ambiente e un modello di vita comunitaria nell’affermazione del valore della diversità e del rispetto reciproco. Isabel Allende torna a raccontare la vita di una grande donna, la storia di Maya, in un romanzo che affronta con grande delicatezza le relazioni umane: le amicizie incondizionate, le storie d’amore palpabili come quelle più invisibili, gli amori adolescenziali e quelli lunghi una vita. Un ritmo incalzante, una prosa disincantata e ironica per questa nuova prova narrativa che si tinge di noir e per l’ennesima eccezionale galleria di donne volitive e uomini capaci di amare.

Autore: Allende Isabel

Editore: Feltrinelli

Autore della recensione: Diego Manzetti

 

Recensione

Maya Vidal ha soli 19 anni. Non ha avuto un’infanzia comune. Un padre pilota sempre in giro per il mondo, e una madre scappata quando era ancora troppo piccola per ricordarla. Maya è cresciuta con i nonni, Nini e Popo, che l’hanno amata e protetta dal mondo. Nini e Popo non sono due persone qualunque e sono molto diversi l’uno dall’altro. Lei, nata in Cile e trasferitasi prima in Canada e poi, dopo aver conosciuto Popo, negli Stati Uniti. Una donna esplosiva e piena di colore. Lui un gigante nero, uno scienziato, un professore, un uomo unico che trasmette calma e serenità.
La morte di Popo segna indelebilmente la vita di Nini e Maya. La prima che si chiude in se stessa, la seconda che sbanda nel mondo, incapace di orientarsi.
Senza quella che era stata la sua guida, la sua protezione, che veniva meno proprio nel momento in cui più ne avrebbe avuto bisogno, Maya si perde e si circonda di persone senza futuro e senza aspettative. Da qui si susseguono una lunga serie di eventi che coinvolgono Maya in un vero e proprio incubo. Quella che vive a Las Vegas è un’esperienza distruttiva, che annienterebbe la più forte delle persone. Proprio nel momento in cui Maya ha deciso di arrendersi e di lasciarsi distruggere, è la sua Nini ad intervenire per tirarla fuori dall’inferno, spedendola nel posto più remoto che conosca, un’isola nell’arcipelago di Chiloé, in Cile.
In questo posto fuori dal mondo Maya vive la sua rinascita. Per una ragazza nata e cresciuta in California trovarsi in una piccola isola sperduta è esperienza non facile. Deve abituarsi a convivere con se stessa, ad accettarsi, in un posto dove di tempo per pensare ce n’è molto. Con lei c’è Manuel, un amico della nonna che spera di allontanarla da un mondo di droga, alcol e criminalità.
La rinascita è un percorso lento. E’ come rimettersi da una febbre che ci ha costretto a letto per giorni. Una mattina ci alziamo e tutto sembra più bello. Quello che sino alla sera prima vedevamo offuscato è finalmente chiaro. Un entusiasmo ci pervade.
E’ un po’ questo che ho vissuto leggendo la storia di Maya. Un percorso di vita, sicuramente portato all’eccesso, ma che non si discosta molto dalla realtà che ci circonda e che non vediamo o non vogliamo vedere. La Allende alterna i capitoli in cui Maya rinasce sull’isola con quelli in cui, come scrivendo in un diario, la ragazza racconta la tragedia della sua vita. E’ una tragedia a lieto fine, quella che ci narra l’autrice. In un’intervista rilasciata dopo l’uscita del libro alla Repubblica parla dei suoi nipoti, alcuni dei quali hanno l’età di Maya. “Come nonna, so che non potrò proteggere i miei nipoti da tutti i pericoli della vita, sono esposti al crimine nelle strade, alle droghe e all’alcol che sono ovunque, al porno su Internet, alla violenza nei film e in tv, e tutto il resto. Posso solo pregare che diventino adulti illesi“. Non so dire se Maya sarebbe cresciuta come un adulto illeso. Certamente però se fosse esistita avrebbe avuto un futuro, e questo è già qualcosa. Ritengo che l’autrice ci comunichi un messaggio positivo e di speranza.
Cosa vi risponderei se mi chiedeste apertamente: ti è piaciuto questo libro?
Direi che nel complesso mi sentirei di dare un giudizio positivo, ma che senza dubbio il romanzo a tratti risulta forse un po’ lento.
Recensione di Diego Manzetti