Il Rosso e il Nero

Descrizione

La bruciante e tragica ascesa di Julien Sorel, giovane avventuroso, romantico e calcolatore, nella Francia della Restaurazione. Il protagonista del più celebre romanzo dello scrittore francese sfida se stesso e la società che vorrebbe conquistare: i suoi amori travolgenti e la sua arida sete di dominio, che di volta in volta gli consentono di affermarsi e lo portano alla distruzione, sono i segni distintivi di una letteratura che è riuscita a misurarsi con le più profonde e misteriose contraddizioni del cuore umano.

Autore: Stendhal

Editore: Feltrinelli

Autore della recensione: Sandro Salerno

 

Recensione

Ci fu un tempo in cui alla televisione davano degli sceneggiati in bianco e nero che lasciavano senza respiro per la loro bellezza. Non c’era ancora Brooke in Beautiful che andava a letto pure con il cognato e il suocero, lanciando delle mode per cui adesso se la suocera si china un secondo il genero le sbircia le cosce.

Erano dei rifacimenti in celluloide di grandi romanzi del passato, fatti con attori del calibro di Alberto Lupo, quello che a Mina cantava: “se tu non ci fossi bisognerebbe inventarti” e lei gli rispondeva: “parole, parole, parole…”.

Uno di questi fu Il Rosso e il Nero, liberamente tratto, come usa, dall’omonimo libro di Stendhal.

Un libro poderoso, da reggere a due mani o preferibilmente da appoggiare sul tavolino, con le sue oltre cinquecento pagine. Lo si iniziava con una certa riluttanza, facendo fatica ad addentrarsi nel periodo storico successivo all’epopea napoleonica: un ambiente bigotto, chiuso, provinciale, con strane usanze e formalismi a gogò. Ma si restava avviluppati in una storia meravigliosa che non avrebbe mai dovuto aver termine.

C’era una volta un giovane di belle speranze, di umili origini, chiamato in casa di un signor Sindaco per fare da istitutore privato ai suoi figli. Istitutore è quel termine che si ritrova sempre nei cruciverba: parolina di tre lettere che inizia per a e finisce per o. Aio.
Ferrato in latino e nelle lettere, dava lezioni private ai suoi figli, vivendo insieme a loro.

Il signor Sindaco era sposato con una giovane donna, Madame de Renal, “ricca ereditiera di una zia bigotta, sposata a sedici anni con un bravo gentiluomo, in tutta la sua vita non aveva mai provato né visto nulla che assomigliasse all’amore. Ne aveva sentito parlare“.

Un così bel ragazzo, algido e colto, non poteva non creare scompiglio nella quiete della nuova casa.

Prima la corte di una cameriera, rifiutata per il suo stato sociale. Quindi il cuore ballerino della signora Renal, innamorata come una ragazzina e gelosa di tutto ciò che riguardasse Julien. “Cambia vestito due o tre volte al giorno“, “Non siete mai stata così giovane“, questo si diceva di Madame.

Gesticolando toccò la mano della signora Renal… La mano si ritirò rapidamente: ma Julien pensò che era suo dovere far sì che quella mano non si ritraesse quando egli la toccava“.

Abbiamo tutti spasimato per la riuscita della sua conquista. Scorrevamo le righe per carpire un termine che ci facesse intuire quel che c’era stato tra i due. Carezze, baci, abbracci. Il sesso, lasciato intendere. Altro che Brooke…

La liason però veniva scoperta, con lettera anonima da parte di? Ma della cameriera, parbleu!

Il nostro precettore quindi doveva volatilizzarsi da casa del signor Sindaco (altrimenti non avrebbe potuto poggiare le terga su una sedia per il resto dei suoi giorni).

Dapprima il periodo di permanenza in seminario per tentare la carriera ecclesiastica. Quindi una nuova abitazione con ulteriore conquista della marchesina Mathilde, resa gravida e in procinto di sposarla per riparare e suggellare la sua scalata sociale. In un feuilleton che si rispetti i rapporti amorosi iniziano con le scale sui balconi delle giovincelle da concupire. E anche questo è narrato.

Ma la signora de Renal si rifaceva viva, dopo aver patito per il dolore della fine del rapporto adultero, mettendolo in cattiva luce con la nuova famiglia. Figurarsi Julien, quasi al traguardo della sua rincorsa nel mondo dei migliori.
Tentava di ammazzare la sua antica innamorata con un colpo di pistola, ferendola soltanto. E venendo condannato a morte, nonostante madame cercasse di risparmiargli la vita intercedendo presso chi di dovere.

Ma erano tempi di ghigliottina.

Il rosso del sangue, dell’adulterio, del furore politico, contro il nero dell’abito talare, della morte, dei sentimenti ostili e invidiosi. Tutto è presente in un libro da rileggere a distanza di anni, trattenendo la commozione per la psicologia descritta minuziosamente nei personaggi.

Nulla è tralasciato. C’è l’amore, la gelosia, la ripicca di Madame de Renal, con il coraggio di sputtanarsi agli occhi di tutti quando ormai non converrebbe più. Il furore giovanile, la rottura delle barriere sociali e la devozione della signorina Mathilde. La brama di conquista, l’innamoramento, la strafottenza, il senso eroico della vita di Julien Sorel.

Stendhal ha operato un quadro psicologico nei suoi personaggi mostrandoli nella loro umanità o debolezza, così come nella loro grandezza.

Si fa fatica a non parteggiare per la signora Renal, colpita dal destino tragico del suo giovane amante. O a non parteggiare per la marchesina Mathilde, innamorata e devota alla testa del suo bel Julien. O a non provare ammirazione per il carattere e la dignità dell’antico precettore conquistatore di cuori femminili.

Quelle oltre cinquecento pagine scivolano via meglio delle noccioline che vengono servite col Campari, una via l’altra.

Stendhal ha scritto davvero un romanzone coi fiocchi.

Chapeau!

Recensione di Sandro Salerno