Il ruolo economico dello stato

Autore: Stiglitz Joseph

Editore: Il Mulino

Autore della recensione: Giacomo Robutti

 

Recensione

Questo libro, che riporta la relazione esposta dall’autore in un convegno organizzato in occasione del pensionamento di un influente banchiere, compendia la visione sviluppata fino alla fine degli anni ’80 dagli economisti liberali progressisti a riguardo del ruolo economico dello Stato.

Questa ricapitolazione delle dottrine liberali progressiste, esposta nel 1989, ovvero allo sgretolarsi dell’impero sovietico, assume il senso di una orgogliosa rivendicazione della plausibilità scientifica di una tradizione che riconosce allo Stato un ruolo centrale anche in un’economia di mercato: la disgregazione dell’URSS dimostra la strutturale inefficienza dell’economia socialista, ma non anche la bontà delle teorie monetariste e neo neoclassiche che invocano la compressione dello Stato fino a renderlo “minimo”.

L’autore, premio Nobel per l’economia per l’anno 2001, illustra, accettandole, le strutturali deficienze dello Stato come agente economico. È particolarmente convincente, ad esempio, una delle ragioni che vengono addotte per spiegare la frequente scarsa qualità delle classi politiche degli Stati democratici, che inficia la qualità delle decisioni politiche di questi regimi. Una simile modestia è in parte dovuta alla superficialità delle scelte degli elettori che, non internalizzando tutti i benefici della buona amministrazione, non hanno sufficienti incentivi a spendere risorse e tempo per esprimere un voto ben ponderato. Le politiche redistributive sono poi spesso inefficienti, “catturate”, come sono, da gruppi di interessi influenti che, meglio di altri, riescono a farsi “passare” per bisognosi di aiuto. Ancora, la mancanza della pressione della concorrenza fa sì che gli apparati pubblici siano più inclini di quelli privati ad essere ridotti al servizio di chi vi è impiegato, più che al servizio della collettività. Tuttavia lo Stato, che si qualifica come unica organizzazione che può imporre unilateralmente obblighi, primo fra tutti quello di appartenervi, ha alcune caratteristiche positive che lo rendono efficiente nella correzione dei fallimenti del mercato: lo Stato dispone del potere di tassare, di proibire, di punire, con cui può disincentivare i comportamenti inefficienti. Inoltre, poiché è un’organizzazione già esistente, può più economicamente di altre organizzazioni costituite ad hoc, permettere ai consociati di collaborare, ove ci si trovi di fronte a problemi economici per il superamento dei quali sia necessario adottare soluzioni cooperative (funzione di riduzione dei costi transattivi – i più appassionati avranno colto il rimando al teorema di Coase).

L’analisi delle regolarità economiche che si riscontrano nelle attività pubbliche e private suggerisce alcune modalità con cui plasmare l’intervento pubblico nell’economia, affinché esso sia più efficiente. È inaspettato che Stiglitz avanzi, tra le modalità preferibili di intervento, la decentralizzazione. Decentralizzare l’intervento pubblico può essere un’intelligente risposta alla necessità di sottoporre alla concorrenza le strutture pubbliche che erogano servizi. Infatti le diverse strutture decentrate che eroghino il medesimo servizio possono essere agevolmente confrontate nei loro risultati.

Il libro offre un ampio apparato di strumenti analitici, escogitati dalla scienza economica, per valutare l’efficienza dell’intervento dello Stato nell’esercitare una funzione economica. Farli propri permette di formarsi opinioni più consapevoli rispetto a problemi, quali la gestione dei servizi pubblici locali, che sono di scottante attualità, ma sono dibattuti spesso sulla base di posizioni preconcette e ideologiche.

Recensione di Giacomo Robutti