Il re dei giochi

I quattro vecchietti che stazionano abitualmente nei pressi del BarLume devono in qualche modo passare il tempo. Massimo ha dato loro una grossa mano, installando nello stanzone sul retro il re dei giochi: un biliardo. Neanche la politica riesce a distrarli con una sessione di elezioni suppletive per eleggere un nuovo senatore nel collegio di Pineta. Ma siccome ormai i quattro si sono abituati a indagini e delitti, vedono misteri anche dove non ce ne sono. Per questo, quando Marina Corucci (vedova di un imprenditore edile e grande amica del candidato della sinistra Stefano Carpanesi) rimane gravemente ferita in un incidente stradale, nel quale perde la vita il figlio Giacomo, i vecchietti si autoconvincono che non si sia trattato affatto di un incidente. Le acque si intorbidano quando si viene a sapere che il marito di Marina Corucci, scomparso alcuni anni prima a causa di una grave malattia neurologica, aveva diseredato la moglie in favore dell’unico figlio, nominando il notaio Aloisi esecutore testamentario e amministratore del patrimonio del figlio stesso fino alla maggiore età. La ridda di pettegolezzi che parte in seguito a questa scoperta avrà fine solo di fronte alla notizia della inaspettata morte di Marina Corucci, avvenuta in ospedale. La tregua avrà, però, vita breve, perché Marina non è morta di morte naturale, ma è stata effettivamente assassinata, uccisa da una iniezione d’aria nello stesso reparto di terapia intensiva dove era ricoverata, e di cui Angelica Carrus (moglie dell’aspirante senatore Carpanesi) è primario. Al BarLume c’è di che discutere e arrovellarsi e i vecchietti, tra una partita e l’altra al biliardo, sospettano della coppia Carrus–Carpanesi. Fra pettegolezzi, storie di amanti, esami di laboratorio, verifiche testamentarie, alibi inattaccabili, la verità, apparentemente complessa, ma di una straordinaria semplicità, si fa strada e sarà Massimo ad arrivare alla soluzione.

Autore: Malvaldi Marco

Editore: Sellerio

Autore della recensione: Lucilla Parisi

 

Recensione

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Quando si dice il bar è al BarLume che mi viene da pensare. Con i suoi clienti affezionati, il tavolo da biliardo, la gazzetta dello sport da sgualcire, lo schermo piatto da quaranta pollici “che solitamente funge da tramite tra la stupidità e il mondo” ed una cameriera abbastanza carina da rendere tutto meno approssimativo e decadente.

D’altronde è un bar della provincia e Massimo, il proprietario, lo sa bene. Laureatosi in matematica e messi da parte i sogni di gloria, ha aperto il proprio rifugio nel mondo e si è ritrovato a dover fare i conti con un’evoluzione un po’ diversa del suo sogno.

Da quando aveva messo il biliardo, la sua involontaria collezione di vecchietti praticamente tornava a casa solo per mangiare e fare un sonnellino; […]. Massimo non riusciva a godersi quanto avrebbe voluto lo spettacolo delle ventenni in tanga […] a causa della presenza continua dei quattro tetraventenni in pantaloni ascellari nella stanza accanto”.

I quattro vecchietti avventori del BarLume sono i protagonisti assoluti di queste pagine, impegnati a macchiare di gelato o caffè il tavolo da biliardo – il re dei giochi appunto – almeno quanto a mettere insieme le voci di Pineta – un piccolo paese sul litorale pisano-  per dare forma alla “notizia”.

Le illazioni, le tesi e gli assiomi di Aldo, Ampelio, del Rimediotti e di Del Tacca riempiranno le giornate del BarLume e – suo malgrado – quelle di Massimo, alla ricerca della verità sulla morte di una donna, avvenuta in modo poco chiaro, in una corsia di ospedale, dove la stessa si trovava a causa di un incidente stradale in cui aveva perso la vita anche il figlio.

Al trambusto degli ottimisti ragionamenti dei quattro anziani, si contrappone il silente pensiero dello scettico padrone di casa: Massimo rifugge con sarcasmo affettuoso le ricostruzioni improbabili e definitive del “caso”, nella speranza che i suoi ospiti rumorosi abbandonino – prima o poi – la veste di investigatori occasionali. Di fronte alla loro tenacia, non gli rimane però che raccogliere le proprie riflessioni sul mondo, sugli uomini e sulle loro fissazioni, per rifugiarsi in una dimensione provvisoria ma rassicurante. “Massimo arrivò alla rotonda del viale D’Annunzio e iniziò a girarci attorno, incerto sul da farsi. – Ad ogni modo, qui c’è da cambiare qualcosa. Mi sto abbruttendo. Di questo passo un giorno arriverò al bar anch’io con i pantaloni ascellari e mi dirigerò direttamente al biliardo, lamentandomi della prostata. Ci vuole un cambiamento. Cosa, non lo so. Ma qualcosa ci vuole. Ti sei sfogato, Massimo? Sì, mi sembra di sì. Torniamo al bar, vai”.

Il giallo prende una forma che il lettore non si aspetta, perché l’intreccio sembra portare in tutt’altra direzione. Senza colpi di scena o pretese da poliziesco, ma con intuizioni “investigative” degne del loro nome, il romanzo di Marco Malvaldi è uno scorcio su un pezzo di Italia poetica ed irriverente.

Il lettore non potrà fare a meno di divertirsi e di appassionarsi, grazie anche alla scrittura accattivante e colma di toscanità dell’autore.

Il re dei giochi” è il terzo della serie dopo “La briscola in cinque” ed “Il gioco delle tre carte”. Vi ritroviamo personaggi ben caratterizzati e la familiarità di luoghi in cui tornare, sospesi tra l’illusione e la realtà di una provincia italiana che esiste nella sua attualità.

Romanzo finalista dell’Edizione 2011 del Premio Azzeccagarbugli al Romanzo Poliziesco.

Recensione di Lucilla Parisi

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column]

  • La briscola in cinque

    Pronto 113? Senta, le volevo dire che ho trovato il cadavere di una ragazza morta in uncassonetto, morta davvero, sono sicuro”.All’alba di una mattina estiva un ragazzo sta rientrando a casa dopo una notte con gli amici. Habevuto molto e si ferma in una piazzola per prendere un po’ d’aria. Lì, in un cassonetto, c’è il corpodi una donna. Da un bar lì vicino, già aperto a quell’ora, chiama subito la polizia che pensa però allaburla di un ubriaco. Perciò è Massimo, il padrone del BarLume, che va a dare un’occhiata. E ilcadavere c’è davvero.Delle indagini si occupa un commissario disordinato e arcigno. I primi sospetti cadono su ungiovane amico della vittima, drogato e spaurito e, più tardi, su un buttafuori del vicino localenotturno. Il BarLume è come il punto strategico della cittadina. I clienti fissi sono quattro vecchietti,trascorrono lì tutto il giorno a giocare a carte. Interrompono il tressette solo per la briscola incinque, quando a loro si unisce Massimo. Lì tutti passano a prendere un caffè, a bere, giocare,parlare. E Massimo ascolta, osserva e capisce che l’assassino forse non è nessuno dei due sospettati;è un altro.

[/vc_column][/vc_row]